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L'impressione è che il piccolo comitato politicamente trasversale che l'ha redatta al di fuori di ogni confronto democratico, (lo stesso Comité fédéral dell'Uv ignorava la legge era in cantiere) ha guardato soprattutto, più che a stabilire condizioni di parità tra tutti i candidati, a proteggere posizioni di rendita di alcuni consiglieri uscenti che rischiavano di essere sostituiti da altri candidati capaci e popolari". Così
Joseph Rivolin, vice direttore e membro del Comité fédéral dell’UV, nell’editoriale dell’ultimo numero del
Peuple valdotain. L’analisi che fa Rivolin è relativa alla legge regionale sull'ineleggibilità, in seguito alla quale oggi sono aperti tre ricorsi per l'ineleggibilità di tre consiglieri unionisti:
Luciano Caveri, André Laniece e Carlo Norbiato. L’editorialista parla di ostacoli artificiali e ragioni assurde che si oppongono alla libertà di ogni singolo cittadino di scegliere liberamente i propri rappresentanti. Un invito non celato, quindi, ad una revisione del documento legislativo che ha fatto discutere in questi ultimi mesi.
“Le leggi che ostacolano la libertà di sottomettersi al giudizio degli elettori – scrive Rivolin – si situano su un terreno mobile, che rischia in qualsiasi momento di scivolare verso la violazione dell’uguaglianza tra tutti i cittadini, che la Costituzione pone tra i principi fondamentali”. Nell’evidenziare poi che le leggi sulle cause di ineleggibilità sono giustificate spesso come regole per annullare i vantaggi che certi candidati potrebbero avere in rapporto ad altri e che il legislatore su questo tema non dovrebbe essere arbitrario ma fondarsi su elementi il più possibile oggettivi, afferma “la recente legge regionale in materia non sembra un esempio particolarmente riuscito”.
E sui ricorsi in atto, riprendendo i principi fondamentali della democrazia, sui quali apre lo stesso editoriale e che si rincorrono come un fil rouge nel testo, Rivolin richiama “il rispetto della volontà popolare”.