Aosta, il 30 giugno ripartono le consegne a domicilio per il “Bonus alimentare”

Sono state circa 50 le richieste di accesso al servizio messo in piedi dal Comune di Aosta per l'acquisto e la consegna a domicilio di generi alimentari e/o di prima necessità per i cittadini bisognosi.
Piazza Chanoux -Municipio
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Sono state circa 50 le richieste di accesso al “Bonus alimentare”, il servizio messo in piedi dal Comune di Aosta per l’acquisto e la consegna a domicilio di generi alimentari e/o di prima necessità per i cittadini bisognosi.

Le domande pervenute – spiega l’Amministrazione del Capoluogo – saranno ora esaminate dagli Uffici comunali anche alla luce delle previsioni contenute nel Regolamento delle modalità di erogazione delservizio spesa” correlato all’emergenza epidemiologica da Covid-19” approvato dal Consiglio comunale lo scorso 17 giugno.

Conclusa questa operazione, martedì 30 giugno è previsto l’avvio delle consegne a domicilio che interesseranno anche i nuclei familiari più esposti agli effetti economici causati dalla pandemia, già mappati in occasione della prima tornata alimentare e rimasti in situazione di difficoltà economica anche al termine del “lockdown”.

L’entità del sostegno sarà determinata con il metodo già impiegato nell’ultima tornata di elargizione del bonus alimentare, ovvero con la divisione dell’importo disponibile per la somma di tutti i componenti di tutti i nuclei aventi diritto, moltiplicato per la consistenza di ciascun nucleo.

“Ringraziando gli uffici e le cooperative sociali per il lavoro svolto in maniera egregia, nonostante tutte le difficoltà del periodo – spiega l’assessore alle Politiche sociali Luca Girasole –, desidero sottolineare che la consistenza ridotta delle nuove domande presentate ci fa ben sperare per il futuro, anche se il loro numero, sommato a quello delle istanze già raccolte nel corso della prima tornata di erogazione del bonus alimentare, evidenzia che una fetta consistente della popolazione aostana versa ancora in condizioni di precarietà a causa della crisi causata dall’epidemia, e necessita, per questo motivo, di interventi più incisivi sui quali stiamo lavorando insieme agli operatori del settore sociale”.

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