Barriere sul ponte di Introd, i promotori della petizione attaccano: “Rischiano di restare definitive”

Consegnate in Regione 1.240 firme contro le barriere sul ponte di Introd: i promotori contestano tempi e modalità del progetto, denunciano criticità sulla viabilità e chiedono un confronto pubblico con le comunità delle valli.
Le barriere di metallo sul ponte di Introd
Società

Sono state consegnate al Presidente della Regione nella giornata di martedì scorso, 26 maggio, le 1.240 firme raccolte per la petizione contro le barriere sul ponte di Introd. I promotori hanno incontrato parte della Giunta regionale e i sindaci di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, RhêmesNotre-Dame e Valsavarenche in un incontro a Palazzo regionale di quasi due ore. Un faccia a faccia definito però insoddisfacente.

“Ci aspettavamo risposte puntuali che non sono arrivate. Anche sulla presunta provvisorietà dell’opera le spiegazioni non sono state convincenti” scrivono in una nota i promotori della petizione “Salviamo il ponte di Introd”.  Secondo quanto emerso, le barriere installate ad aprile rappresentano solo il primo passo di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area, ancora privo di definizione. Nello scenario più ottimistico, la loro sostituzione potrebbe avvenire tra il 2029 e il 2030. “È un lasso di tempo improponibile. Una provvisorietà che rischia di diventare definitiva. Il cronoprogramma illustrato si basa inoltre su ipotesi senza basi solide e, soprattutto, senza finanziamenti certi”.

Al momento sono disponibili 400mila euro stanziati nel luglio 2025  a favore del Comune di Introd, a seguito di una specifica richiesta avanzata dallo stesso Comune finalizzata ad ottenere fondi per “finanziare la realizzazione di interventi di riqualificazione della zona del ponte denominato Pon Nou, quale area di pregio
storico e sensibile anche nell’ambito di prevenzione dei gesti anticonservativi, proponendo la progettazione sia di un intervento sul ponte e sulle aree attigue a protezione da atti anticonservativi, sia della riqualificazione e promozione turistica dell’area del Pon Nou e del Pon Viou, con l’ulteriore scopo di migliorare la viabilità, che attualmente risulta critica nei periodi di maggiore afflusso turistico, realizzando parcheggi e infrastrutture che agevolino e rendano sicuro il transito sia veicolare che pedonale, e collegando i ponti vecchio e nuovo con l’area del castello”. Non esiste ad oggi però un progetto e tanto meno un’idea su come destinare le risorse.

Durante l’incontro di martedì la Giunta ha ribadito come le barriere sul ponte di Introd fossero un’opera urgente, ma i promotori contestano tale affermazione evidenziando come i dati dei suicidi in calo – 13 nel 2024 rispetto ai 20 degli anni prima –  non giustifichi l’intervento.

Tutti d’accordo invece sulla mancanza di comunicazione con la popolazione che ha generato malumore e incomprensioni.
“La Regione ha confermato che c’è sempre stato un dialogo con il Comune di Introd, anche se nelle ultime settimane abbiamo assistito a un rimpallo di responsabilità. A noi interessa poco: continueremo a chiedere la rimozione delle barriere e soluzioni rispettose del ponte, della sua storia e delle comunità che lo vivono ogni giorno”.
Durante l’incontro è arrivata la richiesta di un incontro pubblico con gli abitanti di Introd, Rhêmes-Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame e Valsavarenche. 

I promotori della petizione hanno infine evidenziato criticità sulla viabilità legate alle nuove barriere: “nei circa quaranta giorni successivi all’installazione delle barriere si sono verificati tre episodi critici che hanno coinvolto mezzi pesanti e che hanno condizionato pesantemente la viabilità.” In particolare in due episodi dei tir avrebbero urtato le barriere durante una manovra, bloccando per diversi minuti la circolazione e in un altro sempre un tir avrebbe rinunciato a imboccare il ponte ed è stato costretto a una retromarcia di circa 600 metri, paralizzando il traffico per almeno venti minuti.

Tir Ponte di Introd. Uno degli episodi critici segnalati dal Comitato
Tir Ponte di Introd. Uno degli episodi critici segnalati dal Comitato

“Ci chiediamo cosa accadrà in estate, quando il traffico aumenterà con la stagione turistica, fondamentale per l’economia delle nostre valli”, concludono i promotori della petizione.

