Aps, il margine c’è: i prodotti igienico/sanitari femminili nelle farmacie comunali possono essere scontati dal 10 al 20%

A dirlo, durante i lavori della III e IV Commissione consiliare, il Presidente della società "in house" del Comune Carlo Franco. Nel frattempo il Consiglio si rivolgerà alla Regione e allo Stato per "sollecitare" l'azzeramento dell'Iva su prodotti da considerare per ciò che sono: beni di prima necessità.
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Politica

Aps SpA, la società in house del Comune di Aosta, ha il margine per applicare – nelle farmacie municipali che gestisce – uno sconto sui prodotti igienico/sanitari femminili che può andare dal 10 al 20%.

Esattamente un mese fa – era il 3 febbraio –, la questione era sbarcata in Consiglio comunale, con una mozione di Rinascimento VdA, emendata e approvata all’unanimità, che prevedeva però un passaggio in Commissione.

Oggi, 3 marzo, la III e la IV Commissione, congiuntamente, hanno ascoltato il Presidente di Aps Franco mettendo sul piatto un obiettivo principe: sebbene la riduzione – o l’auspicabile azzeramento – dell’Iva su assorbenti, tamponi e pannolini pertenga allo Stato, un segnale va dato anche a livello comunale. Ed il segnale è una “battaglia di civiltà”: i prodotti igienico/sanitari femminili sono considerati beni di consumo mentre sono beni di prima necessità. E come tali vanno trattati.

Difficoltà di fondo ci sono, come il prezzo imposto direttamente sulle confezioni da alcune aziende produttrici, questione che potrebbe essere superata anche con lo sconto direttamente alla cassa.

Il Presidente Aps Carlo Franco, dopo un “giro” di dibattito, spiega: “Su indicazione del Consiglio saremmo in grado di applicare uno sconto che può andare da 10 a 20%, a secondo di come possiamo organizzare gli acquisti. Noi siamo attrezzati anche per pubblicizzare questo sconto, perché abbiamo investito sulla parte di comunicazione e di marketing. Questa potrebbe essere una strada percorribile che non incide pesantemente sul Bilancio di Aps, per quanto nel 2020 abbiamo subito una riduzione di oltre 300mila euro. Con questi numeri non incidiamo troppo, e possiamo senz’altro procedere in questa direzione”.

Numeri che ha presentato in apertura dei lavori il Presidente della Terza Commissione permanente “Servizi alla persona” Paolo Tripodi (Pcp): “Il totale di confezioni vendute nell’arco di 21 mesi nelle farmacie comunali, da marzo 2019 a dicembre 2020, è di 1920. Una media di 92 pezzi al mese, 18 mensili per ogni farmacia. Il prezzo di acquisto sottoposto ad Aps per questo lotto ammonta a 5300 euro, il prezzo di vendita a 7461 euro, con differenziale positivo di 2161 euro”.

Poco più di 2mila euro in oltre un anno che non intaccherebbe la tenuta finanziaria dell’Azienda, e – se portata allo sconto massimo individuato del 20% – permetterebbe in sostanza di coprire quasi per intero l’aliquota Iva.

La “partita politica” con lo Stato

Dall’altra parte si apre la “partita politica”, sulla quale il Comune può incidere poco ma sulla quale può lanciare un segnale alle “alte sfere”.

In vista, un documento condiviso – che potrebbe essere un ordine del giorno da presentare in Consiglio comunale – che si rivolga in primis ad ottenere il sostegno della Regione, passare magari dai rappresentanti valdostani in Parlamento, ed arrivare infine al Governo centrale.

Allora, e solo allora, con la presa in carico dell’Esecutivo nazionale, la questione potrebbe andare nell’unico binario sensato. Quello azzerare l’Iva sui prodotti di igiene femminile e considerarli unicamente per ciò che sono nella realtà dei fatti: beni di prima necessità.

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