Sul futuro dei Comuni spaccatura profonda all’interno dell’Union Valdôtaine

Ieri sera i sindaci dell'UV si sono confrontati sulle dimissioni di Gerandin da presidente del Cpel. Ore di dibattito ma senza arrivare a un posizione condivisa per divergenze sul futuro assetto dei comuni. Tensione alta nell'UV: si dimette David Follien.
La sede dell'Union valdotaine
Politica

Non solo sull’esito referendario, ma anche sul futuro dei comuni valdostani si gioca la “tenuta” del partito di maggioranza relativa: l’Union Valdôtaine. E’ di ieri sera la riunione che ha visto ritrovarsi i sindaci targati UV, insieme al Presidente della Regione Augusto Rollandin e al Presidente del Mouvement Ego Perron, presso la sala dell’Hotel des Etats del municipio di Aosta.

Un incontro inconsueto per l’Union, convocato d’urgenza per chiarire il da farsi all’indomani delle dimissioni annunciate di Elso Gerandin dalla carica di presidente del Consorzio degli enti locali e all’ordine del giorno della prossima assemblea di martedì 27 novembre. Diverse ore di discussione – l’incontro è finito a tarda notte – non sono state sufficienti per arrivare a una decisione condivisa.

Tutto rimandato, quindi, a lunedì prossimo, il giorno prima dell’Assemblea. I sindaci unionisti dovranno presentarsi al tavolo con un documento di sintesi condiviso, che trovi la convergenza tra due diverse visioni. I nodi da sciogliere sono più d’uno. La successione di Gerandin, ma anche l’assetto futuro dei comuni valdostani, alle prese con una riduzione delle risorse (nel 2013 è prevista una riduzione sui trasferimenti alla finanza locale di 13 milioni di euro) e i vincoli imposti dal patto di stabilità nazionale sempre più stringente (la stima dei fondi “non spendibili” è di 22 milioni di euro).

Le due posizioni in campo

Su questi temi, però, dalla riunione di ieri sera sarebbe emersa una profonda spaccatura. Due nella sostanza gli schieramenti. Da una parte ci sono i fedelissimi del Presidente Rollandin, pronti a sottoscrivere la riforma annunciata nelle scorse settimane che prevede la nascita di Unioni di Comuni, con una popolazione di almeno 2.000 abitanti, che dovranno gestire in forma associata tutte le funzioni, salvo l’anagrafe e lo stato civile.

Dall’altra, invece, un gruppo di sindaci, principalmente dell’alta valle, che sposa le tesi del presidente uscente Gerandin, orientato a intraprendere un cambiamento meno traumatico. “L’articolo 18 della spending review offre due possibilità – spiega Gerandin – l’unione dei comuni o le convenzioni di servizi fra comuni, quest’ultime potranno essere utilizzate per un massimo di tre anni per valutare alla fine di quel periodo la loro economicità”. E Gerandin sostiene questa seconda opzione che “porterà comunque all’unione dei comuni ma in maniera graduale. L’importante poi è che rimanga l’appartenenza territoriale.”.

“L’obiettivo del documento che andremo a sottoscrivere – ha confermato Corrado Jordan, Sindaco di Saint-Rhémy-en-Bosses – è di ricompattare le diverse componenti dei sindaci che, ad oggi si trovano in una situazione di stallo. Personalmente do fiducia a Elso Gerandin perché ha lavorato bene dal punto di vista amministrativo e politico ed è riuscito a fare convivere le diverse opinioni dei sindaci: se ora ci dividiamo siamo perdenti”.

Il processo ai quattro “dissidenti” e le dimissioni di Follien

Di sicuro, la tensione nell’UV rimane altissima. Lunedì prossimo, il Comité Fédéral accoglierà al proprio tavolo anche Antonio Fosson, André Rosset, Laurent Viérin e Luciano Caveri, vale a dire i quattro firmatari della lettera inviata al Presidente Ego Perron alla vigilia del referendum, per denunciare “un dialogo ai minimi storici” ed esprimere solidarietà allo stesso Gerandin. E poi, come se non bastasse, ci sarà da affrontare anche la questione delle dimissioni presentate nelle ultime ore dal vice presidente del Movimento, David Follien. Per il momento, anche lui si rifugia nel classico “no comment”.
 

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