Caveri risponde a Sandri sul debito di Rollandin

In una lettera Caveri, punto per punto, risponde al consigliere regionale Sandri che aveva sollevato polemiche sulla delibera di Giunta che accoglieva l'offerta di risarcimento di Rollandin: 480 mila euro entro il 15 maggio con la pensione di consigliere.
Luciano Caveri, presidente della Regione
Politica
Sulla polemica scaturita da una lettera del consigliere regionale del PD Giovanni Sandri e nata intorno ad Augusto  Rollandin e alla delibera approvata dalla Giunta regionale, che ha accettato la proposta dell’ex senatore di risarcire il danno causato all'amministrazione per l’”Affaire Trasporti” tramite la pensione da amministratore regionale che lo stesso Rollandin percepisce, interviene il presidente della Regione Luciano Caveri. In una lettera di risposta, infatti, il presidente dell’Esecutivo, punto per punto e in maniera tecnica, delucida il quadro della decisione assunta dalla Giunta.
Il punto è che Rollandin in quanto ex amministratore percepisce, per legge, una pensione da consigliere che segue il sistema della previdenza contributiva in base alla quale un consigliere, al termine dell’esperienza amministrativa, può richiedere un assegno vitalizio oppure l’intero capitale accantonato per la pensione. A maggio 2006 l’ex senatore ha scelto che gli venga liquidato quanto dovuto in un’unica soluzione. Poiché però la Regione non aveva ancora completato il trasferimento di denaro che doveva all’Istituto dell’assegno vitalizio, a Rollandin è stata data una rendita temporanea, in attesa che l’Amministrazione versasse quanto dovuto.
La legge regionale stabilisce – precisa Caveri – in effetti, che, nel regime della capitalizzazione, l’erogazione della prestazione è liquidabile in forma di capitale solo dopo il complessivo trasferimento da parte della Regione all’Istituto delle somme di cui sopra e, fino a quel momento, all’ex consigliere che abbia optato per l’erogazione della prestazione in forma di capitale è comunque garantita l’erogazione della prestazione in forma di rendita (v. art. 7, comma 3, l.r. 28/1999).” Dunque per poter liquidare quanto maturato da un consigliere in un’unica soluzione, l’Istituto deve avere in cassa l’intera disponibilità prevista dal bilancio dell’anno in corso.
Nell’ambito dell’istruttoria – scrive ancora Caveri – è stata altresì acquisita, in data 18 dicembre 2007, una dichiarazione con la quale il Presidente dell’Istituto dell’assegno vitalizio ha comunicato che i fondi necessari per il trasferimento all’Istituto medesimo del saldo del credito di cui all’articolo 12, commi 1 e 2, della l.r. 28/1999 sono stati stanziati con la legge di bilancio 2008/2010 nel bilancio di previsione per l’anno 2008 e che, conseguentemente, l’erogazione di tali somme all’Istituto avverrà nel corso dell’anno”.
 
Rispetto, infine, all’ipotesi di evasione fiscale Caveri dice “non è dato comprendere per quali ragioni l’operazione configurata nella proposta accettata con la deliberazione della Giunta regionale succitata possa determinare un’ipotesi di evasione fiscale, tenuto conto che il credito è stato dichiarato e ceduto, sino a concorrenza del dovuto, al lordo delle ritenute di legge alle quali provvederà l’Istituto nella sua qualità di sostituto d’imposta all’atto dell’erogazione delle somme dovute”.
Dunque la “pensione da consigliere” diventa la garanzia per il saldo del debito che Rollandin ha nei confronti della Regione, in base alla sentenza del 26 novembre scorso della prima sezione centrale di appello della Corte dei Conti che obbliga l’ex consigliere a pagare 480mila euro per danno erariale alla luce dell’”Affaire Trasporti”.

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