Covid-19: casi gestibili e servizi essenziali ancora garantiti

La strategia adottata dall’Azienda Usl: isolare in apposite bolle all’interno dei vari reparti i pazienti malati, per evitare la riapertura del reparto covid. Nuovo picco atteso per fine ottobre.
Foto Pixabay
Sanità

Erano in tutto 17 i pazienti affetti da Covid-19 ricoverati domenica 9 ottobre presso l’ospedale Umberto Parini di Aosta, 11 dei quali posizionati nel reparto di Malattie infettive e 6 dei quali dislocati nei vari altri reparti della struttura. Le degenze, pertanto, paiono attestarsi attorno a livelli ancora gestibili, ma resta elevato il timore di un possibile picco alla fine del mese di ottobre.

Pazienti e reparti

A livello ospedaliero, l’Azienda Usl della Valle d’Aosta ha di recente predisposto una ventina di letti puliti non indirizzati al trattamento dell’epidemia di Covid bensì destinati ad attività e prestazioni di cura ordinarie.

“A oggi, accanto ai casi più gravi gestiti da Malattie infettive e Pneumologia ma tuttora assenti in Terapia intensiva grazie all’effetto contrastante del vaccino, i cosiddetti casi centauri giunti al ricovero e successivamente risultati positivi dopo un tampone sono tuttora confinati in apposite bolle o stanze isolate ritagliate internamente ai reparti dedicati – illustra il direttore dell’Ausl Guido Giardini -. Sommata a una predominanza di forme di contagio lievi o moderate, tale strategia ci permette di destinare il nostro personale al mantenimento in attività di servizi essenziali quali chirurgia e oncologia”.

I casi di polmonite

Nemmeno la correlata insorgenza di problematiche respiratorie o addirittura polmoniti pare spaventare medici e infermieri valdostani, tuttavia resta alto il livello di attenzione sanitaria ai degenti affetti da Covid-19 particolarmente indeboliti dalla patologia.

“La situazione attuale vede al momento pochi ricoveri per polmoniti franche, casi che rappresentano fortunatamente la minoranza – spiega l’infettivologa Silvia Magnani -. La maggior parte dei positivi ha poca necessità di ossigeno però abbisogna di un posto in reparto per ragioni assistenziali dovute al peggioramento di fragilità esistenti apportato dall’epidemia”.

Un mese incerto

Avendo a che fare con una patologia che ha dimostrato e perdura nel dimostrare tuttora la propria imprevedibilità e la propria tendenza a impedire previsioni adeguate e corrette, i sanitari valdostani non possono che dirsi preparati e al contempo preoccupati che sopraggiunga a breve un nuovo picco pandemico.

“Ci auguriamo che tale ulteriore ondata possa essere facilmente gestibile a domicilio o, nel caso di pazienti anziani, all’interno delle microcomunità della regione, registrando soltanto casi di entità lieve come sino quelli attuali e permettendoci di non riaprire un reparto Covid che finirebbe inevitabilmente con il rallentare quella quotidianità medica fatta di screening, controlli e operazioni – prosegue Giardini -. Speriamo pertanto che il solo potenziamento da 10 a 15 letti della struttura Covid per anziani lungodegenti di Variney possa dimostrarsi sufficiente e non ci vincoli, qualora la situazione in ospedale divenga ingestibile, ad attivare nuovamente il piano strategico aziendale presentato ad agosto, che prevede di aprire un reparto aggiuntivo ottenendo peraltro l’aiuto di strutture esterne quali la clinica di Saint-Pierre e l’Rsa di Via Festaz”.

La campagna vaccinale

Non saranno soltanto le dosi di vaccino anti Covid di ultima generazione bensì anche le circa 20 mila dosi di vaccino antinfluenzale da poco ordinate e a breve in arrivo a essere prossimamente somministrate ai richiedenti da parte di medici ospedalieri o medici di famiglia.

“Abbiamo richiesto un numero maggiore di campioni rispetto all’anno passato ma soltanto quando effettivamente essi verranno consegnati sapremo organizzarci per la loro somministrazione ai valdostani che lo vorranno – conclude Giardini -. Un plauso va sicuramente al grande lavoro svolto da parte dell’area prevenzione e dell’area territoriale, le quali materialmente gestiscono la campagna nelle zone periferiche e nelle microcomunità, vegliando affinché i soggetti più fragili ricevano la propria vaccinazione”.

Altre patologie

Nonostante il persistente dilagare di preoccupanti patologie nel resto dell’Italia, la Valle d’Aosta pare ancora essere, come specificato da Magnani, “esente dalla diffusione di disturbi quali per esempio il temuto Vaiolo delle scimmie, del quale a oggi non sono ancora stati riscontrati casi ospedalieri”.

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