La riforma degli istituti tecnici entrerà nelle aule da settembre, ma in Valle d’Aosta il prossimo anno scolastico sarà soprattutto un periodo di transizione.
I percorsi resteranno quinquennali e, per le nuove classi prime, l’organizzazione delle lezioni non dovrebbe discostarsi in modo significativo da quella già presentata alle famiglie.
La revisione, voluta dal ministero dell’Istruzione e del merito e contestata da una parte degli studenti e degli insegnanti, interesserà i quattro istituti tecnici presenti sul territorio regionale: l’Isiltep di Verrès, il Manzetti, il Corrado Gex e l’Institut agricole régional.
Con i dirigenti di questi istituti, la sovrintendente agli studi Marina Fey ha già avviato un’interlocuzione, per chiarire che cosa succederà nell’anno scolastico 2026/27.
Dalla sovrintendente arrivano soprattutto rassicurazioni sulla continuità dell’offerta formativa rispetto a quanto illustrato alle famiglie durante le attività di orientamento che hanno preceduto le iscrizioni.
Una delle principali critiche sollevate a livello nazionale riguarda infatti i tempi di approvazione della riforma. Il decreto ministeriale è stato firmato il 19 febbraio 2026, ma è stato pubblicato solo il 9 marzo, quando le scuole avevano già presentato la propria offerta formativa e le famiglie avevano concluso le iscrizioni.
“Stiamo già facendo alcune valutazioni in prospettiva che non riguarderanno però l’anno scolastico imminente”, spiega Fey. “Una volta ricevute le linee guida, vogliamo dare alle famiglie la possibilità di conoscere le nuove proposte durante le attività di orientamento nei prossimi mesi di novembre e dicembre”.
Anche a livello regionale restano molti elementi da chiarire. “Stavamo aspettando indicazioni ministeriali che sarebbero dovute arrivare entro la fine dell’anno scolastico, nel mese di giugno, ma che probabilmente riceveremo soltanto tra settembre e ottobre”, aggiunge la sovrintendente.
Quel che è certo è che, nell’anno scolastico 2026/27, nessun istituto tecnico valdostano attiverà il cosiddetto modello ‘4+2’.
Il percorso prevede quattro anni di scuola secondaria superiore, seguiti da due anni negli Its Academy, gli istituti tecnologici superiori. Fa parte della filiera tecnologico-professionale e sarà attivato soltanto dalle scuole che scelgono di aderire: non sostituirà quindi automaticamente i corsi quinquennali degli istituti tecnici.
La riforma ordinaria sarà invece applicata progressivamente a partire dalle classi prime del 2026/27. Per le nuove prime entreranno in vigore i nuovi quadri orari, mentre le classi successive proseguiranno con il precedente ordinamento.
Anche su questo punto Fey rassicura: “I quadri orari ricalcano sostanzialmente, anche per quanto riguarda gli organici e il monte ore, quelli dell’anno scolastico appena trascorso”.
I nuovi quadri orari sono stati criticati soprattutto per la ridefinizione del rapporto tra l’area di istruzione generale e le discipline di indirizzo. Se l’intento da parte del Ministero è quello di potenziare le discipline tecniche, orientando i percorsi verso le competenze richieste dalle industrie e dal mercato, a preoccupare è il possibile ridimensionamento delle materie di formazione generale.
In Valle d’Aosta, in ogni caso, la sovrintendente ricorda che “le discipline tecniche erano già state potenziate nel 2010 e quindi i quadri orari non hanno subito modifiche particolarmente rilevanti”.
Quanto alla famigerata area di ‘autonomia’ che la riforma lascia ai singoli istituti per programmare liberamente parte delle ore di formazione, anche qui la linea scelta è quella della continuità. “Le scuole hanno deliberato un incremento del monte ore per mantenere il più possibile quanto era stato presentato alle famiglie durante l’orientamento”, spiega Fey.
Sono stati rassicurati anche i docenti, tra i quali erano emersi dubbi sull’accorpamento di alcune discipline previsto dalla riforma. “Nessuno perderà il posto e le classi di concorso rimarranno quelle attuali. Considerata la situazione ancora poco chiara, abbiamo cercato di mantenere quanto era già stato previsto”, conferma la sovrintendente.
Per gli istituti tecnici, il 2026/27 sarà dunque un anno di passaggio. “La riforma, nelle intenzioni ministeriali, deve partire da settembre, ma bisogna ancora attendere gli sviluppi a livello nazionale, dove è aperto il confronto con le organizzazioni sindacali”, conclude Fey.
“Al momento non è possibile fare un discorso complessivo sull’intero quinquennio. Per il prossimo anno abbiamo applicato quanto previsto, cercando un equilibrio con l’offerta già presentata alle famiglie e ai futuri studenti”.

Una risposta
Peccato, persa una preziosa occasione per il 3+2….