Un terzo delle 1.240 firme raccolte dalla petizione proviene da fuori valle: proprietari di seconde case, turisti affezionati al territorio, persone che conoscono e amano Introd e il suo ponte. “Tutti concordano sul fatto che l’intervento realizzato ne abbia compromesso il valore architettonico e paesaggistico: e ritengono che queste barriere non risolvano il problema per cui sono state installate”.

Separatore

Ponte di Introd, oltre 1.100 firme per la petizione: “Servono soluzioni meno impattanti”

9 maggio 2026

Ha superato quota 1.100 adesioni la petizione “Salviamo il ponte di Introd”, promossa da un gruppo di cittadini contrari alle barriere installate sullo storico ponte del paese. Secondo quanto comunicato dal comitato promotore nella giornata di venerdì 8 maggio, le firme raccolte sono attualmente 1.116, somma delle adesioni online sulla piattaforma Change.org e della raccolta cartacea avviata nelle ultime ore.

I promotori annunciano inoltre un nuovo momento pubblico di raccolta firme: martedì 12 maggio saranno presenti con uno stand al mercato di Aosta, all’angolo tra via Vevey e via Torino, dalle 8 alle 14.

Al centro della mobilitazione c’è la contestazione dell’impatto estetico e paesaggistico delle nuove barriere anti-suicidio installate sul ponte di Introd, considerate dal comitato “massicce, sproporzionate e non rispettose del contesto storico e naturale”.

I promotori precisano però di non voler minimizzare il tema della prevenzione dei suicidi né il dolore delle famiglie colpite dalle tragedie avvenute sul ponte dal 1993 in poi. “Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie”, si legge nella nota, ma “la risposta non può essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico”.

La petizione chiede quindi la rimozione delle attuali barriere e l’avvio di una valutazione su “soluzioni alternative meno impattanti, più moderne e coerenti con il contesto storico e naturale”. Accanto a questo, il comitato sollecita anche maggiori investimenti nella prevenzione socio-sanitaria e nei servizi territoriali di supporto alle fragilità.

I promotori rispondono anche alle critiche ricevute in questi giorni, in particolare da chi ha interpretato la protesta come una presa di posizione contro gli interventi di sicurezza.

Il comitato ribadisce infatti che “non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita”, ma piuttosto “il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate e le conseguenze non considerate”.

Secondo i promotori, molti cittadini avrebbero percepito la decisione come “affrettata” e presa senza un reale coinvolgimento della comunità su un intervento così impattante per il territorio. Vengono inoltre sollevati dubbi sulla compatibilità dell’opera con la tutela dei beni storici e paesaggistici, oltre a criticità legate alla viabilità di alcuni mezzi pesanti.

Separatore

“Le reti parlano a chi soffre”, il Mandorlo Fiorito risponde alla petizione

6 maggio 2026

“Purtroppo non sono le reti il problema, ma ciò che il ponte rappresenta nell’immaginario collettivo, al di là della sua importanza storica o monumentale: da decenni, un luogo di richiamo facilmente accessibile e letale.” E’ uno dei passaggi della lettera con cui la referente de Il Mandorlo Fiorito Maria Paola Longo Cantisano risponde alla petizione lanciata contro le barriere anti-suicidio sul ponte di Introd, che tanto ha fatto discutere in questi giorni.

La missiva ricorda come esista “una notevole letteratura scientifica internazionale, che negli ultimi decenni, dimostra con dati certi e inoppugnabili, che gli interventi sui ponti ad alto rischio, realizzati in varie parti del mondo, non solo riducono fortemente o azzerano del tutto i casi di suicidio in quei luoghi, ma hanno un forte impatto sulla percentuale di azioni tentate sul territorio interessato, anche con altri sistemi, agendo come deterrente”.

