Roberta Savera, da Aosta a Dublino per i colossi del web e della tecnologia

Roberta Savera, grazie a un’opportunità nata per caso su LinkedIN, ha iniziato la sua carriera a Dublino dove ha lavorato per i grandi colossi del web e della tecnologia come Google, Microsoft e Facebook. L’avvento dello smart working potrebbe permetterle di riavvicinarsi a casa senza rinunciare alle proprie ambizioni.
Roberta Savera al lavoro
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L’interesse per le lingue straniere e per i viaggi hanno, da sempre, determinato le scelte di Roberta Savera, sia in ambito scolastico che lavorativo. Un’opportunità, nata per caso grazie a LinkedIN, l’ha condotta in Irlanda, dove ha lavorato per diverse aziende leader del mondo della tecnologia e della comunicazione. Roberta costruisce quindi a Dublino la sua nuova casa, le sue nuove abitudini e amicizie, ma il suo legame con la Valle d’Aosta rimane saldo. L’avvento della pandemia ha risvegliato in Roberta il desiderio di rientrare a casa per poter stare più vicino ai propri cari e agli amici di sempre e la possibilità di lavorare in smart working potrebbe aiutarla a realizzarlo senza dover rinunciare alla propria professione e alle legittime ambizioni.

Da dove è iniziato il tuo percorso?

Sin da piccola ho sempre avuto una naturale propensione per lo studio delle lingue straniere. Ho frequentato il Liceo linguistico Binel-Viglino a Verrès, dopodiché mi sono iscritta all’Università della Valle d’Aosta scegliendo il percorso di Lingue e Comunicazione per l’Impresa, il Territorio e il Turismo e, nel 2007, ho conseguito una doppia laurea triennale tra Aosta e Chambéry. Prima di laurearmi ho completato anche uno stage in Svizzera presso l’USI, l’Università della Svizzera Italiana, occasione che mi ha permesso di muovere i primi passi nell’ambito della tecnologia, studiando nuove forme di comunicazione in “Second Life” (un mondo virtuale) e scrivendo una tesi interamente in inglese su questo argomento. Dopo la triennale ad Aosta, ho deciso di proseguire con gli studi. All’epoca sognavo una carriera all’estero, in una organizzazione umanitaria o in un ente europeo e ho quindi deciso di conseguire una seconda laurea triennale, in Scienze Politiche, e poi un Master in Scienze del Governo e dell’Amministrazione, presso l’Università degli Studi di Torino.

Cosa ti ha portato a trasferirti all’estero?

Nel corso dei miei studi ho costantemente studiato o lavorato all’estero, principalmente tra Svizzera, Francia e Belgio dove, nel 2009, ho anche effettuato uno stage presso l’Ufficio di Rappresentanza della Valle d’Aosta di Bruxelles. Ho sempre immaginato il mio futuro lavorativo fuori dai confini nazionali e, nel 2013, si è concretizzato con il mio trasferimento in Irlanda. In quell’anno stavo completando la mia tesi per il Master e lavoravo a Pont-Saint-Martin in un call center della Core Informatica per Engineering S.p.A, dove supportavo diverse aziende nella risoluzione di problemi software e hardware.

Per sfogare un po’ lo stress della tesi mi dilettavo nell’aggiornare il mio profilo lavorativo su LinkedIN in varie lingue, tra cui l’inglese. È così che sono stata contattata da una “sourcer” di Google. Google era alla ricerca di personale per un team di supporto tecnico in italiano e inglese e, avendo una conoscenza avanzata delle lingue, oltre all’esperienza nel campo del supporto informatico/help desk, il mio profilo corrispondeva a quello che l’azienda cercava. Ed è così che la mia avventura irlandese ha avuto inizio, perché dopo aver superato una serie di colloqui, ho ricevuto un’offerta di lavoro per Google Irlanda. È tutto accaduto molto in fretta, nell’agosto del 2013 mi sono trasferita a Dublino e da allora non mi sono più mossa.

