Per uscire dalla crisi bisogna investire su ricerca e innovazione

In Italia il numero del personale dedicato a ricerca e sviluppo è basso: l'età media dei ricercatori è molto alta e la percentuale dei giovani ricercatori sotto i 35 anni molto bassa. Eppure la ricerca è l'unica strada per una competitività duratura.
Ennio Pastoret, assessore regionale alle Attività produttive
Economia
Per uscire dalla crisi economica le imprese valdostane dovranno provare ad avere più coraggio e capacità di investire, dovranno puntare sull'innovazione e la ricerca, allontanandosi dal quel, motivato, pessimismo che oggi tocca piccole e grandi imprese. Nessuna impresa, grande o piccola, è sfuggita alle ripercussioni della negativa congiutura economica che da mesi interessa il tessuto industriale ed economico e che sta, di consuenza, aumentando il numero dei ricorsi alla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, agli ammortizzatori sociali e il numero dei disoccupati italiani. Queste sono alcune delle riflessioni emerse venerdì 9 ottobre al centro congressi del Grand Hotel Billia di Saint-Vincent dove si sono confrontati i principali attori economici regionali e non, chiamati ad intervenire e dare indicazioni in merito al rilancio dello sviluppo industriale sul territorio valdostano: Amministrazione pubblica, imprese e privati, enti di formazione e Università.
 
L'occasione per farlo è stato il convegno del titolo "Oltre la crisi: scenari possibili nel settore industriale e ruolo dei territori. Le prospettive della Valle d'Aosta", organizzato dall'Assessorato delle attività produttive, che ha voluto creare un'occasione per ragionare sulle strategie del breve e medio termine che dovranno disegnare il nuovo modo di fare impresa sul territorio regionale e nazionale.
Monica Pirovano, Presidente di Confindustria Valle d'Aosta, ha presentato alla numerosa platea, il quadro economico valdostano alla luce delle indicazioni e previsioni dell'indagine previsionale di Confindustria del quarto trimestre 2009. La fotografia ha messo a fuoco diversi aspetti. Il pessimismo continua e la contrazione riguarda tutte i tipi di aziende. Dal mese di settembre si sono registrati i primi timidi segnali di ripresa, anche se questa avverrà molto gradualmente. Tra gli indicatori economici più importanti figurano gli ordini, per i quali ci sono attese positive per l'ultimo trimestre dell'anno, che trascinano dietro tutti gli altri fattori, soprattutto gli investimenti.  "Su questo fronte – ha precisato Pirovano –  sono mancati forse coraggio e possibilità sul fronte degli ampliamenti, mentre sono andati avanti gli investimenti per le sostituzioni dei macchinari, solo perché necessari". Il dato che rimane in costante cadura è il ricorso invece alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, che non sembra arrestarsi. L'occupazione, come sempre, paga maggiormente le conseguenze delle crisi.
"Ci troviamo in questo momento in una fase di crisi diversa, che obbliga a pensare in modo diverso – ha spiegato il presidente di Confindustria VdA –  Abbiamo toccato il fondo e resteranno a galla le imprese che si sono sapute e che sapranno reinventarsi e che hanno il coraggio di investire". Per evitare che il fenomeno continui è necessario che le imprese di indirizzino "verso nicchie di mercato e canali di distribuzione più capillari" e che si continui a fare "sinergia e sistema tra tutti gli attori del territorio, pubblici e privati", con un'attenzione privilegiata alla ricerca e all'innovazione e allo sviluppo di un fil rouge tra Università e mondo delle imprese "tema fondamentale – ha concluso Pirovano – è infatti migliorare la cultura di fare impresa partendo dai giovani".
"Il sistema Valle d'Aosta fin da subito ha messo in atto una serie di efficaci misure anticrisi con l'unanime coesione di tutte le forze politiche – ha precisato l'assessore regionale alle Attività produttive Ennio PastoretDi fronte alla crisi molte aziende hanno saputo tenere. È intenzione del Governo regionale continuare a fornire strumenti per sviluppare capacità e opportunità sul territorio, con un'attenzione particolare alle maestranze, il cui ruolo è fondamentale all'interno del processo di crescita delle aziende". Le linee strategiche della Regione puntano ora su una nuova progettualità e su nuove azioni  tra le quali figurano il Piano triennale delle Politiche del Lavoro, recentemente approvato dal Consiglio regionale, il nuovo Piano energetico, "che rappresenterà – ha precisato Pastoret – un volano importante e fondamentale per i futuri scenari imprenditoriali valdostani" e il Piano Triennale dell'Industria e Artigianato, che dovrà segnare nuove vie di sviluppo e il cui obiettivo "sarà quello di intensificare il significato delle economie locali in un sistema competitivo con prospettive strutturali capaci di tenere a lungo termine". Tra gli altri elementi fondamentali per questo processo di sviluppo Pastoret si è soffermato sull'importanza delle risorse umane che devono essere adeguate per un sistema competitivo efficace.
Proprio sul fronte del ruolo della ricerca e dei ricercatori, elemento più volte emerso nel corso della mattinata di lavori, il giornalista Marco Cattaneo, direttore della rivista Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, ha evidenziato la stagnazione dell'andamento della spesa complessiva tra pubblico e privato nella ricerca in Italia negli ultimi 30 anni rispetto al PIL. "In questi ultimi anni si assiste ad una timida crescita degli investimenti privati – ha precisato il giornalista – elemento questo positivo ed unica strada per una competitività duratura. Il problema italiano – ha però aggiunto Cattaneo – è il basso numero di personale dedicato alla ricerca e allo sviluppo: l'età media dei ricercatori è molto alta e la percentuale di giovani ricercatori sotto i 35 anni molto bassa. Siamo un Paese che sta ancora soffrendo della crisi e dobbiamo stare attenti a come e da dove ricominciare". Sara Bedin, referente della società Ambrosetti SpA, ha invece analizzato il sistema Valle d'Aosta e le relative strategie competitive per lo sviluppo, affermando come l'incapacità di progettare il futuro sia un grave handicap per le imprese "ecco perché – ha precisato Bedin – la crisi deve essere intesa anche come generatore di nuove capacità imprenditoriali. La ricerca per le imprese non è un lusso".

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