La corsa rosa e la Valle d’Aosta, una storia d’amore iniziata nel 1952

Domenica 22 maggio il Giro d'Italia fa tappa a Cogne: il primo arrivo in Valle dei girini nel 1952 a Saint-Vincent. In Valle si sono imposti campioni come Vito Taccone, Eddy Merckx, Gianni Bugno e Ivan Gotti
Richard Carapaz nel 2019 a Courmayeur
Sport

Richard Carapaz, il principale favorito del Giro d’Italia 2022, si è goduto il secondo giorno di riposo della corsa rosa coccolandosi la sua quarta posizione in classifica generale. Oggi, martedì, il Giro riparte da Pescara in direzione Jesi e domenica arriverà tra le nostre montagne grazie alla frazione Rivarolo-Cogne, la tappa che sulla carta potrebbe smuovere (parecchio) la classifica generale.

C’è ancora tanta strada da fare, prima di arrivare a Lillaz, e quindi è più che possibile che le gerarchie cambino già nel corso di questa settimana. Juan Pedro Lopez Perez, in maglia rosa ormai da qualche giorno, punta a mantenere il simbolo del primato ancora per un po’. I big, invece, vorrebbero evitare di sobbarcarsi gli oneri della leadership troppo presto. Ecco perché a oggi la tappa di Cogne sembra il trampolino di lancio ideale per permettere ai favoriti del Giro d’Italia numero 105 – o al favorito? – di lanciare la sua volata verso Verona.

Quel precedente del 2019

Richard Carapaz non si è ancora praticamente visto, in questo Giro d’Italia. Sull’Etna ha recuperato un po’ del ritardo accumulato nella cronometro di Budapest, domenica sul Blockhaus ha fatto lavorare la squadra, ma la verità è che i suoi principali avversari si sono eliminati da soli. L’ecuadoregno resta guardingo e in attesa che qualcosa si muova, un po’ come gli era successo nel 2019 nella tappa che portava i corridori da Saint-Vincent a Courmayeur. Sull’ultima asperità di giornata, il colle San Carlo, aveva approfittato dell’attendismo dei capitani (Vincenzo Nibali in primis) e si era andato a prendere il successo sotto alla Skyway. Tappa e maglia, per lui: vestì il rosa sotto il Bianco e lo portò fino alla cronometro finale di Verona della settimana successiva, conquistando il primo grande successo di una carriera che l’estate scorsa gli ha regalato pure l’oro olimpico nella corsa in linea dei Giochi di Tokyo. Anche quest’anno il Giro d’Italia finisce nella città scaligera, anche in questo caso con una cronometro: basteranno questi corsi e ricorsi storici per convincere il campione di El Carmelo ad attaccare domenica prossima a Cogne?

Gli albori del Giro d’Italia in Valle d’Aosta

Giro d'Italia 1959, gli atleti scalano il Piccolo San Bernardo dal versante francese
Giro d’Italia 1959, gli atleti scalano il Piccolo San Bernardo dal versante francese

Le tattiche di squadra della Ineos si discuteranno molto probabilmente solo domenica mattina a Rivarolo Canavese. Noi, sognando l’attacco di un fenomeno del pedale sulle salite di Les Fleurs, Verrogne e Cogne, possiamo solo cercare di ricordare cosa è successo nel passato – più o meno recente – della corsa rosa sulle nostre strade.

Richard Carapaz è stato l’ultimo a vincere in Valle, il primo – Pasquale Fornara – lo aveva anticipato di ben 67 anni. Il 6 giugno del 1952 il Giro d’Italia arrivò per la prima volta nella sua storia nella nostra regione. La tappa era la Cuneo-Saint-Vincent, gli occhi erano tutti per Fausto Coppi, in rosa già da qualche giorno. L’Airone avrebbe presto ipotecato il suo quarto successo al Giro, ma a vincere quel giorno fu un altro piemontese: al Coppi da Castellania rispose il Fornara di Borgomanero, un discreto corridore che vanta ancora il record di quattro vittorie della generale del Giro di Svizzera.

Cinque anni più tardi – siamo nel 1957 – e ancora un arrivo nella cittadina termale: da Genova a Saint-Vincent, primo il toscano Mario Baroni, ma la notizia fu lo shock per i tifosi francesi che videro il loro Louison Bobet perdere la maglia rosa in favore di Antonin Rolland. Bobet si riprenderà il primo posto l’indomani al termine della Saint-Vincent – Sion, ma quel Giro finirà per vincerlo Gastone Nencini. Ancora Saint-Vincent nel 1958, ma l’arrivo in questo caso è quello della terza tappa: da Varese alla Riviera delle Alpi, primo lo spagnolo Salvador Botella (che alla Vuelta Espana di quell’anno conquistò la classifica a punti), maglia rosa per Arnaldo Panbianco. Il corridore cesenate era poco conosciuto, ai tempi, e nel 1961 vinse il suo unico Giro d’Italia: quello del 1958, invece, andò a Ercole Baldini.

Nel 1959 in Valle ben 2 arrivi di tappa, uno dei quali fondamentali per la classifica generale: sabato 6 giugno Charly Gaul conquistò la Aosta-Courmayeur (il giorno prima nella Torino-Saint-Vincent primeggiò Alfredo Sabbadin), spodestando dal primo gradino del podio un’altra icona del ciclismo di quei tempi, Jacques Anquetil. In una tappa epica – 296 chilometri, con scalate al Gran San Bernardo, Forclaz e Piccolo San Bernardo – Gaul fece tremare un monumento del pedale. Le sconfitte di Anquetil si contano sulle dita di una mano (205 le vittorie): quella di Courmayeur, a distanza di tanti anni, faceva ancora storcere il naso a uno dei più grandi talenti della storia dello sport.

Gli anni Sessanta e Settanta

Nei due decenni a seguire la corsa rosa è passata in Valle d’Aosta per ben otto volte. Nel 1960 il primo arrivo a Breuil Cervinia, timbrato da Addo Kazianka, italiano di Cremona a dispetto del nome polacco. L’indomani la corsa ripartì da Saint-Vincent in direzione Milano dove si impose Jean Stablinski (altro polacco, ma di nazionalità francese), uno dei corridori più amati dell’epoca. Lo “Stab” era lo storico luogotenente di Anquetil, ma il sodalizio si ruppe dopo una festa per il successo del bretone al Tour de France. Stab vinse anche un Mondiale (a Salò), ma non gli riuscì l’impresa più grande: far vincere il Tour a Raymond Poulidor, nonno di quel Mathieu Van der Poel che domenica sarà a Cogne con la maglia della Alpecin-Fenix.

1962, anno del piemontese Franco Balmamion: il Giro arriva a Saint-Vincent (Giuseppe Sartore), l’indomani nella Saint-Vincent – Saint-Vincent si impose Alberto Assirelli. A livello di nomi e notorietà va meglio nel 1963: la Leukebad – Saint-Vincent è di Vito Taccone, lo scalatore abruzzese che correva con tanto impeto e poca tattica, un mix che lo portò a conquistare pure un Lombardia e a diventare un simbolo di come con il cuore si riesce a oltrepassare l’ostacolo. 1968, Ancora Saint-Vincent (da Novara), con non uno ma ben 2 vincitori: sulla linea d’arrivo trionfa Gianni Motta, ma più tardi il corridore lombardo sarà squalificato e la vittoria nella cittadina termale andrà semplicemente al ciclista più famoso del mondo, Eddy Merckx. Quello a tavolino non fu l’unico successo del Cannibale nella nostra regione: due anni dopo, siamo nel 1970, Merckx vincerà il Giro, conquisterà la seconda tappa Comerio – Saint-Vincent ma – almeno nella prima parte della corsa – lascerà la maglia rosa a Franco Bitossi, che il 20 maggio vinse la Saint-Vincent – Aosta. Il tris nel 1973, visto che la Ginevra – Aosta porterà ancora la firma di Eddy: in quel caso la differenza la fece sul San Carlo, poco prima la corsa era transitata per la prima ed ultima volta nella sua storia nel tunnel del Monte Bianco.

Nel 1978 la prima partenza del Giro dalla nostra regione: prologo di 2 km vinto dal tedesco Dietrich Thurau. Nel 1979, infine, un’altra firma di grande spessore: a Saint-Vincent, dopo una tappa partita da Alessandria, metteva la sua ruota davanti a tutti sua maestà Roger De Vlaeminck, uno dei pochissimi corridori capaci di vincere tutte e 5 le classiche Monumento del ciclismo su strada.