L’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, sollecita l’adozione di piani nazionali per arrivare ad abbassare il tasso di suicidi del 33% entro il 2030. Compito demandato in Italia alle Regioni e la Valle d’Aosta già dal 2022 si è attivata con il Progetto per la prevenzione del suicidio e l’istituzione di un Tavolo interistituzionale operativo. Rientrano nelle azioni di prevenzione anche gli interventi infrastrutturali sui luoghi ad alto rischio: alture, ponti, monumenti, canali, stazioni ferroviarie ecc. “Sono quei luoghi percepiti come iconici, destinati a gesti fortemente emulativi, che si ripetono periodicamente, riconosciuti nell’immaginario collettivo come luoghi in cui è possibile darsi la morte” .
Ed è il caso del Ponte di Introd, dove le reti installate, ricorda la referente, arrivano dopo un percorso lungo 7 anni, “sollecitato dai famigliari sopravvissuti, avviato dall’amministrazione regionale, che è passato attraverso soluzioni parziali come telecamere e dissuasori sonori, per arrivare” a quest’ultima soluzione. “Queste, necessarie, ma comunque provvisorie, saranno sostituite da reti orizzontali, o altra soluzione giudicata tecnicamente valida, a seguito di un progetto finalizzato alla valorizzazione e messa in sicurezza del ponte e aree limitrofe, demandato al comune con finanziamenti regionali.” Un iter progettuale dove saranno coinvolti i cittadini, attraverso il sindaco e i loro amministratori. 

Il Mandorlo Fiorito tazze Donnas
Il Mandorlo Fiorito tazze Donnas

Di fronte ad un obbligo, Regione e gli assessorati competenti Sanità, salute e politiche sociali e Opere Pubbliche hanno, secondo la referente, agito responsabilmente.

“Gli ultimi suicidi d’impeto dal ponte di Introd sono avvenuti del 2023 e 2024, compiuti da tre giovani trentenni: i dissuasori sonori, che erano serviti fino ad allora a scongiurare numerosi altri casi, non si sono rivelati più sufficienti. Diventava urgente quindi intervenire quanto prima con barriere fisiche, per scongiurare ulteriori emulazioni. Le barriere sono antiestetiche? Forse, ma rispondono alle prerogative e normative richieste in questi casi. – evidenzia ancora Maria Paola Longo Cantisano. 

Per la referente del Mandorlo Fiorito “ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica: ci sono persone in profonda crisi, sempre di più si tratta di giovani, addirittura giovanissimi. Persone che si sentono sole con il loro malessere, spesso invisibili, immerse in un dolore
assoluto, difficile da affrontare e comunicare. Queste reti parlano a loro, a loro dicono di non rinunciare, di prendersi il tempo necessario per chiedere aiuto. Dicono che tutti noi, la loro comunità, vediamo la loro sofferenza, ce ne facciamo carico, diamo valore alla loro vita, perché ogni vita è preziosa”.

Invitando infine le persone interessate a seguire le iniziative di sensibilizzazione dell’Associazione, la referente ribadisce come “non  servono frasi fatte, ipotetiche buone intenzioni, servono azioni, serve impegno, serve consapevolezza, serve che una comunità intera, sappia fare scelte mature, etiche e responsabili, sapendo che ci sono delle priorità per il bene di tutti, anche se ci espongono, anche se sono difficili e a volte anche se sono controverse”.

Separatore

“Togliete le barriere al ponte di Introd”, lanciata una raccolta firme online

3 maggio 2026

 

La recente installazione di barriere di metallo sulle sponde del ponte di Introd ha fatto storcere il naso a molti. Tanto che nelle ultime ore, sul portale change.org è nata una raccolta firme dal titolo “Salviamo il ponte di Introd”, che ha come richiesta principale proprio la rimozione delle barriere.

Recinzioni che nascono con un obiettivo nobile: fare cioè da deterrente contro gli atti anticonservativi, ovvero contro i suicidi. Nella petizione – si legge – i proponenti scrivono: “Non vogliamo ignorare la gravità del fenomeno che ha colpito questo luogo dal 1993 in poi. Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie. Ma crediamo che la risposta non possa essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico”.

Di qui la raccolta firme, che nelle prime ore ha già raccolto un centinaio adesioni. La petizione, promossa da un gruppo di abitanti del paese, è aperta a tutti coloro che trovano che il ponte sia – si legge ancora – “un simbolo identitario, un elemento storico e paesaggistico che appartiene alla comunità di Introd e a quella valdostana” e che “da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento architettonico, culturale e affettivo non solo per i residenti di Introd, ma anche per quelli di Valsavarenche, Rhêmes-Saint-Georges e Rhêmes-Notre-Dame, i paesi a monte di questa infrastruttura fondamentale e strategica per la viabilità della zona, così come per tutti coloro che amano questi luoghi”.

