La riapertura delle palestre con personal trainer tra speranze e dubbi

Tra chi riapre per andare in pari con le spese e chi non ne vede il senso, le palestre hanno riaperto secondo il protocollo: un personal trainer per ogni cliente in un rapporto di uno a uno.
Real Change Fitness
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Da sabato 6 febbraio l’ordinanza del Presidente della Regione Valle d’Aosta Erik Lavevazil via libera alla riapertura delle palestre. Non si tratta, però, di una ripresa tout court: oltre che per l’attività delle persone disabili e degli atleti di interesse nazionale, è disposta la riapertura “per l’attività di personal training nei centri fitness e palestre, in lezioni individuali, e nel rispetto del protocollo approvato con la deliberazione della Giunta regionale n.83/2021”.

Il protocollo: un personal trainer per ogni cliente

Bisogna dunque sottostare ad un protocollo che, oltre alle varie indicazioni sulla sanificazione di locali, attrezzi, vestiti e quant’altro, dà indicazioni precise su chi e come possa ripartire, e cioè con la sola attività di personal training: un personal trainer certificato che, per ogni lezione, può seguire una sola persona per volta, in un rapporto di uno a uno. Tra lui ed il cliente va tenuta una distanza di due metri e, soprattutto, va mantenuta “una distanza interpersonale di 20 metri quadrati per ogni cliente/allievo”. Questo vuol dire che, ipoteticamente, in una palestra di 100 metri quadri possono essere presenti cinque clienti, a condizione che ci siano cinque personal trainer, a meno che una delle persone presenti non sia un atleta che utilizzi gli attrezzi, sempre mantenendo la proporzione dei 20 metri quadrati a testa.

“La speranza è di arrivare almeno in pari con le spese”

Dopo essersi districati in queste clausole – ed aver contribuito alla stesura del protocollo – i gestori della palestra Bien-Etre en Mouvement di Via Garin ad Aosta hanno riaperto oggi. “Ci siamo organizzati in modo da avere quattro personal trainer in contemporanea, variando un po’ le fasce orarie”, spiega Elena Nogara. “In tutto, compresi quindi anche gli atleti che possono allenarsi senza allenatore individuale, possiamo ospitare nove persone contemporaneamente, nella migliore delle ipotesi. In questo modo, la nostra speranza è di arrivare almeno in pari con le spese per non dover fare debiti, il che vorrebbe dire sedici persone paganti al giorno, e non è facile. Siamo aperti da sette anni, per recuperare le perdite subite in questi ultimi dodici mesi abbiamo calcolato che ci vorranno diversi anni”. Ad ottobre sono arrivati i ristori relativi a marzo e aprile 2020 ma, come continua Nogara, “sono poca cosa in confronto alle spese, siamo in una proporzione di uno a dieci. Dalla Chambre ci è stato inviato un questionario per quantificare le perdite, ci auguriamo che i ristori regionali e statali vengano dati in base alla perdita di fatturato”. In attesa che arrivino anche i ristori da ottobre a gennaio, alcuni dipendenti erano stati messi in cassintegrazione.

Tra i piccoli c’è chi non riapre: “più che linee-guida per la riapertura delle palestre sono delle linee-guida per i personal trainer”

Se per le palestre un po’ più grandi questa riapertura è una piccola ventata di ossigeno, tra i “piccoli” c’è chi, dopo aver ragionato, ha deciso di non riaprire. “Per me non ha senso, non ne vale la pena”, dice Michel Nicolotti di Real Change Fitness. “Io ho una palestra di 100-115 mq ma sono da solo, con un cliente per volta – un’ora e mezza a lezione – quanti posso farne in un giorno? Cinque, sei? In condizioni normali li facevo solo in pausa pranzo, senza contare che è anche difficile distribuirli nell’arco dell’intera giornata. Già la palestra è un luogo in cui le persone vanno poco volentieri, in questo periodo, quindi non è neanche detto che farei il “pienone” ogni giorno: non riuscirei a mandare avanti la mia struttura con riscaldamento, corrente ed altro in queste condizioni”. Il rischio, per Nicolotti, è anche quello di veder sfumare la possibilità di ottenere i ristori, che finora sono arrivati anche se bastano appena a coprire l’affitto, mentre si auspica che la caduta del governo Conte non vanifichi i ristori di gennaio, febbraio e marzo.

Quest’ordinanza lo convince poco: “A me sembra che, più che linee-guida per la riapertura delle palestre, siano delle linee-guida per i personal trainer. I pt costano, la percentuale di guadagno è risicata: temo che qualcuno farà il “furbetto”, queste regole che hanno messo sono facilmente aggirabili”.

La precisazione della Libertas Valle d’Aosta: “ASD e SSD iscritte al registro CONI non possono ricominciare l’attività”

La Libertas Valle d’Aosta, intanto, fa una precisazione importante: “Le ASD (Associazione sportiva dilettantistica) e SSD (Società sportiva dilettantistica) devono rispettare i regolamenti del CONI e del CNSL che vengono disposti a livello nazionale”, si legge su Facebook. “Fino a quando il CNSL non disporrà una deroga ai regolamenti sportivi nazionali per la specifica situazione della Valle d’Aosta, le ASD e le SSD iscritte al registro CONI non possono ricominciare l’attività. Senza una deroga specifica emanata dagli organismi sportivi, che attendiamo, al momento attuale possono operare solo i personal trainer dotati di propria partita IVA in un puro regime commerciale, poiché non rientrano nelle disposizioni del CONI. Invece le ASD, le SSD i gestori di impianti e i tecnici con i tesserati, devono sempre ricordarsi che devono rispettare i regolamenti sportivi del CNSL e del CONI e tali regolamenti non possono essere elusi da un’ordinanza della Regione Autonoma Valle d’Aosta, ma devono essere disposti dagli stessi organismi sportivi, pertanto solo gli organismi sportivi possono regolamentare l’attività di una ASD o SSD”.

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