Quali sono state le vicissitudini che ti hanno portato a cambiare azienda?

In Irlanda ho cambiato tre aziende in 9 anni (da Google, a Microsoft, a Facebook), ma sono sempre rimasta nell’ambito della tecnologia. Ogni cambiamento è sempre stato frutto di una mia volontà di crescita professionale. Non appena mi rendevo conto che la mia carriera era in “stallo”, ovvero che non stavo imparando cose nuove o non ero pienamente soddisfatta e appagata dal mio lavoro, mi impegnavo nel cercare un nuovo impiego e superare nuovi colloqui. Oltre ad essere una esperienza formativa di per sé, era anche un modo per sondare il mercato occupazionale e capire quali fossero le competenze richieste, oltre che gli stipendi offerti per quelle figure professionali.

La prospettiva di un cambiamento, di nuove conoscenze, di nuove opportunità mi ha sempre motivata molto. In Irlanda il settore tecnologia offre molte possibilità lavorative, per cui è abbastanza comune spostarsi tra le varie aziende, tanto che gran parte delle persone non si fermano, nella stessa, per più di 5 anni. Chi cambia solitamente lo fa per crescere professionalmente, a volte ritornando poi nell’azienda precedente ma con un bagaglio professionale più ampio. Un concetto importante che pratico è quello di “strength-basedwork: il lavoro si dovrebbe idealmente allinearsi con i punti forti di una persona, con le sue passioni e con i suoi interessi.

Ammetto che ciò non è sempre praticabile, ma ove possibile si tratta di una ricetta vincente. Ho cercato di seguire questo approccio nel corso degli anni, guardando a cosa volevo imparare, a come volevo crescere professionalmente e a cosa mi rendeva felice. Sono anche diventata meno esigente nel voler seguire a tutti i costi un percorso professionale predefinito: ai tempi dell’università immaginavo il mio percorso come una linea retta, ma questo mito è ormai stato superato. Se guardo al mio passato, la mia esperienza lavorativa è multiforme e tutt’altro che lineare: ho fatto degli stage in enti pubblici e università, ho lavorato in call center, fino a assumere impieghi in grandi aziende tecnologiche. Al giorno d’oggi non esiste una carriera lineare, le persone devono provare diverse professioni prima di capire cosa vogliono fare davvero nella vita.

Non è un problema non sapere cosa voler fare da grandi e non c’è vergogna nel voler lasciare un lavoro per provarne altri o seguire percorsi di carriera che meglio si allineano con i propri punti di forza. Questa consapevolezza mi ha aiutata nell’esplorare nuove opportunità lavorative e anche nel restare meno attaccata al posto di lavoro fisso, perché so che là fuori c’è sempre qualcosa di nuovo che aspetta di essere esplorato. Sono io a decidere che percorso fare e non il lavoro a dettare la mia strada.

Trovi che all’estero ci siano condizioni migliori in termini di meritocrazia, migliori opportunità di carriera e, in particolare, per le donne?

Senza ombra di dubbio! Per prima cosa, si parla molto apertamente dibias” (pregiudizi) verso alcune categorie di lavoratori. Parlarne apertamente ed essere consci del fatto che esistono tali pregiudizi è il primo passo da fare per identificarli e per limitarne gli effetti negativi sui lavoratori. Seconda cosa, le aziende in Irlanda investono molto nel promuovere la diversità, l’uguaglianza e inclusione (non solo tra uomini e donne, ma tra varie categorie e minoranze di lavoratori). La diversità è un elemento chiave nella creazione di team che possano esprimere una pluralità di punti di vista, in base al bagaglio culturale e personale di ciascuno. L’inclusione fa sì che tali opinioni e diversità di vedute ed esperienze vengano rispettate e celebrate all’interno dell’azienda.