La richiesta è duplice: la prima è “la rimozione delle attuali barriere con adeguata valutazione di soluzioni alternative meno impattanti, più moderne, dignitose e coerenti con il contesto storico e naturale”. I proponenti, inoltre, chiedono che vi sia “un investimento concreto e strutturale in prevenzione sociosanitaria, potenziando i servizi territoriali, le reti di ascolto, gli interventi di prossimità e tutte le misure capaci di proteggere le fragilità umane prima che il dolore diventi disperazione”.

O, per dirla ancora con i proponenti, “la sicurezza non può essere affidata solo al ferro: richiede cura, presenza, risorse e politiche pubbliche lungimiranti. Non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita: si critica il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate, e le conseguenze non considerate”.

Nei prossimi giorni dovrebbe iniziare anche una raccolta firme in versione cartacea. “La sicurezza è un valore. Il paesaggio è un valore. La memoria è un valore. Non devono essere messi in contrapposizione”, si legge in fondo alla petizione.

33 risposte

    1. Ti risponde uno che ha vissuto una situazione del genere in famiglia…3 tentati suicidi in tre modi diversi e il quarto e riuscito. La sanita non c e stata psicologi e psichiatri incapaci e frettolosi neanche…ma mettiamo pure reti ovunque invece di affrontare il problema alla radice, ipocriti…Tutto pur di difendere una classe politica e amministrativa marcia ed incapace..Fenomeno

  1. Purtroppo, parlo per esperienza diretta e dolorosa: ho conosciuto personalmente persone che hanno scelto di terminare la propria esistenza in questo modo brutale. Non sono temi su cui fare retorica, ed è proprio per questo che trovo quanto realizzato uno scempio, specialmente sotto il profilo economico e contabile.

    Quanto è costato tutto ciò ai cittadini e al Comune? Era davvero necessario? Come si giustificano sette anni di attesa per un simile intervento?

    La Valle d’Aosta, come molti hanno saggiamente osservato, è una regione alpina caratterizzata da ponti, precipizi e voragini ovunque. Blindarne uno solo è un’operazione di facciata. Capisco bene che il ponte di Introd sia diventato un simbolo, ma queste reti restano un’opera costosa, inutile e decisamente evitabile.

    A scanso di equivoci: la missione della cooperativa ‘Il Mandorlo Fiorito’ è indubbiamente nobile e la condivido al 200%. La vita è sacra, va protetta e ogni individuo è importante. Tuttavia, occorre un briciolo di raziocinio: non si può difendere a spada tratta un’opera simile ignorando la realtà del territorio e l’entità dell’esborso pubblico. Il sospetto che dietro tanta difesa dell’opera ci sia anche un interesse economico specifico nel veder realizzata tale ‘struttura’ è, a questo punto, più che legittimo.

    Infine, trovo ridicolo appellarsi alla cosiddetta ‘letteratura internazionale’. Scommetto che se chiedessimo a un architetto serio cosa ne pensa, scriverebbe un articolo chiarissimo sull’inutilità funzionale e l’impatto estetico di simili installazioni.

    Firmo questo commento con nome e cognome, perché non sono un leone da tastiera che ha bisogno di nascondersi dietro un bieco anonimato.

    1. Mi permetto di rispondere nel merito, perché credo che su un tema così delicato sia utile distinguere le opinioni dai dati.

      Lei definisce “ridicolo” il richiamo alla letteratura internazionale, ma il punto è proprio questo: non si tratta di slogan ideologici, bensì di evidenze consolidate in ambito di salute pubblica. Da decenni gli studi sulle condotte suicidarie mostrano che la letalità e il passaggio all’atto sono fortemente influenzati dall’accessibilità del mezzo e dalla disponibilità immediata del luogo. È esattamente per questo motivo che le barriere sui cosiddetti suicide hotspots vengono adottate in moltissimi Paesi: perché funzionano nel ridurre i suicidi, spesso in modo significativo, senza il temuto “effetto sostituzione” automatico che molti danno per scontato.

