Traforo del Monte Bianco, Tajani vede uno spiraglio francese sulla seconda canna

Per il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, dal vertice di oggi è arrivato almeno un segnale di apertura: la disponibilità francese a valutare uno studio d’impatto sull’opera.
Comitato di cooperazione frontaliero italo francese.
Politica

L’Italia e la Valle d’Aosta continuano a chiedere la seconda canna del traforo del Monte Bianco, la Francia continua a dire “No”. Ma, per il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, dal vertice di oggi è arrivato almeno un segnale di apertura: la disponibilità francese a valutare uno studio d’impatto sull’opera.

A  spiegarlo è stato lo stesso Tajani al termine del Comitato di cooperazione frontaliera italo-francese, nella conferenza stampa congiunta con l’omologo francese Jean-Noël Barrot.

“Sul Monte Bianco la posizione italiana è favorevole alla creazione di una doppia canna, e anche gli svizzeri sono favorevoli, mentre la posizione francese è diversa”, ha spiegato Tajani. “Ho però apprezzato la volontà del ministro di valutare uno studio di impatto redatto da due università, in modo da poter fare una valutazione concreta, affrontare la discussione e vedere se, sulla base degli studi, la Francia possa essere interessata. Questo lo considero un’apertura. Valutare l’ipotesi significa non aver detto no per principio, ma studiamo, valutiamo e poi prenderemo le nostre decisioni”.

Comitato
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Sul punto però Jean-Noël Barrot non ha speso una sola parola, limitandosi a richiamare altri dossier infrastrutturali, dai collegamenti marittimi alla Lione-Torino, definita strategica. Più tardi, rispondendo ai cronisti, Tajani ha letto l’atteggiamento dell’omologo francese come un “silenzio assenso”.  “Non avendo una posizione definita, non poteva neppure dire che va bene” ha aggiunto.

Il vicepremier ha insistito su questo aspetto: “Ho visto una posizione meno chiusa rispetto al passato. Già l’anno scorso qualche segnale si era visto; adesso dire ‘vediamo cosa dicono gli studi’ significa che non c’è un pregiudizio negativo”. Il riferimento è anche alle posizioni contrarie espresse da realtà territoriali francesi, in particolare da Chambéry, dove si teme che la seconda canna possa aumentare traffico e inquinamento. “Io dico che è vero l’esatto contrario. Convinceremo anche loro”, ha aggiunto Tajani.

Comitato
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“Se bisogna valutare uno studio di impatto insieme, noi siamo pronti a farlo. L’obiettivo per noi è favorire i collegamenti e ridurre l’inquinamento. Noi continuiamo, la Svizzera ci sostiene, non molliamo e porteremo il tema anche al prossimo vertice intergovernativo”.

Lo studio, ha spiegato ancora Tajani, sarà affidato alla Bocconi e a un’università francese. “Si potranno così valutare benefici e vantaggi. Io ritengo che questi ultimi vincano dieci a uno. Non vogliamo imporre nulla, ma siamo convinti della bontà della nostra posizione, utile all’economia, ai cittadini e alla lotta ai cambiamenti climatici”.

Se il ministro Antonio Tajani ha espresso soddisfazione, lo stesso non si può dire del presidente di Confindustria Valle d’Aosta, Francesco Turcato. “E’ qualcosa, ma non è quello che volevamo”. Turcato pone poi una delle questioni emerse oggi. “Un dato che mostra come i primi due anni di lavori abbiano prodotto un risultato insufficiente: dei 600 metri previsti ne sono stati realizzati solo 300. Se si fa un calcolo semplice e si considera che in origine il traforo avrebbe dovuto chiudere per  3 mesi per 18 anni, il tempo rischia ora di raddoppiare. Capite cosa significherebbe tenere chiuso un tunnel per 30 anni?”

In apertura dei lavori del Comitato era stato il presidente della Regione Renzo Testolin a ribadire le richieste della Valle d’Aosta. “E’ necessario che il Traforo del Monte Bianco rimanga aperto durante tutto l’anno, per una necessità non soltanto economica, ma anche sociale e culturale”.

Sul tavolo del Comitato c’erano però anche molti altri temi

Il presidente Renzo Testolin ha richiamato l’impegno della Regione nella valorizzazione del bilinguismo, soffermandosi sul modello scolastico valdostano e sulla scelta di sostenere il costo delle certificazioni linguistiche Delf e Dalf per gli studenti delle scuole superiori. Testolin ha inoltre ricordato la volontà della Valle d’Aosta di partecipare in modo diretto all’Organisation Internationale de la Francophonie e ha aggiornato sul proseguimento dei contatti con France Télévisions, per riportare a breve la ritrasmissione dei canali francesi sul territorio regionale.

“Ringrazio il ministro Tajani e il ministro Barrot per questo incontro proficuo e per continuare a credere e a investire sui principi espressi dal Trattato del Quirinale, il cui obiettivo è proprio quello di fornire una cornice politica e istituzionale capace di incoraggiare la cooperazione tra i nostri due Paesi e che riveste dunque per noi un’importanza cruciale”, ha concluso Testolin.

I confronti politici del Comitato sono stati preceduti, nel corso della mattinata, dai tavoli tecnici che hanno riunito parlamentari, rappresentanti delle Regioni e degli enti locali, oltre ai dirigenti delle amministrazioni delle aree territoriali lungo la frontiera franco-italiana.

Ad aprire i lavori è stato l’assessore all’Istruzione, cultura e politiche identitarie Erik Lavevaz, che ha richiamato il valore del bilinguismo come strumento di integrazione e di sviluppo della comunità valdostana. Nella sessione dedicata ai giovani e alla cooperazione transfrontaliera, Lavevaz ha sottolineato la volontà di rendere il bilinguismo “più vissuto e più presente nella vita quotidiana della comunità valdostana”, anche attraverso l’accordo con France Télévisions e il rafforzamento degli scambi culturali con realtà francofone.

Infine, l’assessore ha evidenziato come molti incontri, scambi e iniziative transfrontaliere rischino oggi di essere frenati da una normativa “probabilmente non più attuale”, come la legge La Loggia del 2003, che impone a Comuni e Regioni di comunicare preventivamente al Ministero degli Esteri e alla Presidenza del Consiglio ogni attività internazionale. Un nodo che, secondo la Valle d’Aosta, potrebbe rientrare tra gli ostacoli da superare nel quadro del Trattato del Quirinale.

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