Chiusura delle gallerie: la minoranza accusa Testolin, la maggioranza scarica Sav

Messa la pietra tombale su alternative alla chiusura al traffico per oltre un anno delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes e fissata la data di avvio del cantiere — il prossimo 15 giugno — in Consiglio regionale va in scena una nuova udienza, straordinaria, del “processo” contro il presidente della Regione. 
Aula consiglio regionale
Politica

La minoranza accusa: il presidente della Regione sapeva, ma ha preferito mettere la “polvere” sotto il tappeto, per rincorrere poi l’emergenza. Renzo Testolin si difende: “La Regione non è rimasta inattiva. Al contrario, non appena sono stati acquisiti gli elementi informativi necessari, ha avviato tutti gli approfondimenti per valutare gli impatti delle chiusure, sollecitando costantemente la società concessionaria a individuare alternative di cantierizzazione e, successivamente, misure di mitigazione.” La maggioranza invece salva ancora una volta il presidente della Regione, scaricando le colpe su Sav.

Messa la pietra tombale su alternative alla chiusura al traffico per oltre un anno delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes e fissata la data di avvio del cantiere — il prossimo 15 giugno — in Consiglio regionale va in scena una nuova udienza, straordinaria, del “processo” contro il presidente della Regione.
È lo stesso Renzo Testolin ad aprire la seduta, difendendo il proprio operato e quello della Regione.

Le tappe della vicenda

Ripercorrendo l’intera vicenda, il presidente ha spiegato come l’obbligo di adeguamento derivi dal reinserimento, nel 2019, del tratto nella rete transeuropea TEN-T.

A giugno 2023 Sav presenta il progetto aggiornato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per l’approvazione, ricevendo però una bocciatura nel febbraio 2024 per la mancanza di copertura finanziaria nel Piano economico-finanziario vigente. La società ricorre al Tar e vince. Seguono alcuni mesi di stallo. Nel maggio 2025 il Ministero comunica a Sav che, in attesa dell’approvazione di un nuovo PEF e delle necessarie coperture finanziarie, la concessionaria deve comunque garantire la sicurezza delle infrastrutture. Un mese dopo, Sav conferma l’adozione di misure temporanee e ribadisce di essere in attesa dell’approvazione definitiva del progetto. La svolta arriva il 3 settembre 2025, quando il MIT rilascia il nulla osta all’esecuzione dei lavori, pur rinviando la copertura finanziaria definitiva all’aggiornamento del PEF. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 Sav sviluppa quindi la fase cantieristica, aggiornando il progetto alle normative più recenti e cercando di concentrare gli interventi per ridurre al minimo la durata delle chiusure. Nel gennaio 2026 la Commissione permanente per le gallerie richiede un aggiornamento sullo stato di avanzamento degli adeguamenti. Nel corso delle interlocuzioni successive, Sav segnala di dover ancora completare alcune analisi e la relativa documentazione, necessarie per consentire alla Regione di valutare gli impatti dell’intervento e le possibili misure di mitigazione.

“Già dalla prima metà di febbraio erano stati avviati contatti informali con Sav, nel corso dei quali l’Amministrazione regionale ha richiesto informazioni puntuali e aggiornamenti dettagliati sull’evoluzione della situazione”, ha detto Testolin. “Fin da subito è stato inoltre chiesto alla società di individuare soluzioni organizzative e cantieristiche in grado di ridurre la durata del cantiere e, ove possibile, evitare o limitare le chiusure. Tuttavia, fino all’invio della nota formale del 14 aprile, la Regione è rimasta in attesa di una comunicazione ufficiale corredata dagli elementi tecnici necessari per una valutazione completa”.

L’11 febbraio si muovono i sindaci della Grand Combin, che scrivono alla Regione. La risposta, nel marzo successivo, evidenzia la necessità di ricevere da Sav una documentazione definitiva e ufficiale sugli interventi programmati.