      Affermare che “tanto in Valle ci sono altri ponti e precipizi” equivale a sostenere che non abbia senso installare parapetti, guardrail o dispositivi di sicurezza per la guida perché esistono comunque altri luoghi pericolosi. È un ragionamento che non trova riscontro né nella prevenzione sanitaria né ha alcuna logica.

      Quanto ai costi pubblici, è legittimo discuterne. Ma discutere i costi è una cosa; sostenere che l’opera sia “inutile” ignorando completamente la documentazione scientifica è un’altra. E insinuare, senza alcun elemento concreto, presunti interessi economici di chi sostiene un intervento di prevenzione mi pare francamente scorretto. Tanto più che gli amministratori locali (ben lungi da me difenderli) sono i primi a essere chiamati a rispondere se non si attivano a tutela dei cittadini (si veda ad esempio il caso di Pontboset, con due morti per aver ignorato un cartello di divieto e una barriera amovibile, in cui il comune è stato giudicato responsabile e ha dichiarato “bancarotta”).

      Sul piano architettonico, poi, stiamo parlando di un ponte del 1915: non di un ponte romano, medievale o rinascimentale di eccezionale unicità storico-artistica. Si può certamente discutere dell’impatto estetico delle reti, ma trasformare questo in un argomento assoluto contro una misura di prevenzione appare sproporzionato. Soprattutto in una Regione in cui nessuno muove un dito per lo scempio – questo sì – della Stella di Pila, per il progetto riguardante il Vallone Cime Bianche, per la Skyway e chi più ne ha più ne metta.

      Infine, una precisazione personale. Scrivere in anonimato su un forum pubblico non significa essere “biechi” né “leoni da tastiera”: significa semplicemente scegliere di mantenere la propria privacy in discussioni potenzialmente tossiche o polarizzate. La forza di un argomento non dipende dal fatto che sia accompagnato da nome e cognome, ma dalla sua fondatezza.

      1. È davvero singolare vederla arrampicarsi sugli specchi della ‘letteratura internazionale’ per giustificare quello che è, a tutti gli effetti, un insulto al buon senso e al paesaggio. Liquidare un’opera del 1915 come priva di valore storico solo perché non è un reperto romano è un’affermazione di una povertà intellettuale disarmante: con questa logica dovremmo radere al suolo o deturpare tutto ciò che non ha duemila anni. Dovrebbe riflettere prima di sostenere una tesi così mediocre, che svende l’identità di un territorio in nome di una ‘sicurezza’ puramente burocratica.

        Ma veniamo al punto, visto che le piace citare dati: la vera prevenzione non si fa con la ferramenta o trasformando i nostri ponti in gabbie per polli. Si fa affrontando il disagio sociale profondo che logora la Valle d’Aosta. Invece di preoccuparsi di mettere reti, ci si dovrebbe chiedere perché così tanti cittadini, e soprattutto molti giovani (tra cui attualmente il sottoscritto), non vedano più un futuro in questa regione. La prevenzione è investire nella salute mentale, nel lavoro, nelle prospettive di vita; mettere una rete è solo l’ultimo atto di un’amministrazione che ha fallito ‘a monte’ e cerca di pararsi il sedere ‘a valle’ per evitare processi legali come quello di Pontboset. È una soluzione pigra e ipocrita: nasconde il problema alla vista invece di curarlo.

        E trovo francamente grottesco il suo attacco a Skyway e al progetto del Vallone delle Cime Bianche. Mescolare queste eccellenze con il dramma dei suicidi è un’operazione di un populismo di basso livello.

        Skyway è un capolavoro di ingegneria mondiale che porta orgoglio, lavoro e benessere. Cime Bianche rappresenta una visione di sviluppo necessaria per non far morire la nostra economia.

        Cosa c’entrano queste opere con il suicidio? Nulla. Usarle come spauracchio è un trucco retorico per distogliere l’attenzione dal fatto che lei sta difendendo il degrado estetico di un monumento.

        Il suo anonimato non è privacy, è il paravento dietro cui lanciare sentenze senza assumersi la responsabilità di ciò che scrive. È facile parlare di ‘logica’ e ‘scienza’ quando non si ha il coraggio di ammettere che state barattando la bellezza e la storia della Valle con un palliativo che non salverà nessuna anima, ma servirà solo a tacitare la coscienza di qualche amministratore terrorizzato dalle carte bollate.

