Renzi lascia il Pd, ma non tutti lo seguono. Centoz: “Non ho intenzione di uscire dal partito”

"La mia preoccupazione è solamente quella di pensare alla Città di Aosta", e sull'uscita dell'ex premier aggiunge: "bisogna capire cosa sia la sinistra oggi, e se la sua uscita aiuta il Pd a fare passo in questa direzione allora è un bene”. Mentre non si scioglie il "nodo" di una eventuale ricandidatura a Sindaco.
Fulvio Centoz
Politica

“Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso. Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni”.

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Le parole sono di Matteo Renzi e l’annuncio, condiviso via Facebook, era nell’aria già da tempo. Troppi i veti incrociati, scrive l’ex premier, troppi i “sette anni di fuoco amico”.

Una “Casa nuova” fuori dai dem, nella quale resta da capire se ci sarà una “stanza” arredata anche per il Sindaco di Aosta Fulvio Centoz, che alle posizioni dell’ex Segretario è stato sempre piuttosto vicino, al punto di vedersi egli stesso accollata la nomea di “renziano”.

E cosa farà il Primo cittadino del Capoluogo? Seguirà le orme del già Presidente del Consiglio verso una nuova direzione politica o terrà saldo il legame con il Pd – nazionale e locale – del quale è stato anche Segretario regionale?

A rispondere è lo stesso Centoz: “Non ho intenzione di uscire dal Pd, ed ora la mia preoccupazione è solamente quella di pensare alla Città di Aosta. Poi ovviamente sono un politico e guardo a cosa succede politicamente. Forse le tempistiche dell’uscita di Renzi non sono state corrette, ma era nell’aria. La questione però può essere letta in maniera diversa rispetto a chi lo insultava quand’era dentro e lo fa ora perché esce dal partito. Se l’obiettivo è quello di costruire un fronte per contrastare i populismi e i sovranismi è interessante spingere anche il Pd a capire cosa vuole essere. Il Pd ha una vocazione maggioritaria, come hanno dimostrato prima Veltroni e poi Renzi, che guarda caso sono stati entrambi sindaci e hanno portato il partito a 11/12 milioni di voti”.

Pd che deve “capire cosa vuole essere” anche su un punto debole atavico: “Il tema princiaple – prosegue Centoz – è quello della leadership in una sinistra che disarciona sempre i propri vertici, che oggi è un fattore fondamentale indipendentemente dal sistema politico. Poi bisogna capire cosa sia la sinistra oggi, e se l’uscita di Renzi aiuta il Pd a fare passo in questa direzione allora è un bene”.

E per un Renzi che comunque assicura appoggio al neonato governo formato da MoVimento 5 stelle e dem, c’è un Centoz che ancora non è convinto e che non ha mai fatto mistero del fatto che la sua preferenza fosse il ritorno alle urne.

“Rimango scettico – spiega –, è un’operazione che probabilmente andava fatta, che ha permesso di riacquisitare una centralità in Europa che avevamo perso. Sull’estensione dell’alleanza di governo come se fosse una conseguenza naturale, come si sta pensando per le Elezioni regionali in Umbria, la vedo diversamente. La ‘rincorsa al grillismo’ per cui la politica è il male e la società civile è bene non la condivido. Lo dimostra anche il premier Conte che, di fatto, è diventato ‘il più politico’ di tutti”.

Ma se nel futuro immediato del Sindaco c’è la Città di Aosta, ancora non si svela il mistero su una eventuale ricandidatura di Centoz alla giuda del Capoluogo: “Questo non lo so, è una questione in fase di attenta valutazione”.

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