Cogne Acciai Speciali, Legambiente: “Motivazioni Pm aumentano le nostre preoccupazioni”

Alla Regione Legambiente chiede di avviare il procedimento di modifica dell’AIA, di affidare ad Arpa un incarico "per la ricerca degli inquinanti tipici dell'acciaieria, al fine di definire il reale stato delle acque sia della Dora Baltea che della falda sotterranea di Aosta" e di avviare un graduale processo di ristrutturazione dell’acciaieria. 
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“La chiusura delle indagini sul presunto inquinamento delle acque a valle degli scarichi della CAS, dei terreni adiacenti lo stabilimento e dell’aria, non fa che confermare i timori che cittadini e associazioni esprimono da anni”. E’ quanto afferma in una nota Legambiente Valle d’Aosta.

Il procedimento si è concluso con la richiesta di archiviazione, ma le motivazioni espresse dal pm Eugenia Menichettinon fanno che aumentare le nostre preoccupazioni.  – prosegue l’associazione ambientalista – Infatti è l’Amministrazione regionale che, nel concedere l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), non ha inserito alcuni limiti specifici sulla concentrazione dei fluoruri nelle acque degli scarichi parziali, consentendo inoltre all’azienda di diluire gli inquinanti in acqua prima dello scarico nella Dora Baltea”.

Un quadro, definito da Legambiente “sconfortante e in contrasto con il Testo Unico Ambientale: una situazione, aggiunge il magistrato, in cui la Regione accetta una pratica non consentita ben sapendo che i limiti strutturali dello stabilimento, dovuti alla sua obsolescenza, non permettono di rispettare quanto prevede la legislazione a tutela dell’ambiente”.

L’Associazione ricorda, quindi, di aver più volte “sottolineato come l’obsolescenza delle strutture rappresentasse un limite insormontabile per un abbattimento significativo dell’inquinamento connesso inevitabilmente all’attività dell’acciaieria. Ricordiamo, per l’ennesima volta, che tutta l’area e gli edifici sono di proprietà di VDA Structure, società partecipata a capitale totalmente regionale. E che alcune parti dello stabilimento risalgono ai primi decenni del secolo scorso. Oltre al problema della contaminazione delle acque del nostro fiume e, forse, della falda sotterranea, la vetustà dello stabile è anche alla radice del problema delle emissioni diffuse, di cui si parla da anni. Una situazione, oltretutto, destinata ad aggravarsi con il passare del tempo, se si continuerà a cercare solo il contenimento dei problemi più che la loro risoluzione”.

Alla Regione Legambiente chiede, quindi, di avviare il procedimento di modifica dell’AIA, “al fine di eliminare le difformità segnalate dal pm Menichetti inerenti le concentrazioni di fluoruri nelle acque di scarico della CAS e porre fine alla pratica della diluizione”; di affidare ad Arpa un incarico per svolgere una campagna di monitoraggio e studio “per la ricerca degli inquinanti tipici dell’acciaieria, con particolare riferimento ai fluoruri, al fine di definire il reale stato delle acque sia della Dora Baltea che della falda sotterranea di Aosta” e di avviare un graduale processo di ristrutturazione dell’acciaieria.

Infine l’Associazione chiede l’immediata convocazione al Sindaco di Aosta dell’Osservatorio della Qualità dell’Aria, anche in forma telematica, per discutere della situazione dello stabilimento e acquisire dall’azienda e dall’amministrazione regionale gli opportuni approfondimenti.

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