È stato presentato il dossier di candidatura di Aosta a Capitale della cultura

L'investimento, da qui al 2025, sarà di 3,5 milioni di euro, oltre ai fondi che l'Amministrazione si è impegnata a reperire da tutti i canali di finanziamento possibili. Cinque i temi per la candidatura a Capitale italiana della cultura 2025, guardando all'Aosta del futuro. In attesa della "short list" di dieci città che verrà definita dal Ministero il 15 novembre.
Piazza Chanoux, Aosta
Cultura

Prima l’annuncio in Consiglio comunale – a seguito di un ordine del giorno di Renaissance approvato all’unanimità -, poi la serie di incontri, uno dei quali con gli operatori culturali, ed oggi l’atto finale: Aosta ha presentato ufficialmente il suo dossier di candidatura a Capitale italiana della cultura 2025.

Atto finale, in realtà, che altro non è se non quello iniziale. In un percorso che, anzitutto, porta al 15 novembre, giorno in cui delle sedici città candidate – Aosta compresa – resteranno solamente le dieci finaliste, in una short list che andrà dritta alle audizioni del 20 dicembre direttamente al Ministero della cultura.

Ma il lavoro al dossier vorrebbe andare oltre, anche nel caso la candidatura non andasse a buon fine.

Presentando il documento, l’assessore alla Cultura Samuele Tedesco ha spiegato: “Abbiamo incontrato chi questo percorso l’ha già fatto come il sindaco di Procida e quello di Pesaro, venuto qui venuto a sostenere la nostra candidatura. L’elemento principale del dossier è quello di non voler essere autoreferenziali. Nel 2025 ricorreranno i 2050 anni di Aosta, ma non vogliamo celebrare il passato quanto la città del futuro. A partire da oggi comincerà il coinvolgimento della popolazione con due progetti: le foto realizzate dallo studio Arnica, presenti nel dossier, che si legano perfettamente ai cinque temi della candidatura e la ‘Città plurale’, con Aosta ad essere ‘tappezzata’ negli spazi di affissione delle persone che la vivono, diventando loro stesse il volto della candidatura”.

I cinque temi della candidatura

La presentazione del dossier di Aosta capitale italiana della cultura 2025. Da sx Di Pietro, Nuti e Tedesco
La presentazione del dossier di Aosta capitale italiana della cultura 2025. Da sx Di Pietro, Nuti e Tedesco

A spiegare il dossier nel contenuto è Linda Di Pietro, manager culturale e direttrice del centro BASE Milano: “Nella prima parte si racconta stato dell’arte, cos’è Aosta, la Valle, quali siano le sue tipicità. Perché Aosta può essere la capitale italiana della cultura? Abbiamo provato a rispondere dicendo che siamo una narrazione diversa del transfrontaliero, che è sempre stata un crocevia, che parla tante lingue e racconta di tante culture. E che racconta diversi ecosistemi che rappresenta: quello urbano e alpino, racconta come dialogano, la fragilità di questo incontro, la sua sostenibilità e come Aosta ha mantenuto questo equilibrio e come vuole farlo in futuro”.

Nel dettaglio, Di Pietro parla degli “assi” sui quali il dossier si muove: “Questa candidatura si inserisce in un quadro strategico nel quale la città già vive. Abbiamo provato a riassumere le sfide e la città del futuro. Il primo tema è il patrimonio plurale, una città dai tanti passati e dagli infiniti futuri. Il secondo è l’innovazione plurale che parla di di impresa, anche quella artigiana, di design. Parla di come il saper fare che ci portiamo dietro diventa contemporaneo. Il terzo tema è quello del paesaggio e l’ecosistema plurale, le due grandi sfide mondiali e non solo di Aosta”.

E ancora: “Il quarto tema è quello dell’accessibilità di una città della cura e della sfida, attenta agli ultimo, e che pianifica tutti i suoi progetti culturali a partire dai più fragili. Il quinto è quello della comunità plurale, che significa essere cellula e crocevia, autonomia ma all’interno di reti nazionali e dal respiro internazionale. E Aosta è l’unica candidata in un territorio transfrontaliero tra tutte le altre”. “Unica città di montagna a partecipare”, aggiunge.

Un investimento oltre la candidatura

Il sindaco Gianni Nuti spiega come tutte le iniziative culturali si muoveranno nella direzione di Aosta 2025. Sul piatto ci sono 3,5 milioni di euro – il costo totale stimato per quanto in progetto da realizzare -, cui si aggiungerebbe l’eventuale milione in caso di vittoria.

“Partiamo da investimenti di cui siamo principali attori – ha detto -. Orienteremo tutti le nostre politiche culturali nella direzione indicata dal dossier a prescindere dalla vittoria, da qui al 2025, cercando di investire gradualmente con fondi nostri e con il reperimento di risorse extraregionali ovunque sia possibile, come fatto in questi due anni”.

“Per noi è una sfida piuttosto onerosa per l’impegno profuso – ha aggiunto Nuti -, e lo sapevamo in partenza. Ma abbiamo la consapevolezza che il processo valga indipendentemente dal risultato. Contiamo di arrivare almeno nella short list, per presentare poi un evento per far capire che ci crediamo e che viviamo questa candidatura con passione. Non solo, è la dimostrazione di un progetto che vuole la cultura come strumento di promozione, anche economica. Questa per me è la politica: fare scelte di campo. E fondare il futuro dei cittadini sullo sviluppo della cultura è quello che scegliamo”.

Anche con qualche dato più tangibile: “Il sindaco di Procida ci ha raccontato che nei primi quattro mesi dell’anno, da Capitale della cultura, hanno avuto un numero di visite pari a quelle di tutto l’anno. Un investimento di 3,5 milioni rispetto all’impatto, anche turistico, al di là del clima che si potrà respirare in città, vale la pena. Abbiamo costruito una serie di reti esterne che proseguiranno al di là della candidatura, e che vogliamo capitalizzare”, ha detto ancora Nuti.

Il posto delle Unités ed lo scambio con la città

Il sindaco di Aosta l’aveva già spiegato all’assemblea Celva dello scorso 23 agosto. Gli Enti locali sono una delle “chiavi” della candidatura, cercando un reciproco vantaggio.

Oggi, in conferenza stampa, è sceso in qualche dettaglio ulteriore: “Abbiamo coinvolto le Unité che saranno protagoniste in città per un mese a testa. Siamo fatti di micoroculture che vanno fatte risuonare con eventi sul luogo ed eventi ad Aosta. Ed è molto importante ci sia questa circolarità. Si vuole far sì che chi viene in Valle consideri Aosta come una tappa obbligata. Alcuni turisti hanno una seconda casa e in città non hanno mai messo piede. Aosta deve invece essere un luogo dove risuona il territorio, ed il riverbero deve arrivare dalla città anche ai luoghi più periferici”.

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