In mezzo secolo la sinistra valdostana, sulla falsariga di quella italiana, ha dovuto cambiare pelle più volte, aggiornando di volta in volta i propri simboli e nomi. Al di là delle mutazioni c’è sempre stato, però, un elemento di continuità, cresciuto assieme alla gauche, e portato avanti da generazioni di militanti. Non è una questione di eredità politica, ma finanziaria: stiamo parlando dei beni mobili e immobili della sinistra regionale. Un patrimonio stimato attorno al milione e 700mila euro, secondo l’attuale valore di mercato. Ieri, mercoledì 20 gennaio, nella sede del Pd regionale, è stata presentata alla stampa la Fondazione Giulio Dolchi, che gestirà il patrimonio della Gauche valdotaine-Democratici di sinistra. Si tratta di un processo avviato in tutta Italia dal 2007. All’epoca Ds e Margherita sono confluiti nel nascente Pd, e per dare continuità e stabilità al patrimonio il tesoriere nazionale Ds Ugo Sposetti ha invitato a trasferire i beni del partito in fondazioni create appositamente a questo scopo. Tale forma giuridica presenta anche un non indifferente vantaggio fiscale, dal momento che, in caso di cessione o di vendita degli immobili, la fondazione non paga l’11% di tassa sul registro.
La neonata fondazione è stata intitolata a un grande esponente della storia del partito, partigiano, presidente dell’Anpi dal 1947, presidente del partito, fondatore del Travail, a lungo consigliere comunale di Aosta e consigliere regionale e presidente del Consiglio regionale, e decorato con la Legion d’Onore della Repubblica francese.
La fondazione sarà guidata da un consiglio di amministrazione, guidato da Ercole Martinet, e da un comitato di indirizzo, con a capo Elisabetta Rosaci. Membri del cda sono Raimondo Donzel, Walter Pivato, Massimo Verduco e Giuseppe Rollandin. Questo ultimo ha svolto una perizia per inventariare e valutare il valore patrimoniale dei beni dei Ds valdostani, in modo che la fondazione potesse ottenere un riconoscimento giuridico.
La fondazione sarà guidata da un consiglio di amministrazione, guidato da Ercole Martinet, e da un comitato di indirizzo, con a capo Elisabetta Rosaci. Membri del cda sono Raimondo Donzel, Walter Pivato, Massimo Verduco e Giuseppe Rollandin. Questo ultimo ha svolto una perizia per inventariare e valutare il valore patrimoniale dei beni dei Ds valdostani, in modo che la fondazione potesse ottenere un riconoscimento giuridico.
Da quanto è emerso, la fondazione Giulio Dolchi si troverà a gestire una somma irrisoria in contanti, circa 6.500 euro, ma un patrimonio ben più consistente in partecipazioni e immobili. In particolare, amministrerà in qualità di socio unico la società Monte Emilius, proprietaria della sede del Pd, dei locali di una ludoteca, di tre cantine, un ufficio con garage e un magazzino, tutti ad Aosta, di una porzione di fabbricato rurale a Montjovet e di due terreni nel capoluogo, uno dei quali, con capannone annesso, è sempre stato utilizzato per le feste dell’Unità prima, e per la festa Democratica dopo il 2007.
La fondazione possiede inoltre una quota di partecipazione pari a 10.600 euro circa nella cooperativa “Le Travail”. Secondo l’architetto Rollandin il patrimonio ammonta a circa un milione e 700 mila euro, che, se amministrati in maniera oculata, potrebbero essere messi a frutto. E’ appunto quanto si prefigge di fare la fondazione, che supporterà le attività politiche del Pd. Tra i suoi scopi istituzionali ci sono anche la promozione della cultura, del pensiero e dell’azione politica del partito e l’organizzazione di attività formative, convegni e corsi. In particolare, la fondazione intende tutelare al meglio la memoria di Giulio Dolchi, riordinando gli archivi omonimi e realizzando iniziative a lui dedicate.
