Sono circa 200 i lavoratori occupati nelle varie aziende dell’indotto della Cogne Acciai Speciali il cui futuro rischia di essere particolarmente difficile. L’allarme è lanciato in una nota unitaria delle segreterie regionali dei sindacati di categoria Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Savt-Met e Uilm in cui si esprime “forte preoccupazione per le numerose aziende, anche artigiane che operano per la Cas e che si vedono costrette a far ricorso alla cassa integrazione ordinaria a partire dal mese di marzo". Criticità e problemi che toccano in particolare gli occupati stranieri che già sono sottoposti a “difficoltà specifiche legate alla loro condizione". La crisi del settore siderurgico rischia dunque di mettere in ginocchio tutto l’indotto della CAS.
Il bacino di piccole e medie aziende che fanno riferimento alla CAS sono una quindicina in Valle, e quelle per cui il futuro è maggiormente “nero” e pieno di incognite sono quelle che non possono nemmeno fare ricorso alla cassa integrazione ordinaria, perché con numeri troppo piccoli, e che devono quindi ricorrere alla cosiddetta cassa in deroga, con fondi gestiti direttamente dalle Regioni. Riccardo Borbey del Savt-Met parla di circa 20 pratiche per la cassa in deroga già avviate. Le quattro sigle sindacali alla luce di questo quadro chiedono "la massima attenzione da parte delle istituzioni regionali, anche sotto il profilo del sostegno finanziario".
I sindacati chiedono alla Cogne Acciai Speciali che "si impegni positivamente affinché i rapporti con le ditte appaltatrici abbiano un futuro e, pur in questa critica situazione, non si interrompano del tutto per evitare conseguenze traumatiche per un settore che è sempre stato importante nel tessuto industriale della città di Aosta". Per quanto riguarda in particolare la CAS sono circa 600 gli operai che dal mese di dicembre sono in cassa integrazione a rotazione per 13 settimane, con una proroga di ulteriori tre mesi. Personale tecnici e amministrativo è invece sottoposto alla settimana “corta”.
