A Sarre un convegno per celebrare gli 80 anni dal primo voto alle donne

Al Castello reale oggi, sabato 30 maggio, una mattinata di riflessione per ricordare l’ottantesimo anniversario del primo voto delle donne in cui è intervenuta, tra gli altri, ex Ministra Marta Cartabia.
Libertà di scegliere anni dal voto delle donne
Società

Il 2 giugno 1946, italiane e italiani sono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica e a eleggere i rappresentanti dell’Assemblea costituente. Le donne possono, per la prima volta, non solo votare, ma essere elette grazie a due decreti del 1946: il primo riconosceva l’elettorato passivo, il secondo l’età di accesso a quest’ultimo a 25 anni.

La celebrazione dell’80° anniversario del voto alle donne è stata al centro di un convegno, dal titolo ”Libertà di scegliere. Ottant’anni dal primo voto delle donne”, che questa mattina, sabato 30 maggio, al Castello reale di Sarre ha visto confrontarsi politici, istituzioni e giustisti sul ruolo e sull’evoluzione della rappresentanza femminile nelle istituzioni.

Le 21 donne della costituente

Ad aprire i lavori Massimo Pepellin, sindaco di Sarre, che ricorda l’importanza di tenere viva la memoria di questa data. “All’Assemblea costituente, su 556 candidati, solo 21 furono le donne elette. Tutte hanno partecipato attivamente all’elaborazione del testo della Costituzione. Sono state fondamentali per portare avanti principi di uguaglianza. Oggi dobbiamo continuare a portare avanti questo impegno”.

Libertà di scegliere: il riconoscimento della persona nella vita pubblica

Stefano Aggravi, presidente del Consiglio regionale, si sofferma sul titolo dell’incontro: “Libertà di scegliere significa questo: non soltanto la possibilità di esprimere un voto, ma il riconoscimento pieno della persona nella vita pubblica. È il passaggio dall’esclusione alla partecipazione, dalla marginalità alla responsabilità condivisa.” Ricorda anche la figura di Maria Ida Viglino, protagonista della Resistenza, presidente del Comitato nazionale per la liberazione della Valle d’Aosta e pioniera dell’impegno politico femminile nella nostra regione. Segnala poi un’iniziativa del Consiglio Valle: inaugurerà in questi giorni una mostra dedicata alle donne che hanno fatto parte dell’Assemblea dal 1946 ad oggi.

Libertà di scegliere anni dal voto delle donne
Libertà di scegliere 80 anni dal voto delle donne

Mi hanno detto “non è da donne”: è così che ho scelto di fare politica

L’incontro, moderato da Luciano Caveri, presidente della fondazione Émile Chanoux, è proseguito con gli interventi di Marta Cartabia e Kata Tüttő.

Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo per le regioni, interviene in videoconferenza e racconta che, se ha scelto di fare politica, è per il motivo di cui stiamo parlando oggi: la partecipazione delle donne al sapere e alla politica. “Da piccola volevo diventare una scienziata, una biologa, e mi hanno detto: non è da donne. Poi ho cominciato a interessarmi di politica e mi hanno detto la stessa cosa. Mi sono candidata e sono stata eletta. Dobbiamo dare l’esempio ad altre donne”.
Si sofferma inseguito sulla sua visione di leadership: “Vedo la leadership come una montagna. Uomini e donne vogliono arrivare in cima ma il percorso non è lo stesso: scegliamo percorsi diversi per raggiungere lo stesso obiettivo. Più percorsi sono disponibili, più sono le possibilità di raggiungere vertice. In Europa ci sono diverse donne leader ma anche diversi tipi di leadership. Dobbiamo perseguire un percorso umano per proteggere la dignità di tutti.” conclude.

Ero l’unica donna su 15 giudici alla Corte Costituzionale

Marta Cartabia, giurista, già presidente della Corte costituzionale ed ex Ministro della Giustizia, si aggancia al discorso di Kata Tüttő: “Anche io ho avuto i miei momenti di smarrimento. Nel 2011 ero l’unica donna su 15 giudici alla Corte Costituzionale. Prima di me ci sono state solo altre due donne e sempre una alla volta. È stata una bella sfida. Io non credo nelle quote rosa rigide. Non credo sia bello essere lì perché qualcuno ha deciso che c’è una regola in cui puoi essere lì perché donna. Penso però che siano necessari e giusti degli aiuti legislativi. Con le leggi non si cambia il mondo, ma penso sia necessaria qualche legge che favorisca la rimozione di ostacoli passati e che possa incoraggiare la presenza femminile. Anche in ambito accademico si sta riflettendo in questo senso: le conferenze non possono essere svolte se non sono presenti nel tavolo anche delle esperte in materia donne”.

Segue poi gli interventi di Lorenza Palma, vicesindaca di Sarre, che racconta l’ideazione del progetto e l’importanza della ricorrenza, e di Rosalba Dondeynaz, direttrice dell’Istituto storico della resistenza e della società contemporanea.

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Libertà di scegliere 80 anni dal voto delle donne

Per sbagliare bastiamo noi

Rosalba Dondeynaz, dopo aver percorso la storia del voto alle donne, sottolinea il fatto che anche in quel periodo non mancassero momenti di scherno da parte dei colleghi uomini che avevano fatto parte dello stesso sistema di ideali in materia di libertà e Resistenza. Riporta che lo stesso Parri disse:” Per sbagliare bastiamo noi. È eccessivo che ci siate anche voi. Anche una persona valente come Parri non rinuncia alla facile ironia che dobbiamo sopportare ancora oggi.” Condivide poi le ricerche sulla percentuale di donne elette in Valle d’Aosta nel corso degli anni e la difficoltà nel reperire dati sulla stampa locale che facessero riferimento al voto del 2 giugno 1946 in maniera approfondita.

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Libertà di scegliere 80 anni dal voto delle donne

I ruoli di genere: una costruzione culturale

Conclude la mattinata la ricercatrice Adriana Meynet, con la presentazione del libro “Saint-Maurice de Sarre 1945-2025” contenente delle fotografie realizzate il 28 aprile 1945 in occasione della liberazione a Sarre. Il volume contiene anche dati storici, nomi, testi e poesie.

“ Desidero che questa piccola pubblicazione possa essere d’aiuto a giovani uomini e donne, per ricordarsi di proteggere diritti. Nessun diritto è preservato per sempre. Voglio anche ricordare che, come sostiene Margaret Mead, i ruoli di genere sono una costruzione culturale, non biologica. La società si dovrebbe fondare sul merito e sulla preparazione dell’individuo, non sul genere”.

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