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Ultima modifica: 9 Maggio 2019 15:24

Anche la valdostana Serena Moirano al Giro d’Italia E

Aosta - La 21enne sarà al via di diverse tappe del Giro d’Italia con le e-bike con il team Kilocal – Selle SMP, composto da sole donne dal palmarès prestigioso. E, in quei giorni, ci racconterà la sua esperienza sul nostro profilo Instagram.

Serena MoiranoSerena Moirano

Non ci sarà solo una rappresentanza del Comune di Aosta nella tappa valdostana del Giro d’Italia E. A partecipare alla prestigiosa manifestazione dedicata alle biciclette elettriche sarà anche la giovane Serena Moirano, 21 anni compiuti da poco, che sarà al via di almeno cinque tappe, a cominciare dall’emozionante partenza da Val Bisenzio a Fucecchio, sugli Appennini e che, in quei giorni, ci racconterà la sua esperienza sul nostro profilo Instagram.

Serena, originaria di Viverone ma in Valle d’Aosta da tre anni, correrà con la squadra Kilocal – Selle SMP, che ha costruito un progetto importante: quello di partecipare a questo Giro E con una squadra tutta al femminile, con ragazze provenienti dal mondo ciclistico professionistico ed amatoriale. “L’idea di una squadra composta da sole donne mi ha convinta subito”, racconta Serena, “ci tenevo proprio per questo. È un bel messaggio per avvicinare e far appassionare anche altre donne: purtroppo il ciclismo femminile non ha molto seguito, speriamo di trasmettere la nostra passione anche ad altre”. In squadra con lei ci saranno grandi nomi: da Anna Mei, detentrice di diversi record mondiali tra cui quello dei 1.000 km senza mai scendere dalla bici, a Fabiana Luperini, vincitrice di cinque Giri d’Italia e tre Tour de France, nonché altre quattro campionesse iridate.

Appassionata di bici fin da piccola, la giovane ciclista è reduce da un brutto incidente che, tre anni fa, le è costato la rottura del coccige e dell’osso sacro e la ricostruzione del bacino per colpa di un’auto che non ha rispettato la precedenza in una rotonda: “Stavo vivendo un anno abbastanza positivo, sono stata investita mentre mi allenavo ed ora sto cercando di rientrare. Ho smesso da poco di prendere cortisone, perché comunque non riesco a stare troppo tempo sulla sella, ma queste bici avranno delle selle SMP che si adattano. Partecipare a questo Giro E è anche e soprattutto una sfida con me stessa, per testare a che punto sono”.

 

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Serena prenderà parte anche alla seconda tappa, da San Giminiano a Orbetello, una tappa molto lunga (162 km) e dura, con diversi colli. La settimana dopo un trittico che la porterà dalle nostre parti: da Saluzzo a Pinerolo il 23 maggio, da Avigliana a Ceresole Reale il 24 e, soprattutto, la tappa di casa da Aosta a Courmayeur il 25: “Mi sento più valdostana che piemontese, anche perché mia nonna era di qui. Sarà bello goderci il Giro d’Italia dal vivo, percorrere le stesse strade che, un paio d’ore dopo di te, percorreranno anche i professionisti e sentire il calore degli stessi tifosi”.

Certo, utilizzare una bicicletta elettrica non è la stessa cosa per lei, abituata a gare su pista e a cronometro: “A dire la verità, le bici con cui parteciperò alle tappe non le ho ancora provate. Sono salita su una e-bike solo una volta, ed all’inizio avevo parecchi pregiudizi. Però poi ho rivalutato quest’idea, perché comunque in piano, sopra i 35 km orari, il motore si disattiva, quindi è come andare su una bici da corsa, mentre in salita al di sotto di quella velocità ti dà una mano, ma la fatica la si fa comunque, non è uno scooter. L’idea è proprio quella: rendere accessibile le salite a tutti, comunque pedalando, e favorendo l’abbandono dell’automobile”. E questo è quello che Serena, che lavora in palestra ed è istruttrice di indoor cycling, cerca di trasmettere: “Spingo i miei allievi ad uscire e pedalare all’aria aperta, quella è la parte più bella. Si sta andando in quella direzione, con la creazione di tante piste ciclabili, anche se è un processo lento”.

A 21 anni e di ritorno da un infortunio, il futuro è ancora tutto da costruire: “Quest’estate prenderò la laurea in scienze motorie. Il mio sogno è di allenare ma anche correre, so che è molto difficile da conciliare. Se ho ancora qualche anno per emergere vorrei continuare a correre e spero che questa sia una bella vetrina. Non c’è miglior allenatore di noi stessi: per insegnare le cose devi averle vissute”.

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