Il nuovo riparto fiscale: cambiamento epocale, scelta sciagurata o rospo da ingoiare?

Paolo Louvin e Joseph Rivolin si esprimono sul nuovo ordinamento finanziario della Regione autonoma Valle d'Aosta siglato a Roma tra Rollandin e Calderoli e licenziato anche dal Consiglio regionale.
Rivolin e Louvin
Politica

Il nuovo riparto fiscale: cambiamento epocale a beneficio della Valle, scelta sciagurata o rospo da ingoiare?

Paolo Louvin

Ero un autonomista convinto. Contento di segnare con una netta linea di demarcazione la mia differenza con il resto del bel paese (l’Italia, naturalmente, non il formaggio). Difendevo con foga la mia diversità linguistica, etnica (sic!), di montanaro orgoglioso di esserlo. C’era più di una ragione a fare diverso il mio modo di essere da quello degli italiani. Poi sono arrivati i soldi, il riparto, il Casinò, le somme che integravano la soppressa IVA da importazione e…non si è più saputo come spendere tutto quel ben di dio. È venuto il tempo delle arginature, delle strade, degli impianti irrigui, di quelli di risalita, delle rotonde. Ma non bastava. Ce ne erano troppi. Allora giù assunzioni: amministrazioni pubbliche e Casinò in primis. Ma ce ne erano ancora troppi da spendere e allora sono nate le società partecipate, controllate, gestite e finanziate, si è comprata mezza ENEL. Ma ce ne erano ancora troppi e si sono costruiti aeroporti inutili, parcheggi a peso d’oro, appaltati pirogassificatori milionari. E tutto, tutto, tutto perché quattro politici di carriera potessero continuare a controllare il potere su di un popolo impaurito che china il capo al richiamo del padrone, dopo aver visto cementare la Dora, dopo aver fatto dimenticare a generazioni intere la parola “dignità” dietro a piccoli compensi, ad un orticello da curare, dopo avere speso in opere inutili (sapendolo) interi bilanci regionali. E adesso arriva il conto per come questa autonomia fiscale è stata gestita e Roma incomincia a rispondere come la formica alla cicala poco accorta nello spendere:

Que faisiez-vous au temps chaud?// Dit-elle à cette emprunteuse.//Nuit et jour à tout venant//
Je chantais, ne vous déplaise.//Vous chantiez? j’en suis fort aise.//Eh bien! dansez maintenant”

P.S. il conto, naturalmente, lo pagheranno i valdostani, anche se le colpe verranno fatte ricadere altrove.

Joseph Rivolin

Il nuovo riparto fiscale tra Stato e Regione è un luminoso esempio della filosofia del bicchiere. C’è chi lo vede mezzo pieno, chi mezzo vuoto. È divertente notare che, tra questi ultimi, chi strilla di più contro le nuove norme sono gli alleati pseudoautonomisti di quello stesso Riccarand, che per anni ha sostenuto che la Valle d’Aosta riceveva troppi soldi da Roma. Si sa, in politica la coerenza è un optional, specie per quelli che sputano nel piatto in cui hanno mangiato per anni. È vero che, rispetto a prima, si è perso qualcosa, ma si è guadagnato qualcos’altro: sul piano giuridico, la qualificazione della nuova legge di riparto come norma di attuazione di uno statuto che è legge di rango costituzionale; e su quello finanziario l’aumento da nove a dieci decimi di alcuni tributi, ad esempio, o il recupero graduale del cosiddetto “tesoretto”, cioè il credito che la Regione vantava nei confronti dello Stato, ma che non si sarebbe mai più potuto recuperare in altro modo. Tutti, poi, sapevano che il regime provvisorio che garantiva alla Valle una quota sostitutiva della perduta IVA d’importazione non poteva durare in eterno: stupisce, caso mai, che nella precedente legislatura non ci si fosse preoccupati di prendere l’iniziativa per preparare il cambiamento in sede parlamentare, rompendo il disimpegnato clima vacanziero nel quale i nostri due rappresentanti si erano trovati a vivere al tempo del governo Prodi. Morale: poteva andare molto peggio, molto difficilmente sarebbe potuto andare meglio.

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