        Invece di invocare barriere, inizi a pretendere politiche che diano ai giovani un motivo per restare. Ma è più facile comprare due metri di rete che costruire un futuro, vero?

        1. Mi scusi ma ho smesso di leggere quando ha citato l’eccellenza del Vallone Cime Bianche.
          Guardi il documentario “The Bridge – Il ponte dei suicidi” per capire di cosa parliamo. Lì le barriere non le hanno installate fino al 2017-2024 (il film è del 2006). Guardi i dati successivi all’opera. Guardi le soluzioni adottate. Si tratta del ponte più famoso al mondo, del 1937, il maggior hotspot degli USA (forse del mondo?). Con questo passo e chiudo.

          1. Cito Cime Bianche poiche’ si tratta di un’opportunita’ degna di nota, ma forse si tratta di un altro discorso.

            In ogni caso, prendo appunti sul documentario che mi ha suggerito che certamente guardero’. Grazie per il suggerimento.

          2. Anche io lo riguarderò. Purtroppo questi temi hanno un particolare risvolto emotivo ed etico, quindi non è semplice capire come agire. Trovo che quello che ha scritto l’utente Marianne sia l’unica cosa sensata: coinvolgere la popolazione, non solo in questo caso ma Sempre. Dai tempi dell’università (oltre 25 anni fa) sostengo che se lo avessero fatto con la popolazione valsusina la TAV magari si sarebbe fatta e non sarebbe ancora in cantiere da quasi quaranta anni con la polizia tuttora a presidiare I cantieri. Non c’entra nilulla con questo tema, ma il coinvolgimento è fondamentale per evitare attriti, ben sapendo che qualcuno scontento ci sarà sempre.

  2. Visto il tenore della maggior parte dei messaggi non mi sorprende il dato che vede la Valle in testa per tasso di suicidi in Italia (tasso all’incirca due volte quello nazionale).
    Non parliamo di un ponte di epoca romana ma di un’opera di inizio 900.. mah.

  3. Non sapevo dell’esistenza del “Mandorlo fiorito”.
    Ma qui apprendo che fa parte del “Paola Burgay racing team” secondo cui non si deve considerare il fatto che i ponti in Valle d’Aosta sono tanti e che dai lati del ponte di Introd ci si può gettare nel vuoto esattamente come percorrendolo.

  4. Io credo che se questa discussione si fosse svolta prima di installare le reti e coinvolgendo davvero la popolazione, non gli amministratori, si sarebbe evitata questa dolorosa e inutile querelle

  5. Pur con il massimo rispetto per il dolore dei parenti delle vittime e pur accettando i dati della letteratura scientifica sulla prevenzione, è impossibile restare in silenzio. Definire “provvisorio” l’attuale intervento è, a voler essere gentili, ridicolo.

    È inaccettabile che in sette anni non si sia riusciti a concepire un’opera meno impattante. Sette anni sono un tempo infinito, un periodo in cui la tecnica e l’architettura avrebbero potuto trovare soluzioni armoniose; pensare che, dopo quasi un decennio, si sia sentita la “fretta” di costruire a tutti i costi un simile obbrobrio è un’offesa all’intelligenza collettiva.

    A rendere il quadro ancora più desolante è la totale mancanza di trasparenza sui costi: non è dato sapere quanto stia costando alla collettività la realizzazione di questa indecenza. Stiamo pagando cifre importanti per un “provvisorio” che deturpa il paesaggio?

    Il silenzio delle istituzioni è assordante:

    -L’Amministrazione Comunale: Com’è possibile che non abbia alzato la voce per pretendere un progetto dignitoso?

    -La Commissione Edilizia e la Soprintendenza: È paradossale che questi organi tormentino i cittadini con prescrizioni minuziose e spesso pedanti su ogni piccola ristrutturazione privata, per poi autorizzare in silenzio un intervento pubblico così impattante e discutibile.

    La sicurezza è un obbligo, ma non può diventare l’alibi per l’incapacità progettuale e per lo spreco di risorse pubbliche di cui non ci è dato conoscere l’entità.

  6. Se gli aspiranti suicidi si spostano a Pondel, non troppo lontano da lì, che facciamo, coprimao anche il Ponte acquedotto romano?

    Ridicoli personaggi e politicanti inetti.

