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Il ministro Tajani a Courmayeur: “chiederemo ancora alla Francia il sì al raddoppio del traforo”

In Valle per i lavori del Comitato di cooperazione frontaliera Italia-Francia, il vicepremier e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha compiuto un sopralluogo sul piazzale italiano del traforo: “i trasporti questione fondamentale per la nostra economia”.
Politica

Una visita e un incontro con i giornalisti sul piazzale italiano del traforo del Monte Bianco, prima dei lavori, a Bard, del Comitato di cooperazione frontaliera Italia-Francia. La “due giorni” valdostana del vicepremier e ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, parte ai piedi di un imbronciato Monte Bianco, quando sono passate da poco le 12.30 di oggi, giovedì 4 giugno.

Mentre il traffico di auto e tir continua ad imboccare gli oltre undici chilometri del tunnel tra Valle d’Aosta e Alta Savoia, il ministro spiega di essere qui “per dare, ancora una volta, un segnale di grande attenzione al sistema del trasporto e del collegamento tra l’Italia e la Francia”. “La questione del tunnel – aggiunge Tajani – è fondamentale per lo sviluppo dell’economia non soltanto della Valle d’Aosta, ma anche del Piemonte e di tutto il nord-ovest”.

Parole che, pronunciate dinanzi ai presidenti di Regione Renzo Testolin e Alberto Cirio, vogliono anticipare come “anche oggi chiederemo alla Francia di scegliere la via della seconda canna, cioè di realizzare il raddoppio del tunnel, che significa non maggiore inquinamento, ma l’esatto contrario: ridurre l’inquinamento, perché ci saranno meno code da una parte e dall’altra”. Una posizione che, finora, oltralpe non ha trovato benevolenza.

Il Ministro, però, sceglie di guardare avanti. “Ci auguriamo – dice – che la Francia risponda positivamente, così come ha risposto la Svizzera positivamente alla nostra proposta. Continueremo a insistere, a lavorare perché è una scelta giusta e corretta, per favorire lo sviluppo economico, per favorire le esportazioni, per favorire il turismo e per ridurre l’inquinamento, sia lato italiano, sia lato francese”.

Riferendosi ai presidenti Testolin e Cirio, il Vicepremier ha poi sottolineato che loro “sanno quanti benefici potrebbe portare la seconda canna e quanti danni provoca la chiusura temporanea del tunnel quando ci sono da fare i lavori di ristrutturazione e risistemazione per garantire la sicurezza dei lavoratori”.

Un messaggio che il presidente Testolin accoglie come un “messaggio importantissimo da parte del ministro Tajani, e del governo italiano, rispetto a una necessità ormai improrogabile”. Riprendendo le parole del collega Cirio, soffermatosi sulla situazione del traforo stradale del col di Tenda, Testolin ha aggiunto che “i valichi e i trafori transazionali sono la permeabilità tra un Paese ed un altro e deve esserci una interscambiabilità”.

Il presidente valdostano ricorda come ciò sia successo “con la chiusura del Fréjus e il recupero in extremis del passaggio sotto il Monte Bianco” e “potrà succedere nuovamente, ci auguriamo per scelte strategiche e non per necessità dettate da altre situazioni”. Agli occhi del Presidente della Regione, “questa decisione sulla doppia canna penso che ormai sia improrogabile e il fatto che il ministro si spenda oggi in presenza a Courmayeur e, soprattutto, in un tavolo bilaterale con la Francia debba essere ulteriore stimolo anche a livello europeo, per consentire questo investimento come strategico e indispensabile”.

“Lo è per noi – continua Testolin – dal punto di vista turistico in primis, perché la chiusura di 15 settimane all’anno, per tanti anni, non sarebbe sopportabile da un sistema che vuole essere ricettivo dodici mesi all’anno”. Emily Rini, presidente della Sitmb, ha chiuso sottolineando che “la vicinanza (del Governo, ndr.) l’abbiamo sentita e percepita. In un momento così strategico, com’è stato detto, la sua presenza fisica anche qui al traforo, per noi assume un’importanza grandissima”.

Prima di ripartire, il Ministro ha incontrato le squadre antincendio, raggruppate sul piazzale con i loro mezzi, e si è soffermato, assieme all’ad di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana e al direttore del Geie-TMB Riccardo Rigacci, dinanzi al monumento alle vittime dei caduti nella realizzazione del traforo e nel rogo del 24 marzo 1999, spartiacque nella storia del tunnel. Oggi, al Forte di Bard, emergerà se i rappresentanti transalpini resteranno del loro parere storico (come in diversi scommettono), o se cambierà la loro posizione sul dossier del raddoppio. Perché, malgrado tutto, sulla “permeabilità” occorre essere d’accordo in due.

Una risposta

  1. …un secondo foro se lo potrebbe fare lui!
    Qui porterebbe solamente altro inquinamento a danno del turismo: chi transita non si ferma.

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