Quei voti che rischiano di non raggiungere mai le urne: le proteste dei valdostani fuorisede

Anche i valdostani che studiano o lavorano fuori regione si uniscono al coro di proteste dei 5 milioni di Italiani che, se vorranno votare alle elezioni del 25 settembre, saranno costretti a tornare nel loro comune di residenza, tra disagi e oneri economici.
elezioni - Immagine di archivio
Politica

Campagne elettorali piene di litigi e promesse, mentre il rischio del cosiddetto “astensionismo involontario” non sembra interessare a nessuno. A lamentarsi sono i tanti studenti e lavoratori, soprattutto giovani, che vivono in una regione diversa da quella del comune di residenza. Dopo lo scioglimento delle Camere, giace bloccata in Senato la proposta di legge che avrebbe potuto garantire loro il diritto di votare a distanza, modalità consentita in tutta Europa, fuorché in Italia, a Cipro e a Malta. 

In un periodo caldo di sessioni d’esami e di laurea, ripresa delle lezioni e ritorno dalle ferie, anche molti valdostani “fuorisede” si vedono quindi costretti a rinunciare al voto per motivi indipendenti dalle proprie scelte politiche. Come Caterina Lisi, che nel weekend del 24 e 25 settembre aveva già pianificato di essere a Roma, dove studia Medicina all’Università “Tor Vergata”. “Il 26 mattina mi devo trovare in aula per l’inizio delle lezioni, che nella mia facoltà sono a frequenza obbligatoria. In più sono costretta a scendere a Roma già da metà settembre per sostenere gli esami della sessione autunnale”. 

Anche chi in qualche modo si è organizzato per tornare in Valle d’Aosta, è dovuto scendere a compromessi con la scomodità del viaggio e, soprattutto, con i suoi tempi e costi non indifferenti. “Sarei voluto restare a Pisa perché dovrei laurearmi tra fine settembre e inizio ottobre, e una data possibile è proprio il 28 settembre”, spiega Antonio Buratti, che studia Storia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e ha modificato i suoi programmi per poter tornare a votare. Anche Giulia Gandolfo sarebbe volentieri rimasta nella città dove studia Medicina, Genova, e dove deve dare un esame pochi giorni prima del 25. “Sebbene Genova non sia così lontana da Aosta, con i mezzi pubblici ci vuole comunque mezza giornata di viaggio e il costo rimane molto elevato, sopratutto per uno studente”. Anche le promozioni che permettono di viaggiare in treno o in aereo a prezzi ridotti in occasioni di importanti appuntamenti elettorali sono considerate un modesto palliativo. “Credo che non siano sufficienti”, lamenta Antonio, “perché il prezzo, a seconda del tragitto fatto, può restare comunque impegnativo e sicuramente non annullano il tempo e la fatica di un viaggio che non dovrebbe essere necessario”. 

C’è anche chi è ancora indeciso e spera fino all’ultimo in un intervento last minute con cui si riesca ad approvare in tempo utile le nuove norme. “Al momento non riesco ancora a prendere una decisione”, rivela Federico Serpone, che si troverà a Bologna, dove studia Economia, già dal 19 settembre. “Vorrei tanto votare, ma faccio davvero fatica ad organizzare un viaggio di andata e di ritorno – per una media di 6/7 ore ciascuno, se non ci sono ritardi o inconvenienti – nel giro di due giorni, visto che ho lezioni dal lunedì al venerdì. L’unico lato positivo è che le elezioni saranno nella mia prima settimana di lezioni e quindi non avrò troppo da studiare, ma se fossero capitate a ridosso degli esami probabilmente avrei scartato l’opzione fin da subito, anche se a malincuore”. 

Il rancore più grande è nei confronti della classe politica, che punta il dito contro la scarsa partecipazione dei giovani, senza metterli nelle condizioni di poter esercitare serenamente il loro diritto di voto. “Ci vengono richiesti soldi, tempo ed energie per poi votare dei rappresentanti politici a cui non sembra neanche interessare il nostro voto”, accusa Federico. “Questo dimostra che la classe politica italiana si preoccupa davvero poco dei giovani, anche perché sa che la platea elettorale è composta perlopiù da over 65”. 

Una delle poche prese di posizione riguardo al problema proviene da +Europa, la cui senatrice Emma Bonino ha presentato insieme al deputato Riccardo Magi un’interrogazione parlamentare al ministro degli Interni Lamorgese, accompagnata dal lancio di una raccolta firme. Nella petizione, si legge anche un’altra delle contraddizioni che fa infuriare i fuorisede: “I cittadini italiani che, anche per periodi brevi, lavorano all’estero possono votare. Chi lavora e studia in Italia NO”. Così, Sophie Bordet, ventunenne di Verrès in partenza per l’Erasmus alla Sorbonne Université di Parigi, potrà votare per corrispondenza, mentre chi, seppure in territorio italiano, abita lontano dal comune di residenza, non potrà farlo per ragioni logistiche. “Chi si trova temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, studio o cure mediche per un periodo di almeno 3 mesi”, spiega Sophie, “può trovare sul sito del Ministero dell’Interno un modulo da compilare e inviare al comune di residenza entro il 24 agosto. Bisogna inserire dei dati anagrafici, indicare il motivo di permanenza all’estero e l’indirizzo postale a cui deve essere inviato il plico elettorale”. Un sistema che, secondo Sophie, si sarebbe potuto riservare con ancora più facilità anche a coloro che vivono in Italia, ma lontano dal comune di residenza. E che avrebbe potuto risparmiare anche a loro dei viaggi degni del film Bianco, rosso e Verdone. 

2 risposte

  1. articolo anacronistico e come al solito di parte, la maggioranza dei cittadini è così disgustata dalla politica che non ha nessuna intenzione di andare a votare.

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