Metano in Valle: la parola ai concessionari

Opinioni contrastanti tra i venditori di auto. Per qualcuno “rimanere senza distributori è uno sbaglio”, altri invece non hanno “mai creduto più di tanto in questo tipo di carburante”.
Economia

Dopo la rabbia degli automobilisti, la parola passa ai concessionari. La chiusura al pubblico dell’unico distributore a metano in Valle coinvolge in prima persona non soltanto i possessori di un veicolo alimentato a gas, ma anche i rivenditori di auto.  In un momento poco felice per il settore in generale – a livello nazionale, i dati del Ministero parlano di un 20% in meno nelle vendite complessive, nel mese di febbraio, rispetto allo scorso anno – in cui il mercato cerca di assestarsi dopo gli ultimi anni trainati dall’effetto incentivi, la notizia ha suscitato pareri contrastanti.

“Chiudere è uno sbaglio”
Pierre Noussan, Presidente della SICAV 2000, gruppo che gestisce la vendita di otto grandi case nazionali e internazionali, e che comprende anche i saloni Alternativa VdA, Autoprestige 4×4 e Auto Expert, non ha dubbi: “Si tratta di un grosso problema che va risolto. Non si può lasciare la regione senza distributori di metano, soprattutto per chi ha comprato un’auto, per i contributi regionali che sono stati spesi, per l’aspetto ecologico e non ultimo per la proposta turistica. Chiudere è uno sbaglio”. Secondo Noussan, il recente calo delle vendite non ha di certo giovato alla causa: “Gli acquisti di veicoli a metano si sono ridotti, per non dire azzerati, con la fine degli ecoincentivi. Siamo passati da dieci a una sola auto acquistata al mese. Anche perché senza sconti, l’investimento iniziale è superiore alle altre soluzioni”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, Pamela Marcoz della Opel Vedelago, aggiunge: “E’ vero, la richiesta di vetture ecologiche, in confronto al diesel, oggi è molto bassa. Il problema è che in Valle siamo rimasti indietro a causa dei buoni di benzina, mentre nel resto d’Italia gli eco-carburanti come il metano, ma soprattutto il Gpl, hanno avuto una maggiore diffusione tra chi voleva risparmiare”.

“Non è il carburante del futuro”
E’ di tutt’altro avviso Luigi La Rosa, dell’Ideal Car Peugeot: “Onestamente la questione non ci preoccupa. Abbiamo in listino un unico veicolo, un furgone che oltretutto è ormai arrivato a fine produzione: lo scorso anno ne abbiamo venduti solo una decina, soprattutto grazie agli incentivi. Insomma, non ho mai creduto più di tanto nel metano, penso che non sia il carburante del futuro”.

Un parere condiviso anche da Fabio Adorni, della Citroen Auto Mont Blanc: “Per quanto ci riguarda, su 500 macchine vendute all’anno, soltanto due o tre sono a metano, anche perché abbiamo solo due modelli in catalogo e la nostra casa sta investendo molto in un’altra direzione, cioè sull’elettrico”.
Strada intrapresa anche dalla Toyota, una delle prime a credere nelle potenzialità di un’auto ibrida (la Prius è del 1997) che si ricarica come un telefono. “Si tratta di una soluzione che permette di azzerare quasi totalmente le emissioni – spiega Fabio Tormena, dell’Autocenter di Saint-Christophe – contenendo al contempo anche i consumi. Quest’anno lanciamo diversi nuovi modelli che utilizzano questo sistema, mentre a listino non abbiamo auto a metano”.

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