Consiglio Valle: ‘Riconoscere la cultura, le tradizioni e la religione tibetana’

I lavori del Consiglio regionale della Valle d'Aosta si sono aperti con le dichiarazioni del presidente Ego Perron che a nome del popolo valdostano ha manifestato solidarietà al Tibet dove in questi giorni si sta consumando una repressione violenta.
Politica
La repressione cinese sta distruggendo l'identità e la cultura tibetana, negando i più basilari diritti umani e credo sia giusto impegnarci, per quanto di nostra competenza, per il sostegno non violento alla causa e per sostenere quelle azioni che possano portare le Istituzioni nazionali e internazionali al dialogo con il governo cinese per il riconoscimento della cultura, delle tradizioni e della religione tibetana”. E’ quanto ha affermato questa mattina in apertura dei lavori del Consiglio regionale, il presidente Ego Perron, manifestando, anche a nome del popolo valdostano, solidarietà a quanto sta accadendo in Tibet e alle vittime della repressione cinese, le cui stime parlano di decine e decine di morti. Perron, ha inoltre evidenziato che "il Consiglio, nel luglio scorso, aveva approvato una mozione in difesa della piena autonomia del Tibet in tutti i campi della vita politica, economica, sociale e culturale".
Piena soddisfazione per quanto emerso in Consiglio Valle è stata espressa dall’Associazione valdostana “Loris Fortuna” che aveva sollecitato un intervento in tal senso in una nota diramata nei giorni scorsi. La stessa associazione nell’esprimere piena solidarietà al popolo del Tibet e nel condannare l’ennesima repressione del governo cinese evidenziava inoltre di condividere “la proposta, venuta da più parti, di convocazione dell’Assemblea dei Comuni, delle Province e delle Regioni per il Tibet, la cui sede si trova presso il Consiglio regionale del Piemonte, coordinata da Giampiero Leo e Mariacristina Spinosa, e, insieme, la richiesta di esporre la bandiera del Tibet come segno tangibile di solidarietà e di pressione verso il governo cinese” e proponeva di tenere “aperta la riflessione, più che sul boicottaggio dei prossimi giochi olimpici (neppure il Dalai Lama lo ha richiesto), sull’opportunità di sfruttare quella occasione per promuovere iniziative di solidarietà per la libertà del Tibet e, più in generale, di tutto il popolo cinese”.

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