La recente installazione di barriere di metallo sulle sponde del ponte di Introd ha fatto storcere il naso a molti. Tanto che nelle ultime ore, sul portale change.org è nata una raccolta firme dal titolo “Salviamo il ponte di Introd”, che ha come richiesta principale proprio la rimozione delle barriere.
Recinzioni che nascono con un obiettivo nobile: fare cioè da deterrente contro gli atti anticonservativi, ovvero contro i suicidi. Nella petizione – si legge – i proponenti scrivono: “Non vogliamo ignorare la gravità del fenomeno che ha colpito questo luogo dal 1993 in poi. Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie. Ma crediamo che la risposta non possa essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico”.
Di qui la raccolta firme, che nelle prime ore ha già raccolto un centinaio adesioni. La petizione, promossa da un gruppo di abitanti del paese, è aperta a tutti coloro che trovano che il ponte sia – si legge ancora – “un simbolo identitario, un elemento storico e paesaggistico che appartiene alla comunità di Introd e a quella valdostana” e che “da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento architettonico, culturale e affettivo non solo per i residenti di Introd, ma anche per quelli di Valsavarenche, Rhêmes-Saint-Georges e Rhêmes-Notre-Dame, i paesi a monte di questa infrastruttura fondamentale e strategica per la viabilità della zona, così come per tutti coloro che amano questi luoghi”.
La richiesta è duplice: la prima è “la rimozione delle attuali barriere con adeguata valutazione di soluzioni alternative meno impattanti, più moderne, dignitose e coerenti con il contesto storico e naturale”. I proponenti, inoltre, chiedono che vi sia “un investimento concreto e strutturale in prevenzione sociosanitaria, potenziando i servizi territoriali, le reti di ascolto, gli interventi di prossimità e tutte le misure capaci di proteggere le fragilità umane prima che il dolore diventi disperazione”.
O, per dirla ancora con i proponenti, “la sicurezza non può essere affidata solo al ferro: richiede cura, presenza, risorse e politiche pubbliche lungimiranti. Non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita: si critica il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate, e le conseguenze non considerate”.
Nei prossimi giorni dovrebbe iniziare anche una raccolta firme in versione cartacea. “La sicurezza è un valore. Il paesaggio è un valore. La memoria è un valore. Non devono essere messi in contrapposizione”, si legge in fondo alla petizione.



