L’incertezza frena le prenotazioni anche in Val d’Ayas: la voce di operatori e turisti

Domenica 16 gennaio Champoluc appare movimentato, mentre Brusson è più tranquillo, ma i parcheggi dei ristoranti sono pieni. Albergatori e residenti descrivono l’andamento di questa stagione invernale e alcuni turisti esprimono le loro impressioni. Per l’entrata in zona arancione “più che timori abbiamo incertezze”.
I parecchi sciatori per Champoluc
Turismo

Come appariva l’ultimo weekend in zona gialla in Val d’Ayas?
Domenica 16 gennaio Champoluc si presenta movimentato. I parcheggi non bastano: le auto cercano posteggi ai bordi della carreggiata e vagano per trovare un buco. Il paese pullula di persone che abbracciano sci, snowboard o bob e calzano scarponi e caschi, ma non mancano anche i turisti in veste da passeggio, perlopiù coppie e famiglie con bambini piccoli. 

Tra questi c’è Maddalena, che passeggia tenendo la mano al figlio. “Noi veniamo da Santa Margherita Ligure, siamo qui da venerdì e ci fermiamo fino a mercoledì” rivela “Ho visto pochissimi turisti in giro, più stranieri che italiani, ma è la prima volta che veniamo, quindi non ho un termine di paragone”.
Ho visto parecchia gente” osserva invece Ivo, che abita nel Canavese, e insieme a Grazia viene spesso in Val d’Ayas “E’ uno dei nostri posti preferiti, sia qui che Brusson e Saint-Jacques. Ci veniamo sempre”. “Siamo venuti a farci una passeggiata” aggiunge Grazia.

Se a Champoluc tutti i locali e i negozi sono aperti, non vale lo stesso per Brusson, dove ad avere le luci accese è solo il bar pasticceria ‘La Fontaine’, oltre ai ristoranti, che però promettono bene, viste le numerose auto posteggiate nei loro parcheggi. Molto più silenzioso e tranquillo, Brusson è frequentato da qualche sciatore e qualche gruppetto di persone che percorre o si ferma al parco. Tra di loro c’è una famiglia che proviene da Varese. “Abbiamo preso una casa in affitto qui a Brusson a Natale e la teniamo fino a fine aprile, così possiamo venire nei weekend” spiega Morris “E’ il primo anno che veniamo qui. Sciamo, passeggiamo, facciamo dei giretti”.

Una stagione oscillante e imprevedibile

Da dietro il bancone del bar pasticceria di Brusson Marco, afferma: “Per me è andata abbastanza bene, poi in confronto all’anno scorso che eravamo chiusi…”

“Particolare” la definisce Michela, barista al bar tabaccheria ‘La Gabéla’ di Champoluc “Durante le vacanze di Natale era tutto un via vai, come fosse stato un weekend, un saliscendi: la gente tornava in città e poi tornava su. Questa dovrebbe essere la stagione del rilancio, ma la paura di muoversi rimane”. 
“Siamo tutti più tesi, guardinghi, preoccupati della vicinanza. Si sta tornando un po’ alla normalità, ma è una normalità fittizia” opina Monica, che a Champoluc ci vive e vede il turismo da fuori. “A Capodanno abbiamo avuto dei locali chiusi perché il personale aveva il covid, e fa strano, è anomalo. Nei weekend in giro ci sono un po’ più di turisti ma in settimana non c’è nessuno. C’è un grande senso di precarietà. ”

Lo conferma Beatrice Chionni, la titolare dell’Hotel Castor. “La stagione invernale sta andando in maniera molto inaspettata: ci possono essere cancellazioni fino all’ultimo momento, è molto difficile organizzarsi perché la situazione può cambiare e tante volte cambia, infatti abbiamo avuto molte cancellazioni. Va a momenti, questa stagione è molto discontinua. Adesso siamo quasi pieni, ma in settimana lo siamo per la metà”.

E’ molto simile il resoconto di Alberto Charles, il titolare dell’albergo ristorante ‘Il Laghetto’ di Brusson. “In queste tre settimane abbiamo lavorato molto, anche se meno di due anni fa, abbiamo avuto delle cancellazioni però siamo riusciti a recuperare le stanze che sono state cancellate. Nelle vacanze di Natale eravamo al completo, ma ora in settimana capita che l’albergo sia mezzo vuoto. Le previsioni non sono belle, tanti che hanno prenotato hanno già disdetto. Il problema è che non prenotano, e chi prenota lo fa sotto data e potrebbe cancellare da un giorno all’altro. C’è un clima di incertezza molto molto forte”.

Che “è tutto un punto interrogativo”, lo dichiara anche Simona, che ha una lavanderia a Champoluc “Non so quanto gli stranieri siano invogliati a venire in uno Stato che si sta colorando”. Inoltre, spostandosi, i turisti temono di dover perdere dei giorni in un’obbligata quarantena, quando arrivano e quando tornano a casa. Tantissime famiglie sono arrivate dopo perché erano in quarantena” riferisce inoltre Nicole, che lavora nella macelleria nel centro di Champoluc: “Gli italiani vengono finché sarà possibile, hanno voglia di viaggiare. Riguardo agli stranieri bisogna vedere, per ora non ce ne sono tantissimi”.
La carenza di stranieri a Champoluc nuoce a Brusson. “Molti italiani che volevano fare le vacanze sulla neve sono andati là, mentre in anni normali sarebbero venuti da noi” spiega Alberto Charles “Per noi è molto difficile”.

