La guerra in Iran comincia a spaventare. Confindustria: “Impatterà da qui a poco sull’economia reale”

Nelle previsioni del terzo trimestre 2026 il sistema regge, ma la situazione geopolitica preoccupa: "Bisogna continuare a fare impresa. Ma non posso negare che per la prima volta siamo spaventati”, ha detto il presidente di Confindustria VdA Francesco Turcato.
La presentazione dei dati del primo trimestre 2026 di Confindustria. Al centro, il presidente Turcato
Economia

La crisi iraniana impatta sulle previsioni delle imprese valdostane nel secondo trimestre del 2026. Maniera più “dritta” per dirlo, per Confindustria Valle d’Aosta, non c’era.

Anzi sì, come ha spiegato il presidente Francesco Turcato: “La nostra regione continua a reggere nonostante l’inversione, a tutti gli effetti, ci sia. L’impatto della guerra in Iran c’è, e si è capito da subito che non sarebbe finita in poco tempo. Vuoi anche perché presidente degli Stati Uniti ci sorprende ogni giorno. La preoccupazione degli industriali è che la guerra continui, e che la chiusura dello stretto di Hormuz, dove transita un quinto delle merci mondiali, impatterà da qui a poco sull’economia reale”.

I dati previsionali del secondo trimestre 2026

Come detto, l’influenza della situazione geopolitica non è ancora forte e chiaro. Ma i segnali ci sono tutti. Nel dettaglio – ha detto Margherita Henry, responsabile dell’ufficio studi di Confindustria Valle d’Aosta – “le previsioni occupazionali delle imprese valdostane registrano un saldo ottimisti-pessimisti del +14,58 per cento, in calo rispetto all’ottimismo del trimestre precedente che registrava un +20 per cento”.

“Si mantiene buono il dato relativo alla Cassa Integrazione Guadagni dove il totale delle aziende partecipanti all’indagine risponde che non ricorrerà a questo strumento – ha aggiunto -. Il saldo ottimisti-pessimisti sulle previsioni produttive si attesta ad un +15,91 per cento, in linea con il trimestre precedente”. Diverso, invece, il dato sui nuovi ordinativi che “subisce invece un cambio di rotta registrando una significativa riduzione del saldo, il +9,09 per cento, rispetto al picco del trimestre precedente del +23,26 per cento”.

“Nell’insieme la maggior parte delle aziende, quasi il 70 per cento, dichiara un andamento costante sull’export – ha proseguito Henry -. Guardando invece alle imprese del settore manifatturiero si registra una contrazione del saldo ottimisti-pessimisti del +5,88 per cento rispetto al precedente trimestre che registrava un +23,08 per cento”.

Aumentano le aziende che possiedono un carnet ordini sufficiente per meno di un mese – che passano dal 14,29 per cento al 34,29 per cento -, mentre il 20 per cento dichiara un ordinativo sufficiente da uno a tre mesi. Rimangono invece costanti gli ordini con visibilità oltre i tre mesi (45,71 per cento). Le aziende dichiarano un andamento costante rispetto al trimestre precedente sia sugli investimenti per ampliamenti (dal +33,33 per cento a un +34,21 per cento), sia per quanto riguarda gli investimenti per sostituzioni.

In particolare, crescono negli investimenti per sostituzioni nel settore manifatturiero (da +18,75 per cento a +33,33 per cento), mentre sale anche il tasso di utilizzo impianti dove si rileva un +75,15 per cento (rispetto al +71,52% del trimestre precedente). La media complessiva dei tempi di pagamento è di 54 giorni e di 61 giorni per la pubblica amministrazione (rispettivamente di 53 e 51 giorni nel trimestre precedente) e peggiora il dato sui tempi di incasso, dove il 41 per cento rileva un ritardo negli incassi rispetto al 24 per cento del trimestre scorso.

Una questione globale

Dati che, però, fotografano il “qui e ora”. Per il resto, le incognite sono molte: “Ci troviamo in un momento molto particolare – ha detto ancora il presidente Turcato -. È il momento in cui l’Europa deve fare l’Europa, abbiamo bisogno di risposte in tempi rapidi. Il sistema industriale, se non supportato, può collassare. L’impatto sull’economia reale avrà ripercussioni che andranno avanti nel 2026 e credo anche sul 2027. E la guerra non farà che peggiorare questi dati, anche perché si parla già di lockdown energetico, di Dad a scuola. E chiudere temporaneamente sistema industriale UE sarebbe una debacle totale. Arrivavamo già da momento complicato, con l’automotive ed il sistema industriale in difficoltà. E la guerra in Iran non ha fatto altro che acuire questi problemi”.

Non solo: “L’imprenditore può fare sua parte, ma oggi la partita è in mano ad altri, ovvero i governanti dei vari paesi – sempre Turcato -. Oggi affrontiamo una ‘tempesta’ che, mi auguro possa trovare soluzioni adeguate. Gli imprenditori restano ottimisti, ma per la prima volta anch’io sono preoccupato. Oggi presentiamo il quadro dell’economia che stiamo fotografando in Valle d’Aosta, ma i dati confermano che, anche qui, e nonostante l’ottimismo, cominciamo ad avere riscontri negativi. Fermo restando problemi che la Valle porta con sé da anni, come per le infrastrutture”.

Anche perché, ha chiuso il Presidente degli industriali, “negli anni post Covid stiamo affrontando di tutto. Ma una criticità così importante, a memoria, non la ricordo. Anche perché durante la pandemia eravamo tutti nella stessa barca, ma ora stanno andando tutti in direzioni diverse. Bisogna continuare a fare impresa. Ma non posso negare che per la prima volta siamo spaventati”.

L’aeroporto? Per ora, l’aumento del carburante ha un impatto relativo

Da sx: Margherita Henry, il presidente Turcato e Giovanni Pellizzeri
Da sx: Margherita Henry, il presidente Turcato e Giovanni Pellizzeri

Legato a tutto questo, il prezzo dei carburanti è alle stelle. Questione che, al momento, non mette in particolare difficoltà l’aeroporto “Corrado Gex” di Aosta, come ha spiegato Giovanni Pellizzeri, presidente di Avda spa ma anche – dallo scorso ottobre – alla guida del Comitato piccola industria di Confindustria.

“Ad oggi non abbiamo problemi di rifornimento – ha detto -. Il fornitore dell’aeroporto è Air Bp. Siamo piccoli, non abbiamo flussi esagerati, non dovremmo aver problemi neanche per la stagione estiva. Inoltre, avendo lì la base dell’elisoccorso, l’aeroporto rimane un luogo primario di fornitura, non dovremmo avere problemi. Ma da qui a qualche mese il quadro potrebbe cambiare, anche se al momento è tranquillo”.

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