Infine, con l’uguaglianza ci si assicura che venga dato a tutti i lavoratori uguale accesso alle opportunità. Le aziende investono molto nel creare consapevolezza nei confronti di questi concetti, tramite corsi di formazione, conferenze o semplicemente parlando apertamente di queste problematiche. Personalmente sono sempre stata rispettata come donna e anche come immigrata italiana. Ho sempre ricevuto le stesse opportunità che venivano garantite ad altri lavoratori (promozioni, progetti importanti e anche l’opportunità di diventare manager di un team di persone, senza avere anni di esperienza pregressa nella gestione di persone). Indipendentemente dal sesso, sono sempre stata premiata in base al mio merito, alle mie capacità e alla mia volontà di gestire e intraprendere nuovi cambiamenti e opportunità che si presentavano sulla mia strada.

Com’è stato l’impatto nel cambiare città in modo particolare nella vita privata?

In generale sono sempre stata abituata a viaggiare per cui i primi anni non ho subito un impatto troppo drastico nel trasferirmi. Ero molto entusiasta di vivere in una nuova città, di fare nuove conoscenze e di vivere una nuova realtà all’estero. Dublino è una città a misura d’uomo, con i suoi pro e contro. È molto tranquilla, e le persone sono estremamente gentili. Tuttavia, se comparata con altre capitali europee, non offre un gran numero di servizi a livello di cultura e entertainment (musica, musei, teatri, ecc…) e con gli anni ho iniziato a patire un po’ questa mancanza di alternative. Inoltre, essendo su un’isola, l’unico mezzo disponibile per spostarsi è l’aereo.

Mi manca molto viaggiare in treno e in auto, e visitare altri paesi europei senza dover per forza prendere un aereo. Le amicizie e gli affetti rimasti in Italia sono una delle cose di cui sento maggiormente la mancanza, nonostante in questi nove anni abbia costruito una nuova rete di amicizie e conoscenze in Irlanda. L’impatto più grande è stato sicuramente dal punto di vista abitativo: le case a Dublino, come in molte altre capitali europee, sono costose e piccole. Purtroppo bisogna accontentarsi, perché il mercato dell’affitto non offre molto.

Cosa fai nel tempo libero (hobby, passioni, …)?

In Irlanda ho scoperto nuovi hobby, per esempio andare in bicicletta. Vivere in una città mi ha anche fatto riscoprire l’amore per la natura e per i viaggi. Per lavoro viaggio spesso negli Stati Uniti, dove ho visitato bellissimi canyon e parchi naturali, e appena possibile mi piace organizzare viaggi in nuovi posti, soprattutto nel nord Europa.

Pensi mai di ritornare in Italia?

Una nota positiva che la pandemia ha portato è stata l’accelerazione dello smart working. Sto valutando l’idea di tornare in Italia e lavorare da remoto per la mia azienda. A dire il vero mi spaventa un po’ l’idea di tornare dopo nove anni e di trovare tutto molto diverso da come l’avevo lasciato, o di non riuscire più ad abituarmi alla cultura italiana, ma al contempo l’idea di poter continuare la mia carriera lavorativa nello stesso settore – ma vicina ai miei cari – mi riempie di energia. Spero di riuscire a decidere presto!

2 risposte

  1. Ma perché un giovane dovrebbe restare in Valle? Che opportunità offre? Ma che vadano e vivano la loro vita in posti migliori e confacenti alle proprie legittime aspettative! Buona fortuna,ragazzi e ragazze, e scappate di qui finché siete in tempo! Una mamma

  2. “All’estero ci sono condizioni migliori.” “Indipendentemente dal sesso, sono sempre stata premiata in base al mio merito, alle mie capacità e alla mia volontà…” “A dire il vero mi spaventa un po’ l’idea di tornare dopo nove anni e di trovare tutto molto diverso da come l’avevo lasciato, o di non riuscire più ad abituarmi alla cultura italiana…” Vi prego fatelo leggere ai consiglieri regionali e alla Giunta. Sono impegnatissimi a capire con chi andare d’accordo tra lega si, lega no, autonomisti si, autonomisti no, pd sto’ dentro, no stò fuori e intanto il meglio del futuro se ne va all’estero. E non è un caso isolato.

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