La documentazione viene trasmessa formalmente il 14 aprile 2026. Il resto è storia recente, con la convocazione del Comitato operativo per la viabilità della Valle d’Aosta per analizzare criticità e possibili ricadute sulla circolazione, e la successiva richiesta di una valutazione tecnica indipendente, che ha escluso la fattibilità di soluzioni in grado di mantenere aperto il traffico durante i lavori.

Le ipotesi per mitigare la chiusura

Esclusa la possibilità di alternative alla chiusura, l’attenzione si è spostata sulla gestione degli impatti. Il presidente ha spiegato come sia “irricevibile l’ipotesi di vietare il traffico dei mezzi pesanti che percorrono la tratta in questione”, anche alla luce delle valutazioni espresse dalle realtà locali sull’importanza di questi transiti per le attività dell’alta Valle del Gran San Bernardo. Senza contare che circa la metà dei mezzi pesanti non riguarda trasporti internazionali, ma è al servizio delle vallate del Grand Combin senza raggiungere il traforo.

È stata invece valutata, nell’ambito del tavolo tecnico, la possibilità di introdurre una regolazione temporale del traffico pesante lungo la strada statale, prevedendo eventuali limitazioni orarie nelle fasce di maggior traffico, in particolare nelle prime ore del mattino, senza però creare concentrazioni eccessive di mezzi. L’altra ipotesi al vaglio è l’individuazione di un’area di stoccaggio e regolazione dei mezzi pesanti, individuata nell’area ex Sima, già utilizzata in occasione delle criticità legate alla viabilità verso il Traforo del Gran San Bernardo durante le nevicate invernali.

“Prima di attivare tale opzione occorrerà monitorare puntualmente la situazione ed esaminare i dati dei flussi veicolari di mezzi pesanti nel primo periodo di chiusura del tratto”. Altre valutazioni in corso riguardano la rimodulazione degli orari del trasporto pubblico locale, sia nell’immediatezza sia a settembre, alla riapertura delle scuole. Su Aosta, è stato chiesto al Comune di rinviare i lavori in via Roma.

Le accuse della minoranza

A reagire per primo alle parole di Testolin è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi. “Non contestiamo la necessità dei lavori di sicurezza nelle gallerie del raccordo A5-SS27, ma il fatto che la Regione non abbia governato per tempo una situazione che conosceva da anni. Gli atti dimostrano che Giunta e assessori erano informati dell’iter progettuale già dal 2023, ma non hanno predisposto adeguatamente la gestione delle ricadute sulla viabilità. Il problema, quindi, non è tecnico ma politico, e riguarda le responsabilità di chi sapeva e non ha programmato”.

Anche per Clotilde Forcellati del Pd “il vero nodo della discussione è il metodo: il ritardo e il cortocircuito politico nella condivisione delle informazioni. Questo Consiglio non è il luogo della pianificazione strategica, ma rischia di diventare il tentativo disperato di mettere un cerotto su un’emergenza che poteva essere governata e affrontata mesi fa”. Sulla stessa linea Eleonora Baccini de La Renaissance: “Siamo qui a parlare dell’ennesima dimostrazione di come la politica regionale abbia fallito nel proprio ruolo di programmazione, controllo, coordinamento e tutela del territorio. E questo è ciò che considero davvero vergognoso: non perché si realizzano opere necessarie, non perché si investe nella sicurezza, ma perché si arriva a farlo senza aver preparato adeguatamente il territorio ad affrontarne le conseguenze, senza una visione complessiva e senza aver costruito per tempo le soluzioni necessarie”.

Corrado Bellora della Lega VdA ha posto l’accento sulle date: “Il presidente di Sav ci ha detto che la necessità di quei lavori è emersa quantomeno il 3 settembre 2025 e che il 5 novembre 2025 c’è stato un cda in cui quei lavori sono stati deliberati. Dal 5 novembre 2025 alla metà di aprile del 2026 passano cinque mesi e mezzo. Il problema è che lo sapevate da molto prima e mi sarei aspettato un’informazione corretta in questo Consiglio regionale, un’informazione corretta ai sindaci, e che la politica facesse la politica, non portandoci i tecnici a dire che non si può fare diversamente e che questi lavori sono indispensabili”.

