Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 2 Aprile 2020 18:07

Sequestrate due serre e 50 piante di marijuana: un angolo di Jamaica ad Aosta

Aosta - Indagine della Guardia di finanza sulla coltivazione abusiva di stupefacente, in un garage e in un alloggio. Denunciate quattro persone, tra i 23 e i 25 anni. Tre di loro detenevano “canapa light”, cioè legale, ma senza rispettare le norme sulla tracciabilità.

Le piante sequestrate.Le piante sequestrate

I finanzieri coinvolti nelle indagini, che andavano avanti già da qualche tempo, ne erano convinti, ma quando sono entrati in azione ieri, mercoledì 1° aprile, hanno raggiunto la certezza che il condominio su cui avevano messo gli occhi ricordasse la Jamaica più che Borgnalle di Aosta. Scattato il “blitz” in un garage e varie perquisizioni domestiche, sono infatti state sequestrate circa 50 piante di Marijuana in due serre artigianali, un etto di stupefacente già secco e pronto per il consumo ed oltre quindici chili di “marijuana light”, detenuta però in modo irregolare. In tutto, quattro persone (tra i 23 e i 25 anni) sono state denunciate dai militari del Gruppo Aosta della Guardia di finanza.

Le “Fiamme Gialle” comandate dal tenente colonnello Francesco Caracciolo stavano monitorando sia gli spostamenti attorno al box in cui sospettavano si trovasse la coltivazione abusiva, sia i relativi consumi di energia elettrica e di acqua. Ieri, vista avvicinarsi una persona, sono entrati in azione: “l’interno del locale era stato completamente allestito a serra ‘fai da te’” fanno sapere dal comando di via Clavalité, “con tanto di lampade alogene e plafoniere al led per calore ed illuminazione, ventola per il ricircolo dell’aria, trasformatore e timer”. Un impianto installato per “curare” nove piante già invasate “ed alte più di un metro”, nonché “altre trentatré piantine fresche di semina e contenute in vasetti”.

I militari si sono quindi spostati a casa del proprietario del garage, perquisendola e rinvenendo un altro etto di marijuana già essiccata e pronta all’uso. Nell’appartamento erano presenti altri due ragazzi, uno dei quali con “piccoli precedenti per consumo di sostanze stupefacenti”, ed è estendendo i controlli che i militari hanno incrementato il risultato dell’operazione. Al domicilio di uno, in un guardaroba, era celata una seconda serra, contenente una decina di piante avviate per la coltivazione.

Inoltre, sono state trovate “un centinaio di confezioni di canapa legale ed oltre due chili e mezzo di infiorescenze di marijuana custodite in otto grandi sacchi di plastica”. Il diretto interessato si è giustificato dichiarando che si trattasse di canapa legale, “oggetto” dell’attività di una società di cui era parte con altre persone. Agli accertamenti dei finanzieri, tuttavia, la ditta (che operava online) è risultata ormai inattiva e “il possesso di tale sostanza è soggetto a rigorose norme di tracciabilità delle sementi e del prodotto della coltivazione”, elementi che il sospettato “non ha saputo dimostrare”.

La giornata dei finanzieri al ritmo di Bob Marley è quindi continuata nell’alloggio di un secondo socio dell’attività, ove sono stati individuati “sette sacchi contenenti canapa sativa, per un peso totale di tredici chili e mezzo circa, poco meno di 500 confezioni da un grammo del medesimo prodotto, nonché un sacchetto con circa dieci grammi di marijuana”. Il terzo partner dell’azienda, infine, è stato oggetto di controllo oggi, giovedì 2 aprile, ed anche da lui sono stati trovati due bustoni di “Marijuana light”, con appena meno di quattro chili di prodotto, da poco portati al comando “Luboz”, per gli atti del caso.

Tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro e gli interessati denunciati, su parere conforme del pm in turno, Francesco Pizzato. Per le norme in vigore, infatti, le infiorescenze di canapa non “possono essere contenute in confezioni anonime o prive di indicazioni commerciali” ed, inoltre, al coltivatore “è fatto obbligo di conservare idonea documentazione che possa testimoniare la provenienza e la tipologia delle sementi utilizzate per la coltivazione”. Insomma, per i coinvolti – che non hanno prodotto documentazione, fatture, né cartellini dei semi – tornando alla Jamaica ed al leader storico dei The Wailers, su “no woman” non ci permettiamo di azzardarci, ma “no cry”, visto il procedimento avviato, non è proprio detto.

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