Coronavirus, le autorità ammettono: “La macchina dei tracciamenti è saltata”

Alla redazione, in diversi, ci hanno segnalato di essersi autoisolati dopo aver appreso della positività di un "contatto" stretto avuto giorni prima. E' vero che in questo momento siamo chiamati tutti alla responsabilità individuale, ma il sistema può permettersi di delegare ad altri questo importante tassello della macchina dell'emergenza?
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Se la seconda ondata fosse come il gioco dell’oca potremmo dire di essere finiti sulla casella 58, lo scheletro, quella che ti fa tornare indietro al punto di partenza. Abbiamo avuto qualche mese per prepararci alla recrudescenza del virus, forti anche dell’esperienza accumulata dal marzo scorso, ma la domanda, che si pone chi scrive (ipotizzando di non essere la sola): è cosa è stato fatto in questi mesi? Perché a fine ottobre abbiamo ancora una tenda – se nevica cosa succederà? – ad accogliere nel triage i potenziali pazienti positivi al Covid?  Perché non si è pensato prima di potenziare la strutture deputate ad effettuare il tracciamento dei contatti dei positivi?

Il contact tracing è andato in estrema difficoltà per l’alto numero dei pazienti che abbiamo registrato in questo periodo, 1181 positivi ieri, lo stesso numero di fine aprile/maggio. Un gran numero di positivi concentrati ha fatto saltare la macchina – dice oggi il coordinatore dell’emergenza Luca Montagnani – come l’ha fatta saltare in tutto Italia, non è che noi siamo i più cattivi.”

La sensazione è che già da settimane il tracciamento dei contatti – ovvero la ricerca e gestione dei contatti di una persona positiva al Covid, una componente chiave delle strategie di prevenzione e controllo  – fosse in estrema difficoltà. Alla redazione, in diversi, ci hanno segnalato di essersi autoisolati dopo aver appreso della positività di un “contatto” stretto avuto giorni prima. E’ vero che in questo momento siamo chiamati tutti alla responsabilità individuale, ma il sistema può permettersi di delegare ad altri questo importante tassello della macchina dell’emergenza?

“Qua ci sono stati dei ritardi” dice ancora Montagnani “Stiamo lavorando per potenziare il Dipartimento di igiene e prevenzione perché riteniamo che sia una cosa importante, ma anche lì è difficile, perché dobbiamo vaccinare le persone contro l’influenza, è un lavoro enorme. Sarebbe molto più facile se avessimo il doppio delle risorse”. Quante sono ad oggi le risorse impiegate in questa attività? “C’è tutto il Dipartimento di igiene e prevenzione a turni, più sono state prese quattro persone dai pensionamenti recenti e stiamo lavorando con l’Inail e l’esercito per aumentare il personale dedicato a questa attività”.

Se l’ultimo anello della catena – “test – trace – isolate” – è andato in tilt, non si può certo dire che il primo stia funzionando alla perfezione. Circa 2.400 persone in Valle d’Aosta attendono oggi un tampone, alcuni per confermare la positività, altri per esser liberati dalla quarantena. Il dottor Montagnani ricorda oggi che “i tamponi non sono la panacea di tutti i mali”, ma si può pensare di delegare anche ai cittadini l’autodiagnosi o l’eventuale uscita dalla quarantena?

0 risposte

  1. La situazione è grigia in tutta la Penisola, ma qui ha sfumature più scure perché dovrebbe regnare l’autonomia e quindi si potrebbero fare scelte più coraggiose rispetto a quelle fatte sinora. È logico che se per ovviare alla carenza di personale vengono richiamati pensionati (almeno fossero forza lavoro, ma si parla di dirigenti che non so a cosa possano essere utili) oppure ci si affida alle agenzie interinali mettendo sullo stesso piano operatori sanitari e colf ( con tutta la mia stima per la categoria), non si avrà mai una squadra di professionisti rodata a sufficienza. Se ci aggiungiamo che i medici di base sono talvolta abbandonati e devono lottare contro la burocrazia, il risultato è quello che abbiamo davanti agli occhi.

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