Valle d’Aosta Aperta al capolinea? La coalizione (senza Adu): “Non verremo meno agli impegni presi”

Dopo la spaccatura con Adu, mai citata, le componenti della coalizione - Uniti a Sinistra, Area democratica, M5S, Rifondazione comunista e Risorgimento socialista - spiegano: "I valori e i contenuti di Valle d’Aosta Aperta vivono e vivranno per i prossimi cinque anni".
Alcuni candidati della lista di Valle d'Aosta Aperta alle Regionali 2025
Politica

“Leali al progetto di Valle d’Aosta Aperta”. Indirettamente, e senza mai citarli, la risposta ad Adu VdA arriva. E arriva dalle altre componenti della coalizione. E spiegano, anzitutto, che VdA Aperta è viva e vegeta, sebbene abbia perso un pezzo per strada.

“Le componenti della Commissione politica di Valle d’Aosta Aperta che si riconoscono ufficialmente in Uniti a Sinistra, Area Democratica – Gauche Autonomiste, MoVimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, hanno ribadito in più sedi, compresa l’Assemblea di Valle d’Aosta Aperta, che i valori e i contenuti del progetto presentato alle elezioni regionali e comunali di Aosta restano un punto fermo dell’agire politico e che gli elettori che in quei valori e in quei contenuti avevano riposto, con un voto, la loro fiducia e speranza non sarebbero stati abbandonati per i successivi cinque anni, resistendo alle manovre della realpolitik locale, che brilla per trasformismo”.

Anche perché, spiega una nota, “eravamo ben consci che l’impresa elettorale non era facile ma l’abbiamo affrontata con coraggio e determinazione. Ora, al di là delle storture di leggi elettorali maggioritarie con sbarramenti che forzano il dettato costituzionale, negando la rappresentanza a molti cittadini, e al di sopra delle delusioni personali, constatato che migliaia di valdostani e centinaia di aostani ci hanno chiesto di esprimere un’alternativa politica alla drammatica situazione valdostana, travolta da quella nazionale e internazionale, non intendiamo in alcun modo venire meno a quanto dichiarato e sottoscritto in campagna elettorale”.

“I valori e i contenuti di Valle d’Aosta Aperta vivono e vivranno per i prossimi cinque anni – si legge ancora –. Continueremo ad essere aperti al dialogo e al confronto con tutte le forze che non si abbasseranno a compromessi nell’interesse di pochi e contribuiremo a tutte le lotte che vadano a vantaggio della collettività, a partire dal nostro impegno a promuovere e sostenere, senza i distinguo di altri, il Comitato per il NO al referendum sulla Magistratura”.

Di Adu, o della situazione interna creatisi nella coalizione, nessun cenno. Anzi, il discorso si muove sulla linea dei valori di cui sopra: “Sul tema della pace, l’abbiamo scritto e lo ripetiamo senza esitazioni non siamo disponibili alle ipocrisie di chi scende nelle piazze con il popolo della pace ma nelle sedi istituzionali in Europa, in Italia, in Valle d’Aosta o nel Comune di Aosta vota per il riarmo o è silente sul genocidio in corso in Palestina e consente ai suoi rappresentanti eletti di votare con Von der Leyen e Meloni”.

“Sul tema del welfare e dei diritti del lavoro – si legge ancora – non accettiamo la subordinazione culturale alle logiche neoliberiste e di privatizzazione strisciante che ha pervaso anche una parte del centrosinistra e in Valle d’Aosta costituisce una deriva iniziata ben prima dell’abbraccio fra UV, FI e Azione”, mentre “sui diritti civili alle dichiarazioni di buone intenzioni devono seguire fatti concreti: leggi e atti amministrativi”.

“Anche in Valle d’Aosta, tra le più ricche regioni italiane, lunghe liste d’attesa minano il diritto alla salute di tanti pazienti, oltre 500 famiglie aspettano trepidanti una casa popolare che consenta loro una vita più serena e sicura, l’accoglienza dei rifugiati politici ha la percentuale più bassa d’Italia: una vergona!”.

Infine, “proprio sul piano economico la Valle d’Aosta si allinea alle politiche neoliberiste che aumentano le diseguaglianze sociali, compromettendo anche quel senso di comunità che è presupposto indispensabile perché l’Autonomia speciale resti un valore condiviso e non uno strumento nelle mani di poche lobbies, sempre più estranee alle sorti future del nostro territorio sia sul piano sociale sia sul piano ambientale”.

Insomma: “Rassicuriamo quindi gli elettori di Valle d’Aosta Aperta che non verremo meno agli impegni presi”.

