La Medicina Nucleare del “Parini” riconosciuta come Centro di eccellenza in teranostica

La teranostica – spiega l'Usl – unisce diagnosi e terapia per creare trattamenti personalizzati, soprattutto in oncologia. Altra novità: all’ospedale “Parini” è ora disponibile la prima terapia con radioligandi, tra le più avanzate forme di medicina oncologica di precisione.
L'équipe di Medicina Nucleare del "Parini"
Sanità

L’équipe della Medicina Nucleare di Aosta, in collaborazione con la Fisica Sanitaria, ha ottenuto la certificazione europea come “Centro di eccellenza in teranostica” rilasciata dall’Associazione Europea di Medicina Nucleare.

La teranostica – spiega l’Azienda Usl in una nota – è un approccio medico che unisce diagnosi e terapia per creare trattamenti personalizzati, soprattutto in oncologia, utilizzando molecole che riconoscono i tumori, permettendo di visualizzarli (diagnosi) e contemporaneamente di distruggerli con dosi mirate di radiazioni (terapia).

“Si tratta di un riconoscimento di altissimo livello scientifico e clinico che colloca Aosta tra i soli nove centri in Italia ad aver conseguito questa certificazione, a conferma della qualità delle competenze, delle tecnologie e dei percorsi assistenziali offerti”, dice ancora l’Azienda sanitaria.

A questo traguardo si affianca un’altra novità: all’ospedale “Parini” è recentemente diventata disponibile la prima terapia con radioligandi, il radiofarmaco PSMA (Prostate-Specific Membrane Antigen) coniugato con Lutezio-177 (vipivotide tetraxetan), tra le più avanzate forme di medicina oncologica di precisione. Ogni trattamento ha un costo di circa 90mila euro.

“È un traguardo importante che garantisce ai valdostani uno strumento ed un vantaggio terapeutico rilevante – spiega Massimo Uberti, direttore generale Usl –. Il costo molto significativo dimostra però anche la sfida a cui è chiamata la sanità pubblica rispetto alla sostenibilità delle nuove terapie dai costi altissimi”.

Attualmente, in Italia, questa terapia è disponibile solo in centri specialistici altamente selezionati ed è attualmente indicata solo in una fase di malattia più aggressiva e difficile da trattare, detta “carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione” (mCRPC), che abbiano già ricevuto altri trattamenti.

Il carcinoma prostatico è il tumore più frequente tra gli uomini (lo scorso anno in Italia ne sono stati stimati oltre 41mila nuovi casi) e ha ottime possibilità di guarigione se diagnosticato in fase precoce. Quando arriva alla fase metastatica, rappresenta ancora una delle principali cause di mortalità oncologica maschile.

“La terapia oncologica di precisione con radioligandi consiste nella somministrazione di una molecola in grado di riconoscere selettivamente le cellule tumorali (ligando), associata ad un radionuclide terapeutico, in questo caso il lutezio-177 – – spiega il dottor Carlo Poti, direttore della Medicina nucleare e del Dipartimento di Diagnostica per immagini – . Dopo l’infusione (si tratta infatti di una terapia per via endovenosa), il radiofarmaco si lega alle cellule che esprimono l’antigene di membrana specifico della prostata (PSMA), una proteina presente in elevata quantità nelle cellule del tumore prostatico. Le emissioni radioattive del Lutezio177 colpiscono e distruggono le cellule tumorali con estrema precisione, limitando così i danni ai tessuti sani circostanti”.

E aggiunge: “Si tratta di una terapia sicura e senza effetti collaterali gravi o fastidiosi, è in grado di ridurre il rischio di morte e di rallentare in modo significativo la progressione della malattia. Grazie alla volontà dell’Azienda di investire in approcci innovativi, si apre la strada a un cambiamento importante nella gestione clinica del tumore prostatico metastatico”.

Ulteriori prospettive incoraggianti – dice sempre l’Usl – arrivano dallo studio clinico internazionale PSMAddition presentato recentemente a Berlino durante il Congresso della Società Europea di Oncologia Medica 2025. I risultati hanno confermato l’efficacia della terapia con radioligandi anche in stadi più precoci della malattia, in fase ancora ormono-sensibile (mHSPC). Ciò potrebbe consentire, in futuro, un’estensione delle indicazioni terapeutiche ampliando il numero di pazienti candidabili al trattamento con l’obiettivo di ritardare la progressione della malattia e migliorare qualità e aspettativa di vita.

“Il riconoscimento europeo e l’avvio di queste terapie innovative confermano l’impegno dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta nel garantire ai cittadini cure oncologiche di eccellenza basate sulle più avanzate evidenze scientifiche e su un approccio sempre più personalizzato”, chiude la nota da via Guido Rey.

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