“Chinmoku no mori”, ritrovare la comunione con la natura attraverso l’arte

La mostra "Chinmoku no mori", di Leonardo Sinopoli, Bianca Carlino, Alessandro Cimma e a cura di Hugo Weber, è stata inaugurata ieri (lunedì 10 ottobre) ed è visitabile presso l'Hotel des États fino a domenica 13 novembre.
Chinmoku no mori Leonardo Sinopoli Bianca carlino Alessandro Cimma copia
Cultura

Ritrovare la comunione con la natura, quel legame che ci permette di sentirci parte di essa senza però mai volerne fare da padrone in un momento in cui i danni che l’uomo ha inflitto alla terra, sono ormai irreversibili. Ritrovare il silenzio, i ritmi e l’energia del mondo vivo e pulsante che ci circonda attraverso il corpo, le parole e le immagini. Sono i presupposti di “Chinmoku no mori – La foresta del silenzio”, il progetto artistico di Leonardo Sinopoli, Bianca Carlino, Alessandro Cimma e a cura di Hugo Weber, inaugurata nella serata di ieri, lunedì 10 ottobre all’Hôtel des États di Aosta e che rimarrà in esposizione fino a domenica 13 novembre.

“Questa mostra è il frutto di due anni di lavoro, ricerca e attuazione. Un progetto artistico condiviso che abbiamo costruito insieme, unendo i nostri linguaggi tra antropologia, performance e fotografia” racconta Sinopoli all’entrata dell’esposizione. “L’idea è quella di parlare del cambiamento climatico dal punto di vista della Terra cercando di cambiare prospettiva e di riconnetterci alla natura. Per farlo abbiamo passato cinque giorni in completo silenzio nella casa dei miei nonni a Pila, senza tecnologia, noi tre insieme” aggiunge Carlino. “Il risultato che vedete ora è un lavoro costruito insieme proprio in quei giorni in cui io scattavo, Leo ballava e Bianca scriveva” conclude Cimma.

“Chinmoku no mori” comprende anche una performance rituale con la partecipazione di Davide Ballisai, Laura Tutolo, Giuseppe Fidone e Jacopo Aglietta, tra movimenti, voce e musica. Durante il periodo di esposizione si potrà assistere ad altri momenti di performance dal vivo, mentre lo spazio rimarrà sempre a disposizione del pubblico per lasciare ai visitatori la possibilità di creare il loro rito condiviso e interattivo. Il progetto è stato finanziato dal comune di Aosta.

CHINMOKU NO MORI (foto di Alessandro Cimma)
CHINMOKU NO MORI (foto di Alessandro Cimma)

La casa

La vita nel silenzio del bosco scorre lenta come il sole nel cielo, ma per riscoprire questa connessione bisogna prima ritrovare se stessi. E quale modo migliore di ritornare nella casa della propria infanzia? Un luogo che sa di legno e di fumo, di nuovo e di vecchio. Un ritorno familiare, eppure così lontano dalla vita di tutti i giorni, l’unica cosa che da forma al tempo sono gli sguardi e le idee che si incrociano.

CHINMOKU NO MORI (foto di Alessandro Cimma)
CHINMOKU NO MORI (foto di Alessandro Cimma)

La foresta del silenzio

Ogni mattina si va alla cascata. È marzo e l’acqua è ancora ghiacciata. Ogni mattina Leonardo, Bianca e Alessandro si svegliano con un bagno gelido spogliandosi degli abiti di tutti i giorni, sdraiati sulle rocce nude, ascoltano il sussurro del bosco. Il corpo di Leonardo segue il ritmo delle gocce sulle pietre, poi del vento, del sole, fino a perdersi tra le fiamme di un fuoco notturno. Cinque giorni di silenzio: fotografie, movimento e parole scritte.

CHINMOKU NO MORI (foto di Alessandro Cimma)
CHINMOKU NO MORI (foto di Alessandro Cimma)

Il rito

“Fase vitale per quelle comunità che hanno come casa l’ecosistema e sono coinquiline del non umano”, il rito diventa comunicazione. Ogni sera, attorno al fuoco i corpi si muovono in una performance che diventa rito artistico in cui “abbiamo deciso di far parlare i nostri corpi unendoli al doloroso grido della terra” (dal diario di bordo di Banca Carlino). La mostra ripercorre passo dopo passo il percorso esperienziale degli artisti elaborando l’idea del silenzio, per poi passare a quella di condivisione e comunione con il non umano, fino ad arrivare al rito che si esprime in uno spazio performativo.

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