Cultura e spettacolo di Alessandra Borre |

Ultima modifica: 17 Dicembre 2018 10:31

Gli scatti di Ismail Fayad acquisiti dal comune di Modena

Le immagini di Belgrado del giovane di Pollein recentemente sono andate ad arricchire gli archivi della Galleria Civica della città emiliana.

Ismail FayadIsmail Fayad

La fotografia alla base è certamente tecnica, ma senza talento è difficile che possa trasmettere un sentimento o diventare uno strumento efficace per documentare, e denunciare, situazioni ed epoche storiche. Ismail Fayad non è un fotografo, è un giovane professore italo-siriano, da anni in Valle d’Aosta. Definire Ismail semplicemente attraverso la sua professione potrebbe però nascondere la grande passione e la bravura di questo giovane valdostano per la fotografia, specialmente da alcune zone delicate dal punto di vista geoculturale.

I suoi scatti, delicati e potenti al tempo stesso, sono stati notati fuori Valle e il Comune di Modena, per la Raccolta di Fotografia della Galleria Civica, attualmente gestita da Fondazione Modena Arti Visive, ne ha chiesto l’acquisizione.

Ismail Fayad
Foto di Ismail Fayad

Così il viaggio di Ismail a Belgrado entra a far parte dell’archivio della galleria modenese: “Sono partito per la Serbia nel febbraio 2017, nel periodo in cui l’Ungheria aveva chiuso le sue frontiere e i migranti che fino a poco tempo prima transitavano più o meno liberamente attraverso la rotta balcanica si erano ritrovati bloccati a Belgrado”. Fayad potrebbe essere un esempio delle nuove generazioni che rifiutano un’Europa ripiegata su se stessa e sono pronte a scendere sul campo per rendersi conto di persona del corso della storia e per potersi rimboccare le maniche:

“Nella capitale la situazione era molto difficile, con alcune migliaia di persone, in larga parte pakistani e afghani ma anche siriani, iracheni e palestinesi e quasi tutti tra i 15 e i 25 anni, abbandonate a loro stesse per strada, senza alcuna assistenza da parte delle autorità. Proprio per questo decine di volontari da un po’ tutto il mondo avevano fatto avanti e indietro per Belgrado sin dall’inizio dell’inverno, e tra questi vi erano i ragazzi di “Hot Food Idomeni“, una cucina di campo con cui avevo già lavorato un annetto prima proprio nel campo di Idomeni al confine greco-macedone”.

Partire, aiutare e capire perché la Vecchia Europa decida di chiudere le frontiere e in qualche modo dimenticare anche il suo passato fatto di immigrazione e momenti storici tesi e difficili: “Sono andato in Serbia per tornare a lavorare con loro e per un mese e mezzo circa, con un piccolo gruppetto di volontari, abbiamo cucinato 2000 pasti al giorno per i migranti accampati nella vecchia stazione dei treni di Belgrado. Nel poco tempo libero scattavo foto ai ragazzi conosciuti e al contesto in cui ci trovavamo a lavorare e a vivere, in particolar modo ne avevo scattate alcune che ritraevano un gruppo di ragazzi con cui avevo legato particolarmente, ritratti nel buio completo che avvolgeva il campo della stazione, privo di acqua, corrente elettrica e ovviamente gas, illuminati solamente dalla luce del mio cellulare”.

Le fotografie di Ismail trasudano umanità e difficoltà e sono uno strumento molto potente di riflessione e spesso anche di denuncia nei confronti di un atteggiamento quotidiano che rende molte persone complici di tutto quello che l’Europa non vuole vedere nelle sue totalità e complessità.

Gli scatti, fatti in condizioni non semplici e in momenti delicati, iniziano a circolare e  a interessare e far parlare: “Le immagini sono piaciute a due amici, Roberta Biagiarelli, attrice e scrittrice, e Luigi Ottani, fotografo documentarista, con cui ho collaborato 3 anni fa alla stesura di “Dal Libro dell’Esodo” – edito da Piemme (ndr) -. Entrambi sono della zona di Modena e mi hanno quindi proposto di esporre le foto in una piccola galleria in centro città, il Consorzio Creativo, e da lì è nata l’acquisizione da parte del Comune”.

C’è un po’ di Valle d’Aosta in centro Italia, ma soprattutto nelle zone dove uno dei capitoli più tristi e difficili dell’Europa in crisi sta andando in scena, vecchio continente che però riesce anche a trovare in ragazzi come Ismail una speranza per un futuro migliore.

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