Andrea Campotaro di Avs ha richiamato “la fragilità di un sistema troppo dipendente dal trasporto su gomma. Se avessimo una ferrovia efficiente, una parte significativa del traffico potrebbe spostarsi sui binari, alleggerendo la pressione sulla città di Aosta e sulla rete viaria regionale”. Il consigliere ha poi ribadito la necessità di “valutare misure straordinarie per limitare il traffico pesante internazionale di attraversamento, privilegiando la tutela delle comunità locali, della sicurezza stradale e della qualità della vita rispetto a logiche esclusivamente legate ai flussi di traffico e alle entrate da pedaggio”.

Ancora più dure le parole di Marco Carrel: “Siamo di fronte a una situazione surreale: o ci vengono raccontate delle bugie oppure chi governa non sa davvero cosa sta facendo. È preoccupante, perché parliamo del futuro delle nostre comunità e dei valdostani. Qui il problema non è più se Testolin può o non può fare il presidente, è che ha dimostrato con una serie di eventi di non essere più in grado di guidare questa Regione. Ha portato questa regione da essere un’isola felice a essere definitivamente isolata, il tutto a colpi di arroganza, presunzione e incapacità di affrontare i dossier”.

La maggioranza mette Sav sul banco degli imputati

Dai banchi della maggioranza non arriva una difesa esplicita di Renzo Testolin, ma un attacco frontale a Sav.

A dirlo con chiarezza è il capogruppo Uv, Aurelio Marguerettaz: “Oggi è caduta ogni fiducia nei confronti di Sav. I nostri amministratori deliberano sulla base di istruttorie e dossier che, però, vengono costruiti altrove. Spesso le decisioni i nostri stessi amministratori le apprendono dai giornali, come nel caso della chiusura annunciata oggi per il 15 giugno”.

“Non ci convince affatto la risposta di Sav secondo cui questa fosse l’unica alternativa possibile. La società non è un soggetto distante da noi: la Regione ne è azionista e il confronto deve essere reale e basato su dati condivisi, cosa che in questo caso non è avvenuta”, ha aggiunto Marco Viérin del Centro autonomista. “Per noi non è un giorno di chiusura della vicenda, ma l’inizio di una riflessione più ampia”.

Giulio Grosjacques ha acceso un faro sugli affidamenti di Sav a favore delle controllate e non del sistema imprenditoriale locale. “È necessario approfondire alcune scelte gestionali e di affidamento. Come emerso dagli atti, lavori rilevanti sono stati affidati a società collegate nel rispetto delle norme vigenti, ma resta aperto il tema dell’equilibrio tra affidamenti interni e mercato, anche alla luce delle indicazioni Anac. Da oggi il nostro ruolo è esercitare pienamente le prerogative del socio pubblico di minoranza, chiedendo trasparenza, approfondimenti e verifiche puntuali su decisioni che hanno impatti rilevanti sul territorio e sulle infrastrutture”.

A puntare il dito contro Testolin non è però solo la minoranza. Anche dai banchi della maggioranza arrivano accuse. “Sono profondamente insoddisfatto di come è stata gestita questa vicenda e soprattutto sono insoddisfatto di non essere riuscito a trovare una minima soluzione alternativa a tutela del nostro territorio”, ha scandito Corrado Jordan. “La politica non può ridursi a rincorrere le emergenze e a gestire le decisioni dell’ultimo minuto, non è questo che dobbiamo fare”. Il collega Laurent Viérin chiede invece al governo regionale una maggiore condivisione “sulle importanti problematiche che il nostro futuro ci riserverà”. “Il nostro è un appello a costruire una battaglia di comunità, perché le società che operano su questo territorio devono rispettarne le prerogative e garantire un dialogo costante e più efficace”. Viérin prima e Pierluigi Marquis poi sollevano il tema della perdita da parte della Regione della presidenza di Sav. “Non possiamo dire che il rapporto della cinghia di trasmissione abbia funzionato – sottolinea il capogruppo di Forza Italia Vda –  qualche problema probabilmente qui ci è stato”

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