Il turismo “è molto mirato” aggiunge Michela “La vita è intorno alle piste e sotto agli impianti, non c’è stata una grande concentrazione di lavoro in paese”.

Cosa succederà al turismo diventando zona arancione?

L’entrata in zona arancione in generale non spaventa; a  preoccupare è la reazione dei turisti a questa classificazione e il potenziale gradino successivo.

“Il green pass era richiesto prima ed è richiesto adesso” ragiona Beatrice Chionni. “Se uno ha tutto come si deve non ha niente da temere” dichiara Alberto “Visto che non cambia molto per i vaccinati, io non ho molti timori. Però per la zona rossa sì” confessa Marco, il pasticcere. 
Non sembra per ora essere un cambiamento tanto vincolante, infatti qualche turista non ne è ancora al corrente. “Non sapevo che da lunedì ci sarebbero state le restrizioni, però avendo il green pass non dovrebbe essere un gran problema” dice Maddalena “se le restrizioni coinvolgono solo chi non ha il green pass torneremo sicuramente qui a Champoluc”.

Tuttavia, ciò non frena i timori degli operatori turistici. “Noi sappiamo che non cambia niente, ma dipende come la gente reagisce a questo cambiamento” osserva il titolare de ‘Il Laghetto’ “Penso che il discorso sia molto psicologico, i turisti potrebbero avere paura di venire in una zona che è etichettata come arancione”.

“Io che sono vaccinata potrei dire che non cambia niente, ma effettivamente ci saranno dei cambiamenti, perché delle persone non vaccinate le abbiamo, e ci sarà un’ulteriore scrematura per le persone che potranno venire e sulle attività che potranno fare” riflette Monica.

Anche se si è alla vigilia del passaggio in zona arancione, circola ancora incertezza intorno alle nuove regole. “Io non ho ancora capito, sinceramente. Un non vaccinato che abita in zona gialla può venire in zona arancione?” si chiede Nicole “Per noi è importante questo dettaglio!”

“Se riusciamo a rimanere aperti qualcuno arriverà, ma se poi tra due settimane passiamo in zona rossa, sarà tutto bloccato” ipotizza la barista Michela.

Quali sarebbero le conseguenze di un’ipotetica entrata in zona rossa?

“Se dovessimo andare in zona rossa…ci teniamo la zona rossa!” ride rassegnato Marco. “Non possiamo fare altrimenti”. Reagiscono così: rassegnati, sperando che non succeda, ma consapevoli che ad ora non si può prevedere nulla.
Diventerebbe un bel problema di nuovo” dice Nicole.
“Sarebbe davvero una batosta non indifferente per l’economia. Per ora nessun locale ha chiuso per bancarotta, però non credo che reggerebbero a lungo se dovessimo rientrare in zona rossa” osserva Monica.

Più che timori abbiamo incertezze” dice la referente dell’Hotel Castor “Non sappiamo cosa verrà deciso e cosa ci riguarderà”.
Dovremmo lavorare stando sempre sul chi va là e lavorare effettivamente molto meno: potendo fare solo da asporto non tutti sarebbero disposti a consumare fuori e rimarrebbe solo i tabacchi” immagina Michela.

“Anche se sono pessimista spero che non succeda” si augura Ivo. “Quando eravamo in zona rossa era tutto bloccato, non potremmo uscire dalla regione” aggiunge Grazia.

I timori e il comportamento dei turisti

“Io trovo che i turisti non abbiano paura del contagio” pensa Michela. L’idea della barista è condivisa dalla maggior parte degli intervistati, tuttavia Alberto Charles riferisce che a volte la gente appare timorosa quando un tavolo è appena più vicino, anche se distanziato.

“Io non vedo un turista che tenga la mascherina” racconta Monica. E anche Ivo testimonia:  “Abbiamo visto tanti stranieri, e pochi con la mascherina!

“Noi abbiamo paura, anche perché abbiamo avuto degli ammalati in famiglia, e molti miei amici e colleghi sono morti di Covid, ma cerchiamo di non andare nei posti affollati e di stare attenti” riferisce invece il signore “Ho notato che qui in Valle d’Aosta ci hanno sempre chiesto il green pass, non c’è stata trattoria in cui non me l’abbiano chiesto. Giù da noi invece non lo chiedono sempre. Nonostante ciò, da domani la Valle d’Aosta è di nuovo arancione”.

3 risposte

    1. Puoi sempre provare a cambiare Paese…sono sicuro che non sentiremo la mancanza di una mente così eccelsa come la tua…

      1. Bravo, hai capito proprio tutto… E’ per questo che andiamo a rotoli, per colpa di gente come voi paranoica e ipocondriaca all’ennesima potenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Turismo
Turismo
Politica