Valle d’Aosta Aperta è chiusa? A sinistra la coalizione si rompe

30 gennaio 2026

 

Alcuni candidati della lista di Valle d'Aosta Aperta alle Regionali 2025

Con un calembour, anche un po’ facile, si potrebbe dire che Valle d’Aosta Aperta ora è chiusa. Almeno, nel modo in cui l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Alcuni indizi c’erano, come la pagina Facebook – tendenzialmente piuttosto attiva – ferma ad un ringraziamento agli elettori datato 2 ottobre 2025. Idem per quanto riguarda il sito web, “congelato” allo stesso giorno.

O ancora, il comunicato stampa firmato dalla sola Adu VdA contro il collegamento funiviario Pila-Cogne seguito, il giorno dopo, da una nota sulla riforma dell’esame di maturità siglata in solitaria dagli altri movimenti della coalizione: Area democratica – Gauche autonomiste, MoVimento 5 Stelle, Rifondazione comunista e Risorgimento socialista.

Gli stessi movimenti che hanno inviato un altro comunicato, il giorno seguente ancora, nel quale spiegano di voler aprire le porte della propria sede ad Aosta, in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, durante la Veillà della Fiera di Sant’Orso. E Adu, in firma, non c’è.

Alla presentazione delle liste per l’appuntamento con le urne VdA Aperta diceva che “questo progetto non nasce per le elezioni”, essendo una coalizione che ha preso vita tre anni prima. Ma la sensazione è che sebbene il progetto non sia nato per quello, possano essere stati proprio i risultati del voto – senza eletti in Consiglio Valle né nel Consiglio comunale di Aosta – a sancirne la fine.

E dire che un elemento riunificatore a sinistra ci sarebbe, ed è anche vicino: la campagna sul referendum per la riforma della giustizia, tendenzialmente – è lecito immaginare – per il “no”. Ma qualcosa è cambiato.

La versione di Adu

Ed è facile intuire che non sia cambiato in meglio. Adu VdA, infatti, rompe il silenzio dopo qualche giorno passato a caccia di conferme per una possibile fine della coalizione.

In compenso, lo fa con parole durissime: “Adu è stata tra le promotrici di VdA Aperta. L’obiettivo era quello di costruire uno spazio politico di alternativa alle destre e all’Union. Per 90 voti questo progetto non ha avuto il giusto riconoscimento in Consiglio regionale. Ne abbiamo preso atto e abbiamo avviato una riflessione rispetto all’opportunità di riprendere il confronto non solo con chi faceva parte della nostra coalizione, ma anche, come richiesto da molti elettori, con le altre forze progressiste valdostane. Soprattutto in questi tempi terribili”.

Con un però: “Come spesso avviene dopo una sconfitta, il clima di fiducia e di rispetto reciproco tra le componenti di VdA Aperta si è guastato – dicono ancora dai lidi di Adu VdA –. Abbiamo assistito a processi nei confronti dei candidati più votati, mancato riconoscimento dell’importante lavoro svolto da persone come Tripodi e Guichardaz e questioni sul riparto delle spese elettorali. Abbiamo provato a rilanciare il progetto, chiedendo alle altre componenti di ripartire secondo una logica del consenso e dell’unanimità”.

“Purtroppo, Raimondo Donzel, a nome del MoVimento 5 stelle, Rifondazione comunista e Area Democratica, ha chiuso il confronto comunicando che ‘a partire dalla mancanza di fiducia reciproca e dal logorio della disponibilità a relazionarsi efficacemente tra le parti, sono venute meno le condizioni fondamentali per proseguire la collaborazione’”.

Adu aggiunge: “Sinceramente, ci spiace. È un passo indietro rispetto alla costruzione di una reale alternativa. In ogni caso, Adu VdA resta disponibile al confronto, a partire dai programmi, con tutte le forze progressiste valdostane e con le cittadine e i cittadini disponibili”.

Il che potrebbe voler dire Alleanza Verdi Sinistra. E magari senza chiudere a quel Partito democratico più volte duramente criticato e considerato, negli ultimi anni, “ancillare” rispetto all’Union Valdôtaine. Ma che ora – vista la scelta autonomista di andare verso Forza Italia in Regione – si è ritrovato in opposizione.

Interpellato, per il momento, Raimondo Donzel non commenta. Ci sarà tempo, probabilmente, alla fine della Fiera. Almeno per capire se Valle d’Aosta Aperta finirà definitivamente in archivio o se un nuovo progetto politico è all’orizzonte. E quale.

2 risposte

  1. Penso che chi ha votato per il progetto di VdA Aperta voleva che venisse portato avanti, con serietà, a prescindere dal superamento della soglia di sbarramento. L’ennesima delusione causata forse dalla bramosia di chi si è già proiettato nelle Politiche coltivando un progetto individuale.

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