In questi ultimi anni, sta succedendo qualcosa nelle nostre montagne. Edifici semidiroccati, ormai talmente integrati nel paesaggio circostante da farci dimenticare della loro esistenza, stanno pian piano riprendendo vita, grazie a fondi, progetti e investimenti destinati alle aree interne.
È questo il caso della Casa delle vigne di Pallin, vicino all’Institut Agricole Régional. Anche denominata Padiglione Monseigneur Duc, grazie al progetto transfrontaliero RurAlps e a un contributo regionale sulla legge 20 del 2025 sarà oggetto di un restauro conservativo da quasi un milione di euro.

La struttura risale al 1786 e nel 1875 fu ceduta dal conte Christian Passerin d’Entrèves all’ospizio di Charité di Aosta per 26.000 lire. Dal 1996 passò alla Regione, fino a essere concessa allo Iar nel 2017.
“È un edificio che lascia una testimonianza importante della vita rurale e sociale valdostana”, racconta il presidente dello Iar Piero Prola. “In passato era sfruttato come luogo di svago e socialità per gli ospiti dell’ospizio, per gite, soggiorni estivi e degustazioni”.

Non solo importante testimonianza immateriale legata alla cultura rurale alpina, ma anche materiale, considerato il valore architettonico dell’edificio, la cui tipologia richiama i modelli franco-savoiardi del XVIII secolo. Una struttura su pianta ottagonale con due livelli fuori terra e una copertura di grande pregio, realizzata in tegole smaltate e invetriate, posate su un tavolato in legno. Ora queste tegole, confezionate un tempo a Castellamonte, saranno recuperate una per volta.
Quello sulle tegole sarà solo uno dei numerosi interventi che interesseranno la struttura, in un cantiere che si prospetta impegnare tutta l’estate e chiudere in autunno. Il suo stato di conservazione, infatti, è di notevole degrado, con infiltrazioni, crolli parziali del sottotetto e deterioramento delle parti decorative interne.

Il restauro complessivo, atteso da tempo dallo Iar, è stato reso possibile anzitutto grazie al programma Interreg Italia-Svizzera RurAlps, di cui la Casa delle vigne è uno dei tre casi pilota.
“Il progetto intende valorizzare il patrimonio culturale e architettonico rurale alpino, collegandolo alla sostenibilità ambientale, alla conservazione della biodiversità e alla promozione delle tecniche costruttive tradizionali basate su materiali locali”, spiega Prola. Tra i vari partner, accanto allo Iar si contano il Politecnico di Milano, il Gal della Valtellina e altri enti impegnati nello sviluppo delle aree interne.

Ai 450 mila euro di finanziamento ottenuti da RurAlps, la Regione ne ha aggiunti 300 mila attraverso la legge 20 del 2025, assicurando anche la consulenza della Sovrintendenza ai beni culturali per il restauro.
L’obiettivo, però, è quello di non realizzare una delle tante ‘cattedrali nel deserto’ che, una volta rimesse a nuovo, restano contenitori privi di un contenuto. Lo Iar punta, al contrario, a ‘riempire’ di persone, conoscenze e attività la Casa delle vigne.

“L’idea è di farne un polo di formazione e valorizzazione territoriale“, assicura Prola. “Ospiterà corsi per studenti dell’Istituto e giovani agricoltori, offrendo attività formative legate al paesaggio e all’agricoltura, ma anche seminari e workshop in collaborazione con la Sovrintendenza, destinati a tecnici, architetti e restauratori”.
