È recentemente scomparso, a quasi novantaquattro anni, Enrico Benzing. Basta il nome, non necessitano ulteriori dettagli: Benzing è stato una delle pietre miliari del giornalismo sportivo a quattro ruote. L’ha raccontato in modo impareggiabile, da tecnico sopraffino – era ingegnere meccanico – ossequioso della sua dea, unica e personalissima: la precisione.
Racconto tecnico può apparire un ossimoro – e per tanti lo è, effettivamente – ma nelle mani, anzi nella penna, di Benzing, si risolveva in una felice sintesi ad altri assolutamente preclusa. Benzing arrivò alla Gazzetta dello Sport negli anni cinquanta del secolo scorso. Vi trovò ad accoglierlo Giovanni Canestrini, altro “Monumento”, inventore della “Mille Miglia”. Nasceva uno spazio interamente versato ai motori, con una redazione dedicata.
La stella polare di Benzing, dicevo, era la precisione: assoluta, rigorosissima, chirurgica. Nell’ambiente era rispettato al limite del timore reverenziale, quel metus reverentiae che incutono, anche loro malgrado, i grandi personaggi. Neppure Enzo Ferrari con lui si lasciava andare alle sue proverbiali sfuriate.
Applicava, Benzing, una ricerca certosina che affiancava ad una preparazione solidissima, per indagare le specifiche di una vettura, scoprendone implacabilmente i difetti più reconditi. Intimoriva, appunto, ma la sua competenza era pari alla sua correttezza e alla bontà di carattere.
Lasciata la “Rosea”, passò ad Autosprint e poi al Giornale, chiamato alla corte di Indro Montanelli. Benzing studiò in particolare l’aerodinamica e progettò alettoni per Alfa Romeo, Ferrari, Brabham e Bellasi. Divenne anche commissario tecnico della Federazione Internazionale dell’Automobile.
Chi ha seguito i Gran Premi degli anni settanta ricorderà Benzing nel team di telecronisti con altri fuoriclasse come Mario Poltronieri, Clay Regazzoni e Giancarlo Palazzoli. Una squadra affiatata nella quale ognuno apportava il suo prezioso contributo, per un commento a trecentosessanta gradi, in un’epoca che non conosceva gli strumenti e i dispositivi tecnici di oggi.
Innumerevoli i premi assegnati a Enrico Benzing: tra i tanti, il “Dino Ferrari”, l’ambito “Premiolino”, il “Premio Automobile Club di Milano” alla carriera. Benzing lascia in eredità l’approccio serio, critico e autocritico ad un mondo non fatto solo di colore, lustrini e fuochi d’artificio.
