Amici e nemici ci siamo, seduti sul divano assistiamo ad una fine che sembra non aver mai fine, rumorosa si dilata su un pianeta ormai rassegnato ad essere teatro anziché casa. Una fine che tutti vorremmo evitare ma che risulta inevitabile, tangibile, addirittura condivisa e giustificata. Una fine affine ai pochi attori protagonisti, maestri dell’arte democratica, presuntuosi garanti dell’ordine e splendidi scenografi di un’opera che ormai va in scena da troppi anni, retorici oratori che con la loro arroganza si fingono rappresentanti di una giustizia travestita da verità. Una fine programmata, senza lasciar spazio a ripensamento alcuno, solo un grande desiderio di supremazia che non permette a nessuno di ostacolarlo, e nemmeno alla storia di esserle consigliera.
E’ nella solitudine di ognuno di noi che si manifesta la fine, lo spazio la amplifica e il tempo la misura. La sua realizzazione è solo un discorso da bar, un brindisi a chi ci è arrivato prima di noi. Sono sempre stato consapevole della sua presenza ma ora che sono gli altri a mostrarmela così chiaramente mi girano i coglioni. Vedere persone che decidono delle vite degli altri mi fa incazzare, e mi rattrista. Vedere altre persone che decidono di non mettere fine a questa fine mi fa incazzare ancora di più.
Tutto questo vedere mi fa sentire ancora più solo, impotente e molto poco propenso al dialogo. La casa sta diventando il luogo dove stare, una culla che condivido col mio gatto Syd Barrett, un bar aperto a tutte le ore, una biblioteca senza scadenza, una nave in tempesta. Un divano sul quale assistere alla fine, degli altri.














2 risposte
Schiavone direbbe:” E sticazzi!”
Mi rassicura il fatto che lei sappia leggere.