Non accenna a smorzarsi la polemica a distanza tra il Consigliere regionale dell’Alpe Aberto Bertin e il Direttore del Peuple Valdôtain, Joseph Rivolin, accesa dall’articolo “Société civile ou politiciens déguisés ?” apparso ul settimanale del Mouvement. Dopo il primo botta e risposta oggi Bertin è tornato alla carica, con una replica alle affermazioni di Rivolin che "nascondono il patetico tentativo di delegittimare chi non è allineato, evidenziando un’insofferenza e una totale incapacità di confrontarsi con la libera articolazione della società civile da parte di un potere, di cui Rivolin è autorevole esponente, sempre più autoreferenziale e lontano dai mutamenti culturali che investono le società moderne e la Valle d’Aosta".
"Da autentici federalisti, diversamente da altri – continua Bertin – sosteniamo con forza la partecipazione dei cittadini alla vita politica. Inoltre, riteniamo l’impegno costante e gratuito, che dimostrano alcuni rappresentanti dei comitati (anche ex esponenti politici) nell’affermare le proprie idee, un segno di coerenza e disinteresse personale, difficilmente comprensibili, ce ne rendiamo conto, da un certo modo di intendere la politica e l’impegno sociale. Certamente più redditizio economicamente ed elettoralmente, anche se Rivolin finge di non capire, occupare l’economia e condizionare la società valdostana tramite le nomine nei consigli d’amministrazione delle tantissime società di proprietà regionale. Il numero dei nominati della Regione supera abbondantemente i 300 e rappresenta un piccolo esercito, nella stragrande maggioranza dei casi, a servizio di chi l’ha nominato. Il criterio prevalente nella scelta di questi cosiddetti manager è l’appartenenza politica e la fedeltà al sistema(o al Capo), poco contano le conoscenze specifiche, l’esperienza, le capacità, gli studi e la preparazione o l’apporto che potranno fornire gli “indicati” alla buona gestione delle società. Manager che risultano essere perlopiù dei pensionati della politica".
In conclusione, Bertin attacca anche il Presidente della Regione. "Per quanto riguarda il riferimento poco comprensibile al limite dei tre mandati posto dall’UV, che per ALPE sono solo due, il direttore Rivolin "dimentica" di precisare “consecutivi e completi”: un particolare che ha permesso, ad esempio al Capo incontrastato dell’UV, di candidarsi per ben sei volte alle regionali e, praticamente senza soluzione di continuità, tra disavventure giudiziarie ed elettorali, di occupare una poltrona politica, istituzionale o “manageriale” per la bellezza di 35 anni. Un record degno della prima Repubblica".

