“Lo sport inclusivo è lo sport progettato per tutti, ovvero per atleti con o senza disabilità”: questo è il principio fondante di EISI – l’ente italiano sport inclusivi che si occupa della promozione sportiva paralimpica. Nata nel 2006 come Associazione Baskin, negli anni ha continuato a crescere e ad espandersi in Italia, fino al 2019, quando si è trasformata in EISI comprendendo altri tre sport inclusivi: la ginnastica, il calcio e il calcio-balilla.
In Valle d’Aosta il baskin è arrivato nel 2007 con le prime sperimentazioni nelle scuole, per poi radicarsi nella comunità sportiva e cestistica della regione. Nel 2026, in Valle esistono due società che comprendono una squadra di baskin, l’Eteila basket e l’SBK. Non sono numeri da sottovalutare se pensiamo che, nel nostro girone regionale – Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta –, la Liguria non ha presentato neanche una squadra. Entrambe le squadre, inoltre, hanno ottenuto buoni, e in alcuni casi ottimi, risultati nei campionati nel corso degli anni, con l’SBK che ha conquistato il campionato 2025 e l’Eteila che quest’anno è arrivata alle semifinali, perdendo la qualificazione per un soffio.
“Il baskin è in Valle d’Aosta da oltre vent’anni: si è radicato qui con una squadra, poi con il tempo i numeri sono aumentati e adesso siamo due realtà separate” racconta Marta Guarienti, allenatrice della squadra dell’Eteila basket. Tra le due realtà però non c’è competizione, ma semplicemente delle differenze di approccio allo sport: “Noi partecipiamo tutti gli anni al campionato regionale di baskin: siamo una squadra competitiva tutti ci vediamo per giocare e migliorare insieme. I nostri giocatori danno tutto quello che hanno in campo e fuori, anche qui c’è tanta voglia di vincere e di farsi sentire, non si pensi che non ci interessi la competizione”.
Per la squadra dell’SBK, invece, “lo sport è un mezzo per interagire con le persone con disabilità, per creare inclusione, per dare loro degli strumenti e offrire un’occasione di crescita personale attraverso il movimento e lo stare insieme”, spiega Kevin Olivotto, responsabile della squadra SBK. “Anche io ho iniziato a giocare a baskin con la squadra di Luisa Spina (ora dirigente della squadra Eteila) e ho visto le potenzialità che questo sport ci dava per interagire con i ragazzi. Sono anche educatore e quindi tendo a concentrarmi sull’aspetto educativo. Poi anche noi partecipiamo al campionato anche con ottimi risultati come nel 2025”.
Le persone e i loro ruoli
L’inclusione, in questo sport, si declina in tutti i modi possibili, riconoscendo ad ogni giocatore o giocatrice un ruolo diverso, adatto alle capacità della persona e soprattutto flessibile. I cinque ruoli in campo sono suddivisi in base alle abilità fisiche dei giocatori, ma anche alle loro capacità tecniche. L’assegnazione dei ruoli non è definitiva e, durante i campionati ufficiali, viene controllata da una commissione, composta dai tecnici delle varie squadre, che visiona le partite registrate e segnala la necessità di un eventuale cambio di ruolo per i giocatori.
“Non facciamo fatica a trovare giocatori con disabilità, spesso i ragazzi e le ragazze interessate ci vengono segnalati dalla scuola, oppure dalle associazioni. Vorremmo però estendere il gruppo per coinvolgere più persone senza disabilità” racconta Marta. Il tema dell’inclusione si declina anche in questo senso: “Tutti sono fondamentali nel loro ruolo: senza gli 1 o i 2 ci sarebbe il caos in campo, ma senza i 4 e i 5 non si potrebbe fare canestro. Per giocare a baskin, infatti, non serve saper già giocare a basket, anzi, questo è uno degli unici sport di squadra in cui puoi iniziare a giocare appena arrivato: ti viene assegnato uno dei ruoli a seconda delle tue abilità fisiche e diventi immediatamente fondamentale per la squadra”.
Un’altra sfumatura di inclusione è il fatto che le squadre di baskin siano comprese all’interno delle polisportive locali: “Per noi è importantissimo che il baskin viva all’interno di questa realtà, che i ragazzi con disabilità interagiscano con la realtà del basket e con gli atleti e gli allenatori dell’SBK creando una rete di scambi”, aggiunge Kevin.
Il valore aggiunto
Al di là delle differenze di approccio, entrambe le realtà sportive pongono l’accento sulla persona e sulla costruzione di un ambiente accogliente, aperto e inclusivo. Le squadre non sono in competizione, anzi: sono realtà che condividono la passione per lo sport e la cura per le persone. “Per noi l’importante è che i ragazzi possano giocare: sono circa 70 le persone che giocano con noi e ne abbiamo anche in lista d’attesa. Se so che un ragazzo vuole iniziare subito, però, lo rimando volentieri alla squadra dell’Eteila, l’importante è che abbia la sua opportunità” precisa Kevin.
“Lo sport è lo strumento che usiamo per sviluppare queste competenze nei nostri giocatori con disabilità e per farli interagire con il mondo. Qui imparano a stare insieme, a costruire un’autonomia personale, per sviluppare delle competenze trasversali. È anche un mezzo per attirare e poi includere quella fascia di sportivi che vogliono giocare o che vogliono condividere la loro energia con i ragazzi. Noi abbiamo anche tanti volontari che ci aiutano a seguire i giocatori con disabilità, vogliamo persone che siano con noi per scelta che abbiano voglia di condividere il loro tempo con i ragazzi”.
“È uno sport di squadra dove capisci veramente cos’è l’inclusione a tutti gli effetti perché ognuno ricopre il suo ruolo, ma tutti sono indispensabili per la squadra: mi ha fatta crescere tanto come persona e come giocatrice e credo che sia un’esperienza sportiva molto arricchente” conclude Marta.
Le regole del baskin
In breve, il baskin è una versione del basket pensata per essere inclusiva, perché si gioca su un campo adattato: oltre ai due canestri tradizionali, ci sono due canestri laterali a metà campo, con aree semicircolari dedicate; sotto il canestro laterale può esserci anche un canestro più basso per alcuni ruoli. La partita dura quattro tempi da 8 minuti e ogni squadra può avere fino a 14 giocatori, di cui 6 in campo.
La caratteristica centrale del baskin è il sistema dei ruoli da 1 a 5, assegnati in base alle capacità motorie e tecniche dei giocatori. I ruoli 1 e 2 sono i pivot, hanno regole specifiche e non possono essere marcati; i ruoli 3, 4 e 5 hanno compiti diversi e possibilità di tiro differenti. La squadra deve rispettare una composizione precisa: la somma dei ruoli in campo non può superare 23, devono essere presenti alcune figure obbligatorie e tutti i giocatori a referto devono entrare in campo almeno una volta nei primi due quarti e almeno una volta nei secondi due quarti. Tra i ruoli 4 e 5 devono inoltre esserci sia giocatori che giocatrici.
Ogni ruolo ha il compito di fare da tutor a un compagno di ruolo 1, 2 o 3, guidandolo e sostenendolo nell’azione. Il regolamento prevede inoltre che, in alcune situazioni, il ruolo inferiore possa marcare quello superiore, ma non il contrario. Questo assetto serve a mantenere il gioco competitivo, ma anche equilibrato e accessibile.