  7. Ho appena firmato petizione “salviamo Ponte di Introd” su Change org.

    Queste iniziative ridicole e dannose sono da combattere.

  8. Da che mondo e mondo le reti non parlano e si possono facilmente tagliare con una tronchesina.
    Trovo queste barriere una cosa del tutto inutile, sono ridicole e impattanti. Un segno tangibile dei tempi oscuri e contraddittori che viviamo.
    Chi vuole metter fine alla propria vita ha imbarazzo della scelta se vuole buttarsi, oppure ha una serie di altri mezzi. Se proprio vuole buttarsi dal Ponte di Introd e non da tutta una serie di ponti viadotti precipizi burroni cime cimette voragini e chi più ne ha più ne metta, pure con queste barriere ci riesce ugualmente, basta aggirarle.

  9. Paola Burgay, qui non si tratta di avere pareri diversi dai miei e da quelli che chiunque fa propri trovandosi in Valle d’Aosta (ove ci sono ponti e strapiombi a gogò da cui gettarsi) e ai due lati dei due punti di ingresso al ponte di Introd (da dove ci si può suicidare facilmente).
    Si tratta semplicemente di esporre una verità alternativa; non averla e fuggire per la tangente del dare del maleducatio (sic!) a chi sottolinea le non risposte ricevute denota il proprio conflitto interiore col buon senso comune che impone di rispondere.

  10. Signor Borluzzi , non rispondo ai suoi commenti perché lei non rispetta le idee degli altri e si esprime in modo maleducato.

  11. Paola Burgay, invece di menare il can per l’aia rispondi a AAA e BBB, cosa che non hai fatto perchè non sai farla in quanto manca un filo logico nei tuoi interventi qui.

    1. Il ponte è un cosiddetto hotspot, ovvero ha una valenza particolare in merito ai suicidi. Come ho già scritto le evidenze scientifiche sull’accessibilità sono robuste. Nel caso della diffusione del gas naturale per ragioni induatriali in Inghilterra negli anni 60 si verificò ad esempio la drastica diminuzione dei suicidi. E, pensi, anche in UK hanno I ponti (e i coltelli, e le corde,…).
      Per il secondo punto: non sono passato da Inteod nell’ultimo mese e non so come sia stato implementato il sistema di barriere, motivo per cui non posso rispondere per il caso specifico.

  12. Qui c’è gente che scrive a vanvera.
    Vorrei rispondesse a queste due domande.
    Che senso ha ingabbiare un ponte quando :
    AAA i ponti in regione sono tantissimi ;
    BBB i l ponte di Introd, dopo il pugno negli occhi delle due barriere, è facilmente sostituibile dal lanciarsi dalle zone di accesso che non hanno barriere alte.
    Rispondete e non fate finta di niente.

    1. Rispondiamo senza problemi:
      Esiste una letteratura scientifica che spiega come l’immediatezza dell’azione ha un effetto preponderante, eliminando quella il tasso di suicidi diminuisce. Questa non è un’opinione, sono dati condotti su coorti molto numerose, quindi più valide della sua idea.
      Se lei leggesse con attenzione, senza voler dar contro agli altri in maniera sempre perentoria, arrogante e saccente (mi trova d’accordo madame Burgay) capirebbe che è diventato “simbolo” il ponte d’Introd, dove si riscontra il numero più alto di suicidi o tentativi di; una tubatura la tappa prima dove perde molto, in seguito dove sgocciola.
      Dappoi, può benissimo notare come il declivio laterale non sia a picco.

      Certo che risulta parecchio sminuente per chiunque abbia un minimo di raziocinio, dover discutere con uno che fa il prepotente nei commenti di un giornale circa una cosa totalmente irrazionale ed emotiva.
      Quel “rispondete e non fate finta di niente” rileva solamente che lei si sente al di sopra, anche questa volta, di tutti, compreso chi studia e non millanta titoli. Perché vanno bene i 15 paesi, vanno bene tutti gli Ottomila del pianeta, ma fin quando non tira fuori una laurea in psicologia, medicina con specializzazione in psichiatria o sociologia, faccia la decenza, a fronte del dolore delle persone, di TACERE.