Pila, Gressoney e La Thuile

Gli anni successivi saranno quelli delle scoperte (geografiche) della nostra regione. Basta focalizzarsi su Aosta e Saint-Vincent, la corsa rosa inizia a toccare altre località. Nel 1985 debutta Cogne, con la tappa partita proprio da Saint-Vincent: primo l’americano Andrew Hampsten, mentre alla vigilia nella cittadina termale si era imposto (dopo la partenza da Domodossola) il campionissimo Francesco Moser, che l’anno prima aveva vinto il Giro e che invece in quell’edizione dovette inchinarsi a Bernard Hinault. Nel 1987 Aosta e Saint-Vincent – sedi di partenza e arrivo dell’ultima tappa del Giro d’Italia – salutarono il campione venuto dall’Irlanda, quel Stephen Roche capace di imporsi sia nella generale che sui 32 chilometri del tracciato dell’ultima cronometro di quella corsa rosa. Il giorno prima, il 12 giugno, a Pila si era invece imposto il britannico Robert Millar.

A Pila si tornerà 5 anni dopo: il 1992 è l’anno di inizio del dominio di Miguel Indurain, anche se sopra Gressan il sigillo lo pose il tedesco Udo Bolts, che finirà per diventare uno dei gregari più fidati di Jan Ulrich. Il 1995, invece, fu l’anno di Tony Rominger, capace di vestire la maglia rosa alla seconda tappa e di portarla fino a Milano: nel suo viaggio l’elvetico toccò pure Gressoney-Saint-Jean, dove il 2 giugno al termine di una lunga frazione partita da Briançon si impose l’ucraino Serghey Usakov.

1996 e 1997 sono altri anni storici per il pedale valdostano: nella Briançon-Aosta il più veloce fu Gianni Bugno – due volte Campione del Mondo nei primi anni Novanta e uno dei talenti più cristallini del ciclismo italiano di tutti i tempi – mentre l’anno dopo a Breuil Cervinia il giovane bergamasco Ivan Gotti ipotecò il primo dei suoi 2 Giri d’Italia.

 

Fabio Aru vinse a Cervinia nel 2015
Fabio Aru vinse a Cervinia nel 2015

Siamo al nuovo millennio. L’unico arrivo a La Thuile è datato 2006, la salita del San Carlo tagliò le gambe a Paolo Savoldelli, sotto una pioggia torrenziale Ivan Basso fece la differenza in salita e – come suo costume –  non rischiò in discesa, ma riuscì comunque a porre le basi per la vittoria della sua corsa rosa. A La Thuile arrivò per primo Leonardo Piepoli, il trullo di Alberobello. Determinante per le sorti della classifica generale pure la Cherasco – Cervinia del 2012: si impose il costaricense Andrey Amador, ma soprattutto con lo scatto nel finale il canadese Ryder Hejsedal conquistò quei pochi secondi di vantaggio che gli permisero di rubare il successo allo spagnolo Joaquin “Purito” Rodriguez, che pagò a caro prezzo la crono finale di Milano (e pure il finale del Breuil). Nel 2015 la Valle d’Aosta arriva nel finale di corsa: Contador sembrava già pronto a festeggiare, ma a Cervinia prima e al Sestrière poi Fabio Aru mise in seria difficoltà il campione iberico. Nel 2018 l’ultimo arrivo – per ora – sotto alla Gran Becca, nel segno di Chris Froome: il keniano bianco aveva ipotecato il Giro il giorno prima a Bardonecchia (epica la sua fuga sul colle delle Finestre), a Cervinia si limitò a controllare i suoi avversari e fu così che Mikel Nieve – in fuga sin dal mattino – ebbe l’occasione di conquistare uno dei suoi 3 successi di tappa al Giro d’Italia.

Siamo arrivati al 2019, al successo del carneade Carapaz poi diventato leggenda del suo Ecuador e dell’intero Sudamerica. Il Giro d’Italia è pronto a scrivere un’altra pagina della sua storia, Cogne e la Valle d’Aosta vogliono dare il proprio contributo.

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