Citati per danni esistenziali dopo un nostro articolo: è un tentativo di truffa

Il nostro quotidiano Aostasera è stato citato in giudizio da due cittadini che dichiarano di aver subito manifestazioni psichico-esistenziali dopo un nostro articolo sull'obbligatorietà del Green Pass. Richiesta: 1000 euro. Il tutto si è rivelato un tentativo di truffa con furto di identità ai danni di un avvocato di Nuoro.
citazione aostasera
Editoriali

Il 7 agosto scorso la nostra società editoriale PiùPress, editore di Aostasera.it, riceve via PEC una citazione in giudizio. Non è la prima volta: il nostro giornale, come altre testate, riceve sempre più spesso querele o citazioni da parte di soggetti che si ritengono offesi o danneggiati per ciò che scriviamo.

Sin da subito però quest’ultima ci ha colpito per la singolarità dell’atto: i due querelanti, cittadini messinesi, ci accusano – riportiamo alla lettera –  “l’origine di una manifestazione psichico-esistenziale con ricadute sul profilo psichico, non biologico, ed ingenerante un danno detto non patrimoniale che ha alterato lo status psichico del soggetto” in seguito alla lettura di un articolo che informa sull’obbligatorietà del green pass per ristoranti e bar al chiuso e allo stesso modo spiega le modalità per scaricarlo dalla rete.

I danni psichico-esistenziali non sono dimostrati, così come non è chiara la correlazione con la lettura dell’articolo: la richiesta di risarcimento, per danno non patrimoniale “da compromessa vita di relazione, quotidiana, e da sconvolgimento della vita privata in ambito sociale”, al contrario è molto ben definita: 1000 euro.

Se per forma e aspetto il documento assomiglia in tutto ad un atto di citazione vero, risultano piuttosto confusi i luoghi e la territorialità: i due che ci chiamano in causa sono cittadini residenti a Messina, la citazione è presso il Giudice di Pace di Piazza Armerina in provincia di Enna, l’atto è firmato a Marsala. Se contiamo che il nostro quotidiano online, seppur accessibile da tutta Italia, è un organo che concentra la sua attività informativa in particolare in Valle d’Aosta e che a a predisporre l’atto sarebbe invece un avvocato di Nuoro, si evidenzia un uso spregiudicato del cosiddetto principio di competenza territoriale.

Sul fronte dell’avvocato il condizionale è d’obbligo, perché l’Avvocato Sebastiano Cocco, a cui si riferisce la PEC, non esiste. È un furto di identità ai danni dell’omonimo Avvocato Sebastian Cocco, da novembre scorso Presidente del Consiglio comunale di Nuoro, e totalmente estraneo alla vicenda. L’Avvocato Cocco ha già scritto all’Ordine degli avvocati di Nuoro chiedendo tutela. “Ricevo numerosissimi contatti quotidiani anche nell’ordine di 20 e 30 al giorno da parte di tutti i Collegi di Italiada Messina a Trieste passando per Siena – ai quali debbo spiegare che sono vittima di sostituzione di persona e che, ovviamente, disconosco la paternità di quegli atti, peraltro redatti in maniera grossolana”, scrive in una lettera inviata all’Ordine.

Siamo stati quindi vittima di un tentativo di truffa. Noi come, temiamo, molte altre testate in tutta Italia. Lo possiamo affermare con certezza dopo aver verificato direttamente presso la Polizia postale di Aosta l’esistenza di una denuncia dello stesso avvocato Sebastian Cocco presso la Polizia postale di Nuoro del 2 settembre scorso per uso fraudolento dei suoi dati professionali.

Perché scriverne adesso?

Abbiamo pensato che lasciare una traccia sul web di ciò che ci è accaduto possa servire a far risparmiare tempo e soldi a quanti, come noi, non hanno un ufficio legale interno al giornale e sono costretti a distrarre risorse ed energie mentali per interpretare e dare il giusto peso alle citazioni che ricevono.

Fatti del genere – ci spiegano alla Polizia postale – accadono pressoché quotidianamente. Magari non sono rivolti a testate come in questo caso, ma sempre più spesso accogliamo denunce di singoli cittadini che si vedono recapitare in mail comunicazioni sull’apertura di fascicoli a loro carico con accuse gravi anche di pedopornografia online”.

 Da qui l’invito di controllare sempre le proprietà delle mail e di inserire il nominativo del mittente su Google per verificare l’eventuale presenza di casi simili.

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