Asili nido della Mont-Émilius, i vincoli Covid anticipano la chiusura alle 16

La decisione, che stanno vagliando diverse Unités, tiene conto delle "strettoie" del Protocollo: tra sanificazioni, ingressi contingentati e un rapporto bambini/operatori che passa da 1:8 a 1:6, cercando di non aumentare i costi per le famiglie. Preoccupazione tra i genitori: la chiusura non coincide con gli orari di lavoro.
Bambini all'asilo - foto d'archivio
Società

Asili nido comunali: abbiamo un problema. Le “strettorie” definite nel Protocollo di riapertura delle strutture – la diminuzione del rapporto bambini/educatori che scende da 1:8 a 1:6, gli ingressi scaglionati, l’attività in piccoli gruppi fissi per evitare assembramenti e, soprattutto, l’aspetto della sanificazione massiccia – cambiano la geografia del servizio.

Soprattutto, “nodo gordiano”, gli orari dei nido.

Uno “slittamento” di due ore giornaliere, con il servizio che sarà operativo dalle 8 alle 16 e che rischia di mettere in difficoltà diverse famiglie che si troverebbero così “scoperte”, vista l’incompatibilità con gli orari di lavoro.

I genitori sono preoccupati, qualcuno è furibondo. Come il padre di una bimba di 20 mesi che frequenta il nido di Saint-Christophe: “Ieri, lunedì 7 settembre – spiega –, ho ricevuto una chiamata dalla responsabile della Cooperativa che gestisce la struttura e che mi avvertiva che il servizio che partirà il 14 settembre con questa novità. Sono furioso e contesto diverse cose, anzitutto che l’Unité Mont-Émilius prima di prendere decisioni su questi servizi avrebbe dovuto contattare i genitori mentre è stata fatta una scelta piombata giù dall’alto, senza riunioni o confronti con gli utenti e con le famiglie”.

Questione che va oltre l’Unité tout court: “Nemmeno il mio Sindaco ha fatto sapere niente, anche in questo caso nessuna riunione preventiva per capire se le famiglie fossero d’accordo, le loro esigenze e magari fossero disponibili a pagare di più – prosegue lo sfogo –. Si può capire che il Covid abbia cambiato tutto e fatto lievitare i costi, ma non si è tenuto conto del fatto che le famiglie hanno la possibilità di accedere al voucher regionale sulla Prima infanzia (passato dal 20% al 40% di sconto alla fonte, ndr.) e al bonus nazionale che varia in base all’Isee”.

Non solo: “La cosa che mi ha fatto davvero perdere le staffe – spiega ancora il genitore –, è che mi sia stato detto che se avessi voluto usufruire di ore in più avrei dovuto pagarle a parte. Non è meglio pagare di più l’Unité e accedere ai bonus? Anche se pagassi 100 euro in più, 40 sarebbero ammortizzati dal voucher regionale e se rientro nelle fasce Isee riesco a coprire l’esborso senza rinunciare a due ore di servizio, che crea un disagio enorme”.

“Tirato per la giacchetta” – anche se le valutazioni sono in ballo in tutte le furono Comunità montane – il Presidente della Mont-Émilius (Ente che gestisce, oltre al nido di Saint-Christophe, quelli di Nus e Pont Suaz, a Charvensod) Michel Martinet spiega: “Anzitutto abbiamo esclusivamente adeguato l’orario a quello della Scuola materna, senza tagli. Le otto ore sono quelle previste già dalla scuola, ed il servizio sarà erogato. Da una parte però abbiamo dovuto fare una scelta obbligata, dall’altra riusciamo a non far pagare niente in più alle famiglie. Con l’emergenza è cambiato tutto e i costi rischiano di diventare insostenibili per l’Unité. Purtroppo, i costi sono aumentati vertiginosamente, tenendo conto anche delle operazioni di sanificazione e della mensa in cui sono necessarie le porzioni monodose”.

Questione di costi, quindi, da non cercare nelle tasche dei cittadini, mentre l’Unité tenta di trovare una soluzione parallela, tenendo conto della “coperta corta”: “Anche per la Cooperativa aumentano i costi. Se si vuole fare tenere il bambino nell’asilo più a lungo la possibilità c’è, ma c’è una quota a parte perché è una domanda individuale. Le famiglie possono richiederlo e stiamo verificando se si possono far rientrare nel servizio i soldi del voucher. Non è che siamo contenti di questa situazione, intendiamoci. Abbiamo fatto i salti mortale per poter aprire le strutture, e stiamo verificando se si possa fare qualcosa dal punto di vista contabile e normativo, anche perché si parla di soldi pubblici. Si cerca di trovare una mediazione con i Bilanci, e lo si fa esclusivamente per non aumentare i costi a carico delle famiglie”.

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