Tutto è cominciato con un semplice messaggio pubblicato sul sito fastestknowtime il giorno 25 giugno scorso: “Ciao, mi chiamo Sophie ed il 4 luglio incomincerò il record nella categoria supported sulla Via Alpina“.
Sophie Woods Grant è un’atleta britannica di ultrarunning con un lungo palmares di gare internazionali alle spalle e che ben conosce la Valle d’Aosta. Nel 2022 ha corso il suo primo Tor des Geants, con il tempo di 95h 17′ 47”. L’anno seguente ha abbassato il suo precedente tempo a 91h 53′ 18” e nel 2025 lo ha nuovamente concluso in 96h 40′ 37”.
Stavolta però la nostra regione è soltanto una piccola tappa di ciò che la vede impegnata da giorni: la Via Alpina. Un percorso lungo 2.496 km, che parte da Trieste e si snoda tra Italia, Slovenia, Austria, Germania, Liechtenstein, Svizzera e Francia, per terminare nel Principato di Monaco. Una traversata per intero delle Alpi con un dislivello totale di 50.000 metri D+.
L’attuale detentore del record è il britannico Jake Catterall, che l’ha percorsa in 35 giorni 21h 4m 2s, mentre tra le donne la detentrice è Tessa Caspers, con il tempo di 38 giorni 2h 54m 0s.
Per capire l’enormità dell’impresa di Sophie, basta pensare che al momento è nettamente in anticipo per battere il tempo assoluto di riferimento di Jake Catteral e finire l’intero percorso in soli 30 giorni. Jake l’ha raggiunta ed incontrata nel giorno numero 20 per incoraggiarla. Il detentore del primato che tifa chi potrebbe presto cancellare il suo nome dalla tabella dei record.
Noi siamo andati ad incontrarla e a fare un pezzo di strada con lei nel suo ventiduesimo giorno di corsa, quando aveva già sulle gambe circa 1400 chilometri.

La tratta valdostana
Il percorso della Via Alpina entra in Valle d’Aosta attraverso il passo del Gran San Bernardo (Saint Rhémy-en-Bosses) e si snoda fino al colle del Citrin, per proseguire nel vallone di Vertosan, scendere rapidamente da Cérellaz e risalire in direzione Valgrisenche. Passando per la riserva naturale del Lago Lolair risale verso la diga di Beauregard fino al lago di San Grato e al Col du Mont attraversando il confine francese e riprendendo a scendere verso il rifugio Archeboc.
“Sono partita questa mattina da Bourg Saint Pierre intorno alle 4 e ho raggiunto il colle del Gran San Bernardo dove ho trovato Amy ad aspettarmi”. Amy Sproston era lì ad attenderla. Per la runner statunitense, che ha acquistato la Cantina al colle del Gran San Bernardo, arrivata da pochi giorni in Valle, e che a settembre sarà al via del Tor des Glaciers, accompagnare Sophie per alcuni chilometri era un benvenuto simbolico davanti al luogo che ha scelto come nuova casa.
“Sin dall’inizio ho affrontato la Via Alpina correndo sui 60km al giorno e la tappa di oggi prevedeva la partenza dalla Svizzera ed il passaggio al Colle, dove per fortuna ho trovato un pò di fresco dopo la calura di questi giorni”. Raggiungiamo Sophie, Amy e due suoi amici ultratrailer statunitensi, Katilin Allen e Zach Violett, nel vallone di Vertosan, che diventa così ufficialmente il luogo in cui io ed Amy ci incontriamo per la prima volta dopo la corrispondenza avuta per scrivere la sua storia.
Correndo con Sophie lungo la poderale non sembra affatto che abbia tutti quei chilometri percorsi nelle gambe. “Ogni notte riposo circa 5 o 6 ore, poi riparto sempre intorno alle 4 del mattino per stare al fresco. Le gambe sembrano ok e si adattano man mano che vado avanti, ma la notte le ginocchia si fanno sentire e mi tengono sveglia”.
Per rivendicare un FKT sul percorso che sta correndo è necessario soddisfare elevati standard di documentazione e verifica. Questo richiede il massimo livello di attenzione ai dettagli e ad ogni bivio Sophie e chi la segue controllano con cura la traccia GPS.

“Il difficile è quando ci si trova nei villaggi o quando alcune strade sono molto vicine tra loro e le tracce si sovrappongono. Ogni giorno scarico le tracce dall’orologio quando è in carica e per dimostrare di aver corso l’intera Via dovrò caricare l’intero file sul sito Fastest Known Time”.
Il sito web ha infatti una funzione di monitoraggio e fa da arbitro informale. Nel mondo dell’ endurance un FKT indica il miglior tempo mai registrato su un percorso. A differenza della maggior parte delle competizioni sportive di resistenza gli FKT sono auto-organizzati.
Il tentativo di Sophie rientra nella categoria “supported”, dove è consentito qualsiasi tipo di supporto, ad eccezione dell’assistenza fisica nel movimento.
“Mio marito mi sta seguendo su un furgone e ci troviamo ogni 2-5 ore in modo che possa farmi assistenza”. Arrivati al villaggio di Vens, incontriamo altre persone venute apposta per fare il tifo e troviamo il furgone parcheggiato pronto ad attenderla.

Insieme al marito c’è anche la fotografa e amica Zoe Salt che la sta seguendo, perché “l’idea è quella di creare un documentario su questa impresa”.

“Mangio e mi idrato più che posso, perché devo cercare di recuperare energie. Prendo anche vari supplementi per cercare di reintegrare quelli che perdo durante le giornate”.
Le temperature più fresche trovate sui colli lasciano spazio al caldo e, scendendo, ogni irrigatore nei pascoli diventa una doccia rinfrescante, così come ogni fontana sul percorso.

Seguiamo Sophie nella discesa verso Avise, dove troviamo nuovamente il suo furgone ad attenderla. Sono piccole soste di breve durata, ma che fanno bene all’umore. “Ripartire è sempre dura, soprattutto nei tratti in piano dove vorrei solo camminare o riposare ma la discesa è sicuramente la parte peggiore ”.
La salutiamo mentre riprende la salita verso Valgrisenche.

Davanti a lei ci sono ancora il Col du Mont, la Francia e infine Monaco (Monte Carlo). Se riuscirà a mantenere questo ritmo, Sophie Woods Grant non entrerà soltanto nella storia della Via Alpina. Potrebbe riscriverla abbattendo il record assoluto di Jake Catterall.
Si può seguire Sophie direttamente sul suo account instagram.








