"La scuola valdostana è stata svenduta per accordi politici che nulla hanno a che vedere con il mondo scolastico". La denuncia arriva questa mattina da Alpe, Uvp e M5S. Sul banco degli imputati dei gruppi di minoranza il senatore valdostano Albert Lanièce, reo di aver votato ieri pomeriggio a favore della riforma su La Buona Scuola. "E questo nonostante nel maxi emendamento non c’è alcuna traccia della proposta di modifica presentata dalla Regione" spiega Laurent Viérin di Uvp "Soltanto pochi giorni fa in Consiglio il Presidente della Regione ci aveva assicurato che se l’emendamento del senatore non fosse stato accolto il voto non sarebbe stato favorevole". Duro il commento del consigliere progressista: "A questo punto ci chiediamo chi rappresentano i nostri rappresentanti? Se rappresentano la Valle d’Aosta tutta intera non dovevano portare una posizione politica ma la posizione della scuola valdostana".
I tre gruppi di minoranza, che nelle scorse settimane hanno organizzato un incontro sulla riforma, assieme agli ormai ex colleghi del Pd-Sinistra Vda, denunciano anche il venir meno, da parte del governo regionale, ad una serie di impegni presi in Consiglio con l’approvazione di alcune risoluzioni. "C’era l’accordo di dialogare sull’emendamento ma così non è stato e c’era anche la promessa di audire i nostri rappresentanti ma, durante la fase di approvazione in Senato, è arrivato il deputato Marguerettaz e ora che il provvedimento torna alla Camera il 6 luglio arriverà il senatore Lanièce".
Sotto il fuoco di fila dei tre gruppi di opposizione finisce anche l’Assessore regionale all’Istruzione, Emily Rini. "Ci viene il sospetto – dice Patrizia Morelli, alludendo al prossimo rimpasto di Giunta – che l’assessore non voglia farsi carico di decisioni che magari non sarà poi lei a portare avanti".
I tre gruppi si schierano quindi al fianco degli insegnanti "quelli precari – ricorda Stefano Ferrero – che pagheranno il costo più alto di questa manovra". Il consigliere grillino liquida quanto successo ieri in Senato come "un ricatto".
Accusa poco prima, dal secondo piano di palazzo regionale, respinta dal Presidente della Regione, durante la consueta conferenza stampa di Giunta. "Il fatto di aver messo la fiducia ha portato ad un disguido tecnico e pertanto l’emendamento del senatore non ha potuto essere inserito. Il ministro si è però impegnato a risolvere la questione" ha spiegato Rollandin "Per noi si tratta comunque di una fiducia a termine. Noi non eravamo e non siamo ricattabili e non c’entra nulla il discorso che qui si sta facendo con il Pd".
