Paolo Crepet al Forte di Bard: riprendersi l’anima nell’era dell’intelligenza artificiale

Attraverso un monologo teatrale, Paolo Crepet riflette sulla società contemporanea alle prese con il conformismo digitale, la dipendenza tecnologica e la perdita di senso critico. Ieri sera, venerdì 31 luglio, al Forte di Bard.
Paolo Crepet al Forte di Bard Foto Alice Dufour
Cultura

Perché dare ai bambini uno schermo al posto di una matita? I bambini devono poter disegnare e i grandi devono poter chiedere loro cosa avete disegnato oggi. Con un intenso monologo teatrale, Paolo Crepet invita il pubblico a riscoprire la propria identità più autentica. Ieri sera, venerdì 31 luglio, lo psichiatra e saggista è stato protagonista della sezione “Incontri” della rassegna “Estate al Forte di Bard 2026”.

Crepet porta in scena Riprendersi l’Anima, che è anche il titolo del suo ultimo libro in cui alterna – come sul palco allestito in Piazza d’Armi – riflessioni, ricordi personali e storie vissute. Pensieri che ruotano intorno alla società contemporanea, alle prese con il conformismo digitale, la dipendenza tecnologica e la perdita di senso critico.

Insieme, ma soli

Dodici ore al giorno di scroll. “E questa non la chiamate tossicodipendenza?” domanda in tono provocatorio Crepet. “Di tossicodipendenti ne ho conosciuti, nella clinica dove mi sono specializzato. Vi posso testimoniare che non erano così dipendenti perché, oltre a bucarsi, nel corso della giornata facevano anche altro”.

E scrollando lo smartphone siamo “insieme, ma soli”. Crepet cita Sherry Turkle, autrice del libro Alone Together, che analizza il modo in cui tecnologia e social media ci lasciano soli pur facendoci sentire connessi in una società in cui ci si aspetta sempre di più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri.

“La solitudine non è così male. A volte, mi piace stare solo” racconta Crepet che spiega l’importante distinzione tra solitudine e isolamento. Mentre la prima può essere piacevole, il secondo può diventare un problema. Sempre più frequentemente, infatti, nella società contemporanea, l’uso eccessivo degli smartphone porta le persone a isolarsi anche quando ci si trova in mezzo agli altri.

Crepet ama chiacchierare. Parla davanti alle osterie, di fronte alle edicole, nelle botteghe. Posti che la gente non frequenta più perché ci facciamo recapitare a casa dai colossi dell’e-commerce anche solo “una zip o un lucidalabbra”. I rapporti interpersonali si impoveriscono. A vent’anni non si fa più l’amore, con il paradosso dell’essere circondati “dal sesso e da immagini sexy ovunque”. Crepet osserva come mentre aumentano le vendite degli smartphone, la fertilità diminuisce.

L’intelligenza artificiale: un meccanismo che ti risponde ventiquattr’ore su ventiquattro la cosa che vorresti sentirti dire.

“Credo che l’intelligenza artificiale sia gelosa dell’intelligenza umana”. Crepet racconta di una ragazza col mal d’amore che tenta di risolvere i problemi di cuore interrogando l’intelligenza artificiale. “Mi ha detto: vedrai che torna. Non insistere troppo e non fare l’errore di andare con il primo che passa”. Crepet analizza: “è un meccanismo che ti risponde ventiquattr’ore su ventiquattro la cosa che vorresti sentirti dire. Questa però non è amicizia”. A volte è necessario “fare i conti con i propri fantasmi”, provare senso di inadeguatezza e frustrazione “perché aiuta a crescere”. La stessa frustrazione che provano i bambini quando giocando a nascondino vengono scoperti perché hanno scelto una siepe troppo corta o un tronco d’albero troppo sottile.

Quando senti il rumore delle bombe, cosa metti in valigia? L’essenziale.

Alle dieci di sera pioggia e vento interrompono l’atmosfera di Piazza d’Armi. Il pubblico cerca riparo sotto ai portici. Dopo venti minuti dall’inizio del temporale, Crepet è costretto a terminare il suo monologo sulle note di The Times They Are A-Changin’. Brano di Bob Dylan che invita a riflettere su noi stessi e sui tempi difficili che stiamo vivendo.
“Una donna di Teheran mi ha chiesto se so cosa vuol dire fare una valigia in pochi minuti. Quando senti il rumore delle bombe e devi preparare la borsa per fuggire cosa porti con te? L’essenziale: i ricordi, le emozioni”.

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