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Ultima modifica: 22 Marzo 2020 22:17

Una testimonianza: “In geriatria al Beauregard è tutto come prima dell’emergenza”

Aosta - Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza di una nostra lettrice che denuncia l'assenza di tamponi agli anziani e agli operatori sanitari del reparto di geriatria del Baeuregard, dove si trovano i soggetti più esposti al virus.

L'ingresso dell'ospedale Beauregard di Aosta
Sto vivendo in queste ore un dramma personale. Mio papà è stato ricoverato giovedì sera in geriatria al Beauregard a causa di una infezione al piede. Era stato operato 2 settimane prima al femore causa una frattura periprotesica e lo avevamo portato a casa il più velocemente possibile nel momento in cui in Valle è iniziata l’emergenza coronavirus. Poiché, causa l’infezione al piede, aveva febbre e respirava con difficoltà è stato portato al Parini e sottoposto al triage. Escluso il corona, ricoverato al Beauregard. Venerdì sera sono andata a trovarlo; con mio stupore visite ammesse. Dalle 18.30 alle 20 per una sola persona munita di mascherina e una volta superato il controllo temperatura.
Trovo mio papà in buone condizioni (migliori sicuramente) e tranquillo. Ero molto preoccupata che potesse essere agitato perché ha 89 anni, varie patologie e nelle ultime 2 settimane è stato sottoposto a un intervento importante e varie terapie. Mi rassicura dicendomi che il personale è molto gentile e disponibile. Personale molto rilassato anche. Mi sarei aspettata di vedere una maggiore attenzione, vedo alcune mascherine chirurgiche ma non molte, guanti si anche ma non sempre. Non noto una differenza rispetto a prima del covid… Mi illudo che sia un reparto “protetto” e torno a casa più serena.
Poi sabato mattina la doccia fredda. Mi chiamano dal reparto e mi dicono che il compagno di stanza di mio papà è risultato positivo al tampone per il coronavirus. Mio papà e l’altro signore in stanza con lui saranno sottoposti al tampone e poi spostati eventualmente al reparto Covid del Parini se positivi. Non ho parole. Devo richiamare per capire e scopro che il signore positivo era asintomatico ed è stato fatto il tampone solo perché doveva andare in comunità e la prassi in quel caso prevede il tampone. Nessuna delle persone ricoverate in geriatria viene sottoposta al tampone a meno che non abbiano almeno 2 sintomi covid come febbre e tosse o bassa saturazione. Quindi mio papà al suo ingresso era forse l’unico sicuramente negativo.
Ma non è finita qui anche se mi sembra già abbastanza grave. In fondo è un ospedale, un reparto di geriatria oltretutto, mi sarei aspettata tutti i controlli possibili. Pensavo che Codogno fosse un errore da non ripetere. Abbiamo visto che cosa succede se si permette al virus di diffondersi in ospedale. Mio papà viene spostato al Parini nuovamente, pre covid, in attesa del risultato. Lasciamo stare l’aspetto umano, il fatto che non ho potuto parlargli, che non so che cosa gli abbiano detto e che cosa abbia capito, che gli avevo promesso di riportarlo a casa in una settimana. Non sono l’unica e questa pandemia è piena di tragedie personali. La mia preoccupazione è un’altra, personale forse anche ma solo fino ad un certo punto. Se domani risultasse negativo verrebbe riportato al Beauregard. Dove nessun altro tranne mio papà e il suo compagno di sfortuna è stato sottoposto al tampone. Nessun operatore sanitario, medico o infermiera, perché il tampone viene effettuato solo in presenza di sintomi che peraltro il signore, causa di tutto ciò, non aveva. Dove non si sa se il signore, il nostro particolare paziente zero del Beauregard, sia arrivato già infetto o sia stato infettato da qualche altro asintomatico, se lui stesso abbia infettato magari alcuni degli operatori sanitari. Insomma se mio papà avesse la fortuna di essere negativo dovrei poi incrociare le dita, sperare e pregare che quel povero signore positivo fosse l’unico e solo positivo.
Purtroppo abbiamo già visto che questa battaglia non si vince (solo) con speranza e preghiere. E mi chiedo che logica ci sia nel chiudere tutti in casa se poi permettiamo che siano esposti i più deboli (che sono quelli che dovremmo preservare maggiormente da questo virus) e tutti quei meravigliosi medici e infermieri che prestano senza sosta la loro opera.
Nei giorni scorsi ho seguito le polemiche nate dalle dichiarazioni di Boris Johnson, il premier inglese, che puntava all’immunità di gregge. Sempre pragmatici gli inglesi, ha dovuto fare un po’ marcia indietro causa le polemiche, e l’immunità di gregge si è trasformata in parte in provvedimenti che dovrebbero salvaguardare le fasce deboli (malati e anziani) lasciando “correre” il virus tra la popolazione giovane e quindi meno soggetta agli effetti più gravi del virus. Non discuto, perché non ne ho titoli, la validità del l’approccio, soprattutto nella nostra società che ha un’età media piuttosto elevata, ma ho l’impressione che noi stiamo facendo proprio l’opposto. Stiamo consapevolmente esponendo le fasce deboli ad un rischio più elevato di contagio. Si, perché oramai lo sappiamo che gli asintomatici ci sono, non sono pochi e costituiscono un rischio enorme se entrano in contatto con gli ospedali. Rischio per i pazienti e per tutto il personale. Fare tamponi solo ai sintomatici non funziona, lo abbiamo già capito. Io sono chiusa in camera mia, lontana da mia mamma che ha 80 anni, perché venerdì ero lì, nella stanza del nostro personale paziente zero. Posso farlo, non chiedo il tampone. Ma tutti i ricoverati dei reparti, i medici? Stiamo preparando la strada a tragedie ancora superiori a quelle che abbiamo visto finora. E non sarà colpa degli imbecilli che ancora fanno jogging….
Altra nota che non riguarda la Valle. Mio marito è di Lodi, suo fratello e la sua compagna lavorano in una casa di cura che fornisce anche assistenza a domicilio. La casa di cura in questione ha chiuso le porte da settimane ai visitatori. Tutti gli operatori indossano camici, mascherine con valvola, occhiali e guanti. Per fortuna. Perché mia cognata, che è molto giovane, poco più di 30 anni, mi ha telefonato spaventata 2 giorni fa. Aveva letto l’articolo che riportava la perdita di gusto e olfatto in alcuni pazienti guariti dal covid e lei non sente più nulla da 15 giorni! Non ha avuto nessun sintomo, ha lavorato per tutto il periodo per fortuna con tutte le protezioni possibili. Suo marito ha avuto 2 giorni di febbre la settimana scorsa, passata in fretta. Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo in famiglia: allora non è covid! Da oggi non sente più gusti e odori neanche lui e da mercoledì dovrebbe rientrare al lavoro, assistenza domiciliare a anziani e malati. Hanno chiesto entrambi di fare i tamponi ma non hanno sintomi covid (olfatto e gusto non contano, devi avere seri problemi respiratori) quindi niente!
Andra tutto bene? Mi sembra difficile crederlo e ancora meno sperarlo. Stiamo sbagliando qualcosa e se non correggiamo in fretta gli errori non vedremo mai quei numeri diminuire e non sarà colpa, o non solo colpa, dei vacanzieri, degli sciatori, di chi porta a spasso il cane più del dovuto.
Rita Verunelli

Un commento su “Una testimonianza: “In geriatria al Beauregard è tutto come prima dell’emergenza””

  • Una fascia a rischio. Lo sono gli anziani come il personale sanitario che lavora in prima linea durante questo periodo difficile. I miei colleghi lo sapranno meglio di me… Oggi più che mai deve essere imperativo trattare ogni paziente come “potenzialmente infetto” e per poterlo fare il personale ha bisogno dei DPI adeguati e delle giuste direttive. Oggi più che mai il personale dovrebbe sentirsi al sicuro, tutelato e sapere di poter tornare a casa dalla propria famiglia senza rischi.. O almeno con il minor numero di rischi possibile. Oggi più che mai i pazienti e i rispettivi parenti dovrebbero poter contare su un servizio sanitario all’altezza del suo nemico, con almeno le armi basi per contenerne la diffusione. “PROTEGGERE E PROTEGGERSI”.

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