15mila euro è la somma che la Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta ha condannato l’ex sindaco di Oyace, Remo Domaine, a risarcire all’amministrazione comunale, per danno d’immagine. L’udienza si era tenuta lo scorso 25 giugno e la sentenza è stata depositata alcuni giorni fa. Il procedimento contabile derivava dalla vicenda penale in cui era stato coinvolto il già primo cittadino, conclusasi nell’aprile 2021 con il patteggiamento a un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per corruzione impropria.
L’inchiesta penale si era sviluppata sull’ipotizzato patto corruttivo di Domaine con l’imprenditore intenzionato alla realizzazione di una centralina idroelettrica in località Gallians di Oyace. Secondo la Procura regionale della Corte dei conti, che aveva chiesto di condannare l’ex Sindaco ad un risarcimento di 25mila euro, la condotta dell’allora primo cittadino era grave e caratterizzata dall’esercizio strumentale del suo ufficio pubblico, oltre ad aver avuto ampia risonanza sui media.
Tutti presupposti che gli inquirenti contabili ritenevano sufficienti per contestare il danno d’immagine. Un’impostazione che ha incontrato il consenso dei magistrati della sezione giurisdizionale, che hanno però ricalcolato l’entità del risarcimento – in via equitativa – in 15mila euro, considerando, “sotto il profilo dell’impatto del clamor fori, che trattasi comunque di una piccola realtà locale”.
La difesa dell’ex Sindaco, assistito dall’avvocato Paolo Sammaritani, aveva insistito molto sul valore giuridico della sentenza di patteggiamento, ritenuta – a seguito della riforma Cartabia – non equiparabile ad una di condanna e quindi non invocabile come presupposto per l’attivazione dell’azione di risarcimento del danno d’immagine. Il difensore Sammaritani, nell’arringa durante l’udienza, si era detto dispiaciuto che “culturalmente ci sia questa lacuna per cui chi ha patteggiato è colpevole, ma non è così”.
Corte dei Conti, per la Procura l’ex Sindaco deve risarcire il Comune di Oyace
25 giugno 2025, ore 14.15

25mila euro. A tanto, secondo la Procura della Corte dei Conti, ammonta il danno d’immagine cagionato dall’ex sindaco Remo Domaine al Comune di Oyace. Il discredito per l’ente locale, sostenuto dagli inquirenti contabili, deriva dalla vicenda penale in cui era stato coinvolto il già primo cittadino, relativa all’ipotizzato patto corruttivo di questi con l’imprenditore intenzionato alla realizzazione di una centralina idroelettrica in località Gallians di Oyace. Il procedimento penale si era chiuso, nell’aprile 2021, con il patteggiamento, da parte di Domaine, di una pena (sospesa) di un anno e 6 mesi di reclusione, per corruzione impropria.
Per l’accusa – rappresentata nell’udienza tenutasi oggi, mercoledì 25 giugno, dal referendario Francesca Cozza – la gravità della condotta dell’allora Sindaco (che era stato sottoposto anche ad una misura cautelare, a seguito di indagini che hanno visto anche un corposo ricorso alle intercettazioni telefoniche), l’esercizio strumentale del suo ufficio pubblico e la risonanza della vicenda (sui media) rappresentano presupposti sufficienti per sostenere il danno d’immagine. Da qui, la chiamata di Domaine in giudizio, con la richiesta ai magistrati della Sezione giurisdizionale di condannare il già amministratore a risarcire il Comune di Oyace.
Di parere opposto la difesa dell’ex Sindaco, assistito dall’avvocato Paolo Sammaritani, che ha puntato su un aspetto in particolare. In assenza di pene accessorie, per il difensore, a seguito della riforma Cartabia una sentenza di patteggiamento (come quella del caso specifico) non è equiparabile ad una di condanna. Pertanto, non può costituire presupposto per l’attivazione dell’azione di risarcimento del danno d’immagine.
L’avvocato Sammaritani ha poi contestato che la Procura della Corte dei Conti abbia fornito prove sufficienti a sostegno della colpevolezza del suo cliente. Nell’atto di citazione, ha sottolineato il legale, si leggono stralci di atti della Procura della Repubblica, relativi al procedimento penale, ma “sono atti di parte, che non hanno superato il vaglio del dibattimento, perché è in quella sede che si forma la prova. Nel patteggiamento, questo non c’è”.
Sammaritani, nell’invocare la dichiarazione di nullità dell’atto di citazione in giudizio, si è detto dispiaciuto che “culturalmente ci sia questa lacuna per cui chi ha patteggiato è colpevole, ma non è così”. Al riguardo, ha ricordato che “anche qualche innocente in passato ha patteggiato”, pure per motivi economici, perché sostenere determinati processi può essere costoso.
Nella sua arringa difensiva, l’avvocato ha anche annunciato che “la centralina si costruirà, si costruirà lì ed è di pubblica utilità” ed ha concluso osservando che il Comune di Oyace “manco si è costituito parte civile nel procedimento penale”, quindi “la percezione di questo danno mi sembra molto labile”. Dopo l’udienza odierna, la sentenza è attesa nelle prossime settimane.
