Elezioni Regionali Valle D’Aosta 2020 di Orlando Bonserio |

Ultima modifica: 18 Settembre 2020 15:46

Valle d’Aosta Futura guarda al domani: “Le scelte politiche partano dall’emozionalità”

Aosta - Il comizio finale del neonato movimento, che si propone come outsider, ha illustrato i punti di un programma che vuole “cambiare il paradigma sociale”.

Valle dAosta FuturaValle dAosta Futura

Si è aperto e chiuso con Giancarlo Telloli che intona “Ma verda Vallaye” con la tromba il comizio finale di Valle d’Aosta Futura. Un modo diverso di comunicare, che unisce emozionalità e attaccamento al territorio, come diverso è il modo di intendere la politica da parte del neonato movimento, secondo cui “l’essere umano viene prima della burocrazia e dell’economia”.

Un movimento fatto di professionisti e non politici che si propone come outsider, e che spera di rivivere la favola della nazionale giamaicana di bob – protagonista anche del film “Cool Runnings – Quattro sotto zero” – rievocata da Gabriella Poliani durante la serata.

È lo stesso Telloli a definire l’obiettivo di Valle d’Aosta Futura: “Vogliamo cambiare il paradigma sociale, ribaltare i punti di vista. In politica la mente ha sempre prevalso sul cuore, mentre per noi le scelte di fondo devono partire dall’emozionalità, pur non trascurando la razionalità”. In apertura, a presentazione dei 22 candidati – di cui ben 10 donne – Adriana Viérin ha riassunto il percorso attuato in poco più di due mesi: “Abbiamo avuto diversi handicap davanti a noi, come il poco tempo a disposizione, l’inesperienza, e l’aver voluto posizionare la barra molto in alto. C’è un certo grado di pazzia lucida, visionaria, ma questo è il nostro atout. Ci siamo lanciati in questo progetto con amore e determinazione per lasciare alle future generazioni una Valle d’Aosta migliore, verde, sostenibile, solidale”.

Un programma concreto, da CVA alla semplificazione normativa e burocratica

L’umanità e l’emozionalità sono i punti di partenza di un programma che, sviluppato in diversi punti snocciolati da tutti i candidati presenti, contiene anche elementi concreti. Come quello su CVA che, secondo Edoardo Artari, “padre, insieme a Elmo Marlier, di questo laboratorio sociale”, va “rafforzata con l’emissione di bond, in primis per i valdostani, per portare nella nostra regione soldi e manager di qualità”. O, nell’ottica di una semplificazione della vita che possa portare benessere alle persone ed ai professionisti, “trasferire il nostro progetto in una buona legge, con norme precise e testi unici divisi per materia” (come illustrato da Veronica Menegatti) o “istituire un unico centro documentale per le aziende, tutelare gli imprenditori valdostani negli appalti e favorire l’acquisto di materiali di fornitori della nostra regione”, spiega l’artigiano-imprenditore Mauro Salmin.

Valle d'Aosta Futura - Edoardo Artari
Valle d’Aosta Futura – Edoardo Artari

Una società valdostana che riparta da ambiente, turismo, scuola, salute, accoglienza

Per esserci un futuro, è necessario pensare anche all’ambiente. Lo spiega Federico Frassy, che guarda con preoccupazione al cambiamento climatico che, nella nostra regione, tocca in primo luogo il ghiacciaio di Planpincieux: “Per farlo occorre una riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, una riqualificazione energetica degli edifici così come una sensibilizzazione della popolazione”, ma anche, come sottolineato da Luigi De Franco, “una revisione delle autorizzazioni per le discariche”.

Sul turismo, grazie anche a due professionisti coinvolti in prima persona, Jean-François Branche e Carlo De Amici, le idee di Valle d’Aosta Futura sono chiare: bisogna farsi conoscere maggiormente all’estero, vuoi con maggiore visibilità in fiere internazionali, o con un sistema di booking unitario per tutta la regione, o tramite una comunicazione forte.

Il nuovo modello economico e sociale di Valle d’Aosta Futura deve partire dalla cultura, dall’istruzione, dall’immaginazione, da un sistema educativo integrato da 0 a 6 anni, dall’accoglienza. E dal “Ben-Essere”: “Durante la pandemia abbiamo visto che il territorio e la prevenzione sono stati una grande carenza”, dice Gianmario Governato. “Non darò dritte sull’ospedale. Però la salute passa dalla prevenzione, anche attraverso le discipline olistiche: servono delle case della salute sul territorio, per creare percorsi di Ben-Essere che rimettano l’essere umano al centro”.

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