  13. invece credo che una tale barriera può essere un utile deterrente . Lasciamo stare l’estetica e guardiamo l’utilità, sono altri gli obbrobri. E purtroppo i servizi sanitari possono fare poco per chi medita gesti estremi. Non sempre ci si rivolge ad essi.

  14. Il suicidio non è solo funzione dell’intenzionalità, ma dell’accessibilità e letalità del mezzo. Su questo la letteratura scientifica è cospicua e concorde. Anche la riduzione dei suicidi negli hotspot (ed il ponte di Introd è uno di questi) con l’applicazione di barriere ha dimostrato una riduzione di oltre il 90% dei suicidi in situ. Quindi l’amministrazione ha messo in atto strumenti idonei ad attenuare il fenomeno. Coloro che criticano, a mio avviso, dovrebbero informarsi di più e meglio, e non fornire interpretazioni che non hanno un approccio scientifico (né, ma questo è opinabile, morale) alla questione. Probabilmente se fossero i genitori, coniugi, amici, … di qualcuno che si è gettato da quel ponte la penserebbero diversamente. Poi, se desiderassero approfondire la questione, posso fornire le indicazioni di tutti gli studi – statistici ed epidemiologici – che supportano la ricerca in questo campo.

  15. Sprecare i soldi pubblici in un opera inutile ( ci si puo arrampicare o buttarsi dai lati) sovradimensionata impattante e brutta (almeno verniciarla di colore scuro avrebbe limitato di molto l’impatto visivo). Questo scempio e la rappresentazione lampante dell’ incapacita, della mediocrita e della malafede della nostra decadente classe politico-amministrativa che da una parte saccheggia le finanze pubbliche e piazza degli inetti nei posti di rilievo dell aministrazione con le ovvie ricadute su salute e futuro della gente. Dall,altra con il pretesto di risolvere il problema dei suicidi siriesce a sprecare altro denaro per un assurdita del genere mentre si continua a tagliare su sanita e servizi di psichiatria. Bastavano 2 reti orizzontali tirate da una sponda all altra e si avrebbe risparmiato , salvato l,immagine del ponte e sarebbe stato molto piu funzionale. Poi se vogliamo andare a mettere delle reti sotto ogni ponte ogni balconata e ogni cucuzzolo o precipizio della valle tanti auguri. Certa gente ormai e completamente disconnessa dalla realta

  16. ma chi la ha voluta e chi la ha chiesta questa opera ? per lo meno chi la ha chiesta a gran voce la ha anche pagata ?

  17. Sono d’accordo… chi si vuole ammazzare si suicidi pure.. al massimo migliorare il sistema sanitario psichiatrico

  18. Due giorni FA mi sono recato al lago Pellaud passando dal ponte in questione due volte.
    Ho voluto verificare l’utilità delle barriere ai lati del ponte e il risultato è stato una risata. Andare a vedere per credere.

    Due ragioni.

    Se in Valle d’Aosta ci si vuol gettare dall’alto, non si ha che l’imbarazzo della scelta e ci sono ponti ben più storicamente rinomati di questo. Mica si pongono barriere dappertutto!

    Inoltre: per curiosità mi sono fermato agli ingressi al ponte, sia dal lato nord, sia da quello verso sud.
    Arrivando dalla statale 27, a sinistra prima del ponte c’è un lungo camminamento con punto sosta e parcheggio.
    Da qui ci si può banalmente lanciare nel fiume sottostante vista la ridotta altezza della recentissima barriera.

    Non solo, ma anche all’ingresso al ponte dalla statale 27 a destra c’è facilità suicidiaria,.

    Come pure ai due lati al l’ingresso del ponte provenendo da direzione opposta., soprattutto da sinistra del ponte, mentre da destra ci sarebbe un certo problema per la parte superiore della barriera solo qui presente, ma chi vuole porre termine ai propri giorni non credo si ponga il problema di un superamento con eventuali mini inconvenienti.

    Tutti i media, locali a nazionali, dovrebbero andare in loco per verificare l’insensatezza di quanto ora costruitro sul ponte.

    Esteticamente è brutto e non serve al fine prefissato.

    Si cita l’anno 1993, è quello in cui il figlio di Chanoux si suicidò da questo ponte.
    Qiesta circostanza ha influenzato lo spreco di denato per le brutte quanto inutili barriere?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google. e Termini di servizio fare domanda a.

Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte