Barriere architettoniche, Aosta prova a recuperare il ritardo sul PEBA

A segnalarlo l'Associazione Luca Coscioni. Aosta è in buona compagnia: solo circa il 15% dei comuni italiani ha effettivamente adottato un piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA)
Società

Qualcosa si muove ora, ma Aosta sul piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) è in estremo ritardo. A dirlo è un’indagine dell’Associazione Luca Coscioni, ricordando come 40 anni è stato introdotto l’obbligo per i comuni di dotarsi di un Peba. Aosta è comunque in buona compagnia: secondo le stime dell’Associazione solo circa il 15% dei comuni italiani ha effettivamente adottato un piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, mentre la realizzazione concreta degli interventi previsti resta un problema diffuso

119 le risposte al questionario per redigere il Piano contro le barriere architettoniche di Aosta

Il percorso per la redazione del piano è stato avviato dal Comune di Aosta solo nel maggio 2025. L’amministrazione ha aperto una fase partecipativa chiedendo ai cittadini di segnalare la presenza di barriere architettoniche negli edifici pubblici e negli spazi urbani attraverso un questionario dedicato. Il termine per l’invio delle segnalazioni era stato fissato al 15 febbraio 2026 e risulta ormai scaduto.

La consultazione rappresentava il primo passaggio verso la redazione del piano, previsto dalla normativa nazionale per individuare e pianificare gli interventi necessari all’eliminazione degli ostacoli alla mobilità. Al momento, tuttavia, non risultano ulteriori passaggi istituzionali che abbiano portato all’adozione o all’approvazione del PEBA, spiega l’Associazione. 

Il caso del capoluogo valdostano si inserisce in un quadro nazionale ancora frammentato. Dal monitoraggio condotto dall’Associazione Luca Coscioni su 118 comuni capoluogo – esclusa Roma, dove la competenza è affidata ai municipi – emerge che 43 città (36,4%) hanno approvato il piano con delibera di Consiglio comunale. Sedici comuni (13,6%) dispongono invece di piani non ancora approvati o di strumenti alternativi non previsti dalla normativa, mentre 25 (21,2%) risultano in fase di redazione. In 34 casi, pari al 28,8%, il PEBA è assente oppure non risultano informazioni disponibili.

“Dal corpo delle persone al cuore della politica: nei tribunali abbiamo conquistato un vero e proprio diritto ai PEBA”, afferma l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e legale che segue le iniziative sull’accessibilità. “La giurisprudenza ha chiarito che l’assenza dei PEBA non è una semplice mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti”. L’avvocato ricorda inoltre alcune recenti decisioni giudiziarie con cui i tribunali hanno ordinato ai comuni di adottare il piano entro tempi certi.

Per Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative dell’associazione, “a quarant’anni dalla legge istitutiva dei PEBA, l’Italia è ancora drammaticamente indietro nel rispetto dei diritti legati all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali”. “Non si tratta di un dettaglio tecnico – aggiunge – ma della possibilità concreta per milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in condizioni di pari dignità”.

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