Società di Silvia Savoye |

Ultima modifica: 3 Marzo 2021 11:32

Coronavirus, le nuove regole fino al 6 aprile. Scuole chiuse in zona rossa

In zona arancione e gialla sulla didattica a distanza decidono le regioni. In zona rossa, diversamente dal passato, chiudono anche barbieri e parrucchieri.

Bambini bambino tv televisione scuola didattica a distanza

Scuole chiuse in zona rossa, mentre in zona arancione decidono i presidenti di Regione. E’ quanto prevede il nuovo Dpcm, firmato oggi dal Premier Mario Draghi e che entrerà in vigore il 6 marzo.
A delineare le nuove misure sono stati in una conferenza stampa i Ministri della Salute Roberto Speranza e degli Affari Regionali Mariastella Gelmini.

Le principali novità

Scuole chiuse in zona rossa

Le scuole di ogni ordine e grado, infanzia ed elementari comprese, chiuderanno in zona rossa. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.
Nelle altre zone i Presidenti delle regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica: nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni o nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico.
La decisione sulle scuole, come spiegato oggi, è legata alla maggiore contagiosità della variante inglese fra la popolazione pediatrica.
Come annunciato dalla Ministra Gelmini verrà finanziata la proroga dei congedi parentali con “risorse superiori ai 200 milioni di euro”.

Barbieri e parrucchieri si fermano in zona rossa

Sempre in zona rossa, diversamente dal passato, chiudono anche barbieri e parrucchieri. Stessa sorte toccherà a tutti gli altri esercizi commerciali, ad eccezione di quelli essenziali.

Dal 27 marzo riaprono cinema e teatri in zona gialla

Nelle zone gialle si conferma la possibilità per i musei di aprire nei giorni infrasettimanali, garantendo un afflusso controllato. Dal 27 marzo, sempre nelle zone gialle, è prevista l’apertura anche il sabato e nei giorni festivi. Dal 27 marzo, nelle zone gialle si prevede la possibilità di riaprire teatri e cinema, con posti a sedere preassegnati, nel rispetto delle norme di distanziamento. La capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala.

Stop alla mobilità interregionale

Confermato fino al 27 marzo il divieto già in vigore di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, con l’eccezione degli spostamenti dovuti a motivi di lavoro, salute o necessità. Sarà comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione così come gli spostamenti motivati da esigenze lavorative, ragioni di salute o situazioni di necessità.

Seconde case in zona gialla e arancione

Si potrà continuare ad andare nelle seconde case, anche fuori in regione, in zona gialla o arancione. Non si può andare nella seconda casa con amici e parenti. Non è possibile invece – a meno di urgenti e necessari motivi – se le abitazioni sono in zone rosse.

Restano chiuse palestre, piscine e impianti sciistici

Restano al momento ancora chiuse piscine, palestre e impianti sciistici, mentre resta consentita l’attività motoria individuale all’aperto come la camminata, la bici e la corsa. Nessuna apertura serale in arrivo neppure per i ristoranti, che potranno in zona gialla restare aperti fino alle 18, consentito l’asporto fino alle 22. A domicilio è consentito ad ogni ora. Asporto e domicilio sono consentiti nelle zone arancioni e rosse.

“Il principio guida del nuovo Dpcm – ha detto il Ministro della Salute Roberto Speranza – è la tutela della salute. Siamo convinti che per far ripartire il paese serva vincere la battaglia sanitaria. Per questo il decreto è un decreto di conservazione che mantiene anzitutto la divisione in colori dell’Italia”.

Tavolo di confronto per rivedere parametri

È istituito un tavolo di confronto presso il Ministero della salute, con componenti in rappresentanza dell’Istituto superiore di sanità, delle regioni e delle province autonome, del Ministro per gli affari regionali e le autonomie e del Comitato tecnico-scientifico, con il compito di procedere all’eventuale revisione o aggiornamento dei parametri per la valutazione del rischio epidemiologico, in considerazione anche delle nuove varianti.

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