“Questo è un assessorato strategico in un momento di grande cambiamento – spiega Lavoyer – La situazione complessiva presenta problematiche su aspetti diversi, in qualche modo simili agli anni 90, quando occupai questa stessa poltrona. L’approccio è comunque sereno. Mi interessa il ruolo che l’assessorato può avere nel rilancio dell’economia, la sua azione deve essere la sintesi del programma di legislatura, la trasposizione pratica del programma che questa maggioranza ha sottoposto prima agli elettori e poi al Consiglio regionale. Gli obiettivi sono scritti, daremo gambe a tutto questo sviluppando alcuni settori e sostenendo, là dove ce ne sia necessità, cambi di rotta importanti. Viviamo, inoltre, in una società disorientata. Il Governo regionale vuole ricostruire fiducia tra amministrazione pubblica e cittadini, cercando di fare pochi proclami ma dando risposte concrete anche ai piccoli problemi. Questo atteggiamento è importante ”.
Quali sono le similitudini con gli anni ’90?
“Già allora attraversammo una fase caratterizzata dal cambiamento dovuto all’abbattimento della barriere doganali, al venir meno di circa 400 miliardi di iva d’importazione per il bilancio regionale. Difficoltà che abbiamo superato blindando questa entrata attraverso un confronto stretto con lo Stato. Oggi ci troviamo di fronte ad un atteggiamento confuso da parte del Governo e di alcuni rappresentanti nei confronti delle Regioni a Statuto speciale, forse non tutti i Ministri conoscono bene la Costituzione”.
Rispetto al quel “ponte” da ricostruire con la popolazione?
“Esiste disaffezione della gente nei confronti della politica e della burocrazia. Questo nasce anche da cambiamenti repentini. La politica ogni tanto rincorre i problemi e oggi dobbiamo essere credibili con risultati concreti. La delibera presentata di recente relativa ai danni alluvionali del 29 e 30 maggio, va in questo senso, siamo già nella fase della liquidazione degli interventi. Il lavoro non è stato facile, c’è stato un coordinamento molto serrato tra assessorati, una sinergia che ha funzionato. Dobbiamo avere un approccio “problem solvine” tra strutture dell’amministrazione per evitare lunghe tempistiche, ottimizzazione e collaborazione".
Quali sono i temi economici che andranno discussi con lo Stato e sui quali state prestando attenzione in questo momento? “Da una parte abbiamo questo clima politico non favorevole, dall’altra un patto di stabilità che per certi versi penalizza le regioni virtuose. Può essere un Patto condivisibile, soprattutto là dove si mettono dei limiti alla spesa delle regioni ed enti locali che spendono più di quanto introitano. Il paradosso è che per le regioni a statuto speciale quali la nostra, il Patto di stabilità non va ad incidere sulle entrate e uscite complessive. Noi introitiamo e abbiamo risorse maggiori rispetto a quanto il Patto ci pone come possibilità di utilizzo di bilancio. Abbiamo avanzi di amministrazione che rimangono tali per questo motivo. Il confronto con lo Stato sarà concentrato sull’analisi di queste scelte che a volta non si capisce dove portino”.
Gli avanzi di amministrazione dunque non indicano incapacità di spesa in questo caso ma sono generate da decisioni assunte dal Governo che non fa distinzione tra regione e regione…“Abbiamo 2 miliardi di euro di entrate e lo Stato ci dice che non possiamo spendere più di 1,5 miliardi. Mandiamo in avanzo di amministrazione 400 milioni di euro. In Italia sono 8 le regioni che hanno il bilancio in pareggio, tutte le altre vedono rosso. Per noi la scelta tecnica sarà quella di trovare un capitolo “ad hoc” dove far confluire queste risorse. Poi, in un confronto serrato con lo Stato, valuteremo come utilizzarle: interventi per calamità naturali, pronti interventi, grandi opere, ospedale, tanto per fare degli esempi”.
Oltre al Patto di Stabilità su quali capitoli vi state muovendo ora.
“Stiamo lavorando per predisporre il bilancio che deve essere la fotografia del programma di legislatura. Cerchiamo di costruire uno strumento snello e comprensibile, e vogliamo semplificare una serie di procedure nella struttura finanziaria, che influisce nelle scelte. Il compito è questo. Nella sostanza l’obiettivo principale rimane il rilancio dell’economia per far fronte ad un quadro economico oggettivo di cambiamento, oltre che di crisi, che influenza e tocca le famiglie. Questo è un dato oggettivo che va affrontato come facemmo nel 1990 quando chiuse la Montefibre e l’Ilsa Viola. Stiamo vivendo un’altra fase di cambiamento repentina”.
“Esiste anche un dato psicologico – conclude l’assessore – Abbiamo una società che non vede futuro, che non ha energie, ripiegata su sè stessa, che non ha prospettive, non faccio filosofia: il Governo deve cercare di ricreare anche questi presupposti e far passare il messaggio che l’amministrazione deve esser un punto di riferimento per il cittadino. Le indagini e le ricerche evidenziano che i giovani non